OLTREPÒ PAVESE – COMMERCIANTI, BOTTEGAI, RISTORATORI E BARISTI: C’È UN OLTREPÒ CHE NON SI ARRENDE

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Non so se utilizzare il francesismo “quest’anno è stato un anno di merda” sia troppo volgare, sgarbato o politicamente scorretto, ma certamente descrive alla perfezione questo 2020 per quanto ha subito dal punto di vista sociale ed economico l’Oltrepò Pavese. In tutto l’Oltrepò, salvo alcune attività legate alla pubblica amministrazione o alla pandemia in atto, l’economia è stata duramente colpita in modo trasversale. Tra i più colpiti, purtroppo, ci sono i locali pubblici: bar, ristoranti e negozi di vario genere, che però tra “cervellotiche” e contrastanti misure governative tra il “Aprite”, il “Non aprite”, il “Aprite ma..”, hanno comunque disperatamente cercato di resistere. Questo nella stragrande maggioranza dei casi: piccoli imprenditori, bottegai, ristoratori, baristi… si sono reinventati, dimostrando che c’è un Oltrepò che comunque resiste.Questa categoria non ha, a parte qualche rara eccezione, grandi conoscenze a livello di marketing, ma ha dimostrato con perseverante testardaggine, buon senso e spirito di iniziativa di saper fare qualcosa per salvaguardare la propria attività e quella dei loro colleghi. La cosa che più mi ha colpito in positivo sono le varie iniziative messe in campo in questo mese, piccole o grandi esse siano, sia a livello di associazione di categoria che a livello individuale per lanciare un messaggio semplice ma di forte impatto: “Noi ci siamo, venite da noi a comperare”.

Ho visto video ed interviste a questi commercianti e nella maggior parte dei casi è emerso questo messaggio di speranza, anche se non mi è sfuggito nella loro mimica facciale e nei loro occhi una forte preoccupazione ed un velo di tristezza, ma nonostante questo, pressochè tutti, hanno proferito parole di speranza, di incoraggiamento e di forzato – visto il momento – ottimismo. Sono stati realizzati video promozionali, sono state portate avanti iniziative commerciali tutte effettuate con l’unico scopo di dire: “Noi ci siamo e non molliamo”. A loro il mio plauso e l’augurio di un grande successo. L’aspetto negativo che invece non è tardato ad arrivare, sono state le critiche – poche per fortuna – dei 4 soliti noti che invece di elogiare lo sforzo di questi uomini e donne hanno espresso perplessità sul perché, il per come ed il modo con cui sono state fatte le varie iniziative commerciali. Questi fenomeni dello pseudo marketing locale con in tasca una soluzione per tutto, hanno detto la loro sulle grafiche, sui loghi, sulle musiche, etc. etc. etc.

Sono veramente allibito che nonostante il grave periodo di difficoltà c’è sempre il saputello di turno, il più delle volte un teorico saputello, che critica un lavoro fatto con grandi sforzi da altri ben consapevoli che il lavoro che stavano facendo non era né nelle loro competenze né nelle loro corde. Nessuno si è presentato come il Federico Fellini della situazione, nessuno si è paragonato ad un Armando Testa, tanto per citare qualche nome illustre del settore, anzi, tutti consapevoli e anche con un po’ di ironia, senza che i saputelli locali lo facessero notare, di non essere del mestiere. Pprobabilmente già sapevano che i soliti saputelli locali li avrebbero criticati, ma nonostante questo si sono “buttati” incuranti delle critiche e hanno fatto quello che a mio giudizio dovevano fare: tentare il tutto per salvare la loro attività. Vanno elogiati anche quei Comuni – molti nonostante i budget ristretti – che hanno voluto accendere le luminarie nei loro paesi e sono davvero pochi per fortuna in Oltrepò quei sindaci che hanno preso una decisione diversa, quella di tenere al buio e non solo letteralmente parlando, i loro Comuni ed i loro concittadini. Certo le luminarie potrebbero essere considerate una spesa superflua, in realtà non lo sono perché non so esattamente in che percentuale ma le luci che addobbano un paese, almeno per un attimo allietano o perlomeno sollevano il morale della gente che ci abita o di chi passa per quel paese, diverso è se non ci passa nessuno ma questa è un’altra storia, o forse è la dimostrazione che: no luci, no gente in giro, per sintetizzare. Certo che con fredda razionalità si potrebbe dire che quei pochi soldi spesi per le             luminarie potevano essere destinati a cose più importanti… già la fredda razionalità… La realtà è che per andare avanti serve sia la fredda razionalità ma anche l’audacia di dare piccoli segnali alle persone, far capire che nonostante l’anno di merda che ha colpito l’Oltrepò, è comunque Natale, e addobbare il proprio paese, bene, male poco o tanto, è un atto che andava fatto, un atto di coraggio per dire che quel paese non è morto, ha resistito alla pandemia sanitaria, sociale ed economica ed è un paese che non si è arreso e che guarda al 2021 sperandolo migliore.

Altro aspetto che stona in questo “eroismo” fatto da singoli, riguarda le varie Associazioni di Promozione dei prodotti tipici o pseudo tipici dell’Oltrepò che praticamente e concretamente non hanno fatto nulla per aiutare i loro primi clienti: i commercianti. Mi aspettavo da parte di queste Associazioni un segnale, mi aspettavo che realizzassero campagne promozionali in Oltrepò per far acquistare prodotti dell’Oltrepò in Oltrepò. Invece il nulla. Questo dovrebbe far riflettere sulla capacità commerciali e promozionali di queste Associazioni che forse sono solamente capaci di stampare qualche volantino più o meno ben fatto con soldi pubblici regionali, nazionali o europei, o di “inventarsi” eventi o fiere in luoghi spesso fantasiosi e mprobabili tanto per fare una gita fuori porta e a spese dell’Associazione. Veramente disdicevole! Ma torniamo ai “buoni”, un grande plauso ed un bravo a tutti quei baristi, ristoratori, bottegai e commercianti che nonostante le critiche, le difficoltà ed il momento di merda hanno fatto qualcosa in Oltrepò per loro e per l’Oltrepò stesso. Altro plauso a quei sindaci ed assessori oltrepadani che in un modo o nell’altro hanno acceso le luminarie del loro paese o hanno realizzato o aiutato a realizzare iniziative volte alla promozione delle attività presenti nel loro paesi. Finalmente un Oltrepò che non cede! A chi si è chiesto se tutte queste iniziative sono state fatte bene o male, io dico che non è una domanda da porsi, la vera domanda è: Era il momento di farle? La mia risposta è assolutamente sì, è il momento di farle per dimostrare che si è ancora vivi, per dimostrare coraggio ed audacia ma soprattutto per dire che c’è un Oltrepò che non molla, fatto da persone comuni, dal nostro vicino di casa che tutte le mattine pur in difficoltà economica si alza e tira su la saracinesca…..I saputelli diranno: “Sì ma… Sì però…” Patetici tuttologi e molto spesso solo leoni da tastiera. 

di Antonio La Trippa