OLTREPÒ PAVESE – CODEVILLA – MOVIMENTO TURISMO DEL VINO «CERCARE DI NON SPARIRE E COLTIVARE I CONTATTI»

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Caterina Brazzola è la titolare, insieme alla sorella Giovanna, dell’azienda Montelio di Codevilla. Una cantina fra le più storiche dell’Oltrepò, che ha cercato nell’innovazione digitale la risposta alle sfide che questo momento di crisi comportano. Senza dimenticare, tuttavia, il rapporto diretto con i consumatori, soprattutto locali. Su questo aspetto la risposta dell’azienda si è concretizzata, per esempio, nella distribuzione gratuita di una bottiglia di spumante a tutti gli abitanti di Codevilla, in occasione delle festività pasquali. Un gesto che definiremmo di grande generosità, più che di marketing. E, difatti, apprezzatissimo da ogni parte, proprio perché sincero. Caterina Brazzola è anche presidente del Movimento Turismo del Vino della Lombardia.

Come si legge sul sito internet dell’associazione (fondata nel 1993), “il Movimento Turismo del Vino è un ente non profit e annovera circa 900 fra le più prestigiose cantine d’Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell’accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità.”.

Il Movimento si è reso particolarmente noto in questi anni per diverse iniziative che hanno riscosso successi non trascurabili. Due su tutti: “Cantine aperte” e “Calici di stelle”. Si tratta di eventi diffusi, ossia che si svolgono nelle varie cantine aderenti all’associazione. In Oltrepò Pavese sono parecchi gli aderenti; e molti dei nostri lettori avranno avuto modo di parteciparvi, sperimentando la formula che conduce a visitare la tenuta fin nel proprio intimo; e che coinvolge, spesso e con piacere, altri produttori di tipicità del territorio e non solo, che partecipano con i loro banchetti, ospiti nelle cantine, alle giornate di festa. Certo è che nel periodo venturo queste formule, così apprezzate dai visitatori, dovranno subire alcune modifiche, determinate dalla situazione contingente. Questo non significa che le cantine staranno a guardare: anzi.

Caterina, come ha reagito la vostra azienda a questa crisi? Fra le varie iniziative, so che vi siete organizzati per effettuare consegne a domicilio, con il vostro furgone.

«La consegna a domicilio è stata la cosa più immediata da fare, perché avevamo già una certa fetta di clientela privata. Ovviamente le consegne non le facciamo pagare, sarebbe assurdo in questo momento. Devo dire che questo servizio sta funzionando. Anche perché le persone mangiano a casa, quindi si sono mantenute le posizioni. Quello che attualmente manca è la parte di piccola e grande distribuzione, i bar, i ristoranti… bisognerà vedere quando e quanti riapriranno. Sicuramente la mancanza di tutta quella fascia si fa sentire. Poi ci siamo attrezzati con alcune piattaforme come Divinea per proporre piccole degustazioni in videoconferenza, abbiamo proposto sui social dei piccoli spot… anche quello non sembra ma aiuta, anche perché le persone, essendo a casa, hanno magari più possibilità per un’occhiata a quello che facciamo. Un modo per mantenere vivo l’interesse per il movimento. E siamo riusciti a spedire del vino anche in Giappone…»

Beh, un bel messaggio di speranza, in un momento certo non facile anche per chi esporta.

«Devo dire che è il carico è partito tranquillamente, ma ci sono grossi problemi per chi fa tanta esportazione, chi lavora soprattutto con Stati Uniti e Cina: come chiudono i ristoranti qui, chiudono anche lì. È stata ed è una situazione pesante. Ma la situazione è la stessa un po’ in tutto il mondo: quando si ripartirà, bisognerà farlo in maniera corale.»

Che si aspettano i produttori del suo comparto da parte degli organi di governo?

«Uno degli aspetti grossi su cui intervenire sarebbe la semplificazione: ci riempiono tutti giorni di decreti e decretini; non si riesce a capire cosa si può fare e cosa no. Anche gli interventi che stanno pubblicizzando: sicuramente dovrebbero essere rivisti in maniera diversa, molto più snella. In situazione del genere non adeguato complicare le cose.»

E dalla (si spera prossima) ripresa delle normali attività?

«Le aspettative sono legate alla speranza che si riesca a ragionevolmente capire come funziona questo virus e cosa si possa fare per limitarne la diffusione. Si stanno studiando diversi vaccini, ma finché non avremo qualcosa di concreto non credo si potrà tornare a quello che si faceva prima. Per il tipo di mercato che riguarda noi penso ci vorrà parecchio tempo perché si possa ripartire completamente. Noi lavoriamo tanto sul turismo, e temo che la situazione sarà difficile per molto tempo. Forse è anche giusto così. Non vuol dire essere tragici, voglio essere realistici.»

Lei è anche presidente del Movimento Turismo del Vino della Lombardia. Le chiedo: state già ipotizzando a come occorra ripensare l’offerta enoturistica per il post-lockdown?

«L’idea sarebbe quella, quando si sarà riaperto, di organizzare piccole visite guidate, per esempio gruppi di 10 persone ogni 2 ore, su prenotazione. Mantenendo quelle che sono le sicurezze e le distanze adeguate. Sicuramente con le visite in campagna possiamo essere abbastanza tranquilli, ma per sedersi in sala degustazione ci vuole un certo grado di sicurezza. Anche per quanto riguarda il Movimento, in questo momento, sono in molti a essersi organizzati, con dirette via social, con piccole trasmissioni. Sono strumenti utili per mantenere l’attenzione sul Movimento. Anche piccole degustazioni in rete: le stanno facendo un po’ tutti, e anche per le nostre cantine è importante tenere coinvolto il consumatore. Cercare di non sparire, coltivare i contatti. E adesso per lo meno siamo fortunati, perché i mezzi per comunicare ci sono: un tempo sarebbe stato ancora più difficile.»

di Pier Luigi Feltri