OLTREPÒ PAVESE – CORANA – PARTE DEI PROVENTI DI UN VIDEO GIOCO AIUTA IL PROGETTO “ADOTTA UN’ARNIA”

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Le api sono in difficoltà: minacciate dai cambiamenti climatici e dall’utilizzo indiscriminato di pesticidi, sono ogni anno di meno, e combattono una lotta impari per continuare a sopravvivere. La loro salvezza è nelle mani degli apicoltori, che ne difendono le delicate esistenze scegliendo per loro i luoghi adatti all’impollinazione, e monitorando costantemente lo stato di salute delle industriose comunità. Dell’importante ruolo rivestito da questa categoria di lavoratori nei confronti dell’ambiente se n’è accorta l’azienda Big Ben Interactive, che con l’acquisto del suo “Bee Simulator” (un videogioco ispirato al funzionamento degli alveari) ha stanziato una percentuale a sostegno proprio di un apicoltore. Ma non di uno qualunque, del pavese Alberto Reale, titolare di una piccola azienda agricola di Corana, scelto per il suo impeccabile metodo di lavoro e per la sua grande passione nei confronti di questi piccoli e preziosi animali.

Un gioco che diventa realtà, e consente alle api finte di aiutare quelle vere.

«Questo è proprio il senso della campagna di marketing utilizzata dalla Big Ben Interactive, che è arrivata a me attraverso la “3bee”, azienda internazionale specializzata nella produzione di macchinari per apicultura che nel nostro paese rifornisce circa duemila apicoltori. Mi servo dei loro strumenti da quando ho cominciato e insieme collaboriamo da anni: ci conosciamo bene, ed è proprio in virtù della stima che nutrono nei miei confronti che hanno proposto il mio nome».

Ma come ha funzionato esattamente?

«In pratica, quando è stato introdotto sul mercato il “Bee Simulator”, l’azienda produttrice ha fatto in modo che per ogni copia acquistata, una piccola percentuale fosse destinata alla tutela delle api, che sono di fatto le protagoniste del gioco. Hanno raccolto la cifra in un salvadanaio e hanno donato il ricavato al progetto “Adotta un’arnia” di 3bee: si tratta di un’iniziativa a cui possono partecipare anche i singoli, e a cui hanno aderito diversi apicoltori italiani. Chi adotta un’arnia aiuta una famiglia di api sostenendo i costi delle attrezzature necessarie a monitorare i parametri che regolano la loro vita, e che ci servono per capire se tutto all’interno dell’alveare sta andando per il verso giusto. Ecco, potendo scegliere tra i diversi partner che fanno parte del progetto, 3bee ha fatto il mio nome, ed è così che le donazioni degli utenti del videogame sono arrivate direttamente a Corana, dove per un anno sosterranno una delle mie arnie»

Lo ha provato il videogioco?

«Sì sì, me lo hanno fatto testare in anteprima! Molto divertente e accurato, l’ho trovato assolutamente piacevole. Ovvio, quella della donazione era un’operazione pensata per il lancio e dunque non vale più, ma in ogni caso resta un prodotto molto istruttivo, ideale per i bambini che vogliono approfondire le tematiche legate al mondo naturale. La società delle api è complessa e interessante, e il videogioco ne spiega molto bene le dinamiche»

Tornando alla possibilità di adottare un’arnia: quante gliene hanno adottate attraverso questo sistema?

«Questa non è la prima arnia che le persone mi adottano attraverso 3bee: ho aderito da qualche mese al progetto “Adotta un alveare” e ora sono cinque le famiglie di api che vengono sostenute dall’esterno grazie a coloro che hanno deciso di prendersene cura. Su centosessanta non sono molte, ma è comunque uno splendido segnale che arriva da parte delle persone. Ci sono diversi tipi di abbonamento, ovviamente, ma tutti prevedono che chi adotta possa avere notizie costanti sul proprio alveare. Ma non solo, differenti piani prevedono anche una fornitura più o meno grande di miele. Si tratta di un progetto valido anche e soprattutto dal punto di vista ambientale: Einsten disse che il giorno in cui scompariranno le api agli uomini rimarranno solo quattro anni di vita, e questo perché le api sono insetti fondamentali per il mantenimento della biodiversità, e perché grazie al loro lavoro si produce circa il 50% del cibo che troviamo sulle nostre tavole. Hanno una vitale importanza per la preservazione dell’ambiente, della produzione alimentare e della vita stessa dell’uomo, ma purtroppo oggigiorno sono sempre più rare, minacciate soprattutto dalle nostre attività. Per questo motivo invito chi fosse interessato ad adottare (non per forza da me, ma anche dagli altri apicoltori che fanno parte del progetto) a farsi un’idea più precisa di come funziona il programma “Adotta un alveare” visitando il sito dedicato».

Tra le motivazioni indicate da “3bee” c’è il grande entusiasmo con cui lavora, ma anche la passione e l’etica con cui si dedica alle sue arnie. Erano sicuri, insomma, che con lei le api sarebbero state in buone mani. Com’è nata questa avventura?

«Nella mia vita ho fatto tanti lavori, e dopo trentanove anni mi sembrava il momento di realizzare finalmente ciò che ho sempre voluto fare: realizzare qualcosa di mio. Era una vita, in particolare, che volevo avere a casa le api e a un certo punto, sei anni fa, ho messo insieme i pensieri, i desideri, un po’ di conti e ho deciso di farlo. Ne ho parlato con la mia famiglia e gli ho detto “sentite, voglio fare questa cosa”: non “ci provo”, ma “voglio farla”, e loro mi hanno appoggiato subito. Si erano accorti del fatto che non riuscivo più ad andare avanti facendo un lavoro che non mi piaceva, e mi hanno immediatamente dimostrato il loro supporto. è anche per merito loro che sono riuscito a mettere in piedi questa nuova attività»

Dev’essere stato bel salto nel vuoto.

«Sono stato fortunato, devo ammetterlo, perchè ho trovato sempre persone che hanno creduto in me, e che soprattutto hanno compreso la profondità e la natura del mio desiderio di cambiamento. Quando un’azienda parte gli investimenti sono sempre più dei guadagni, e ovviamente ciò sta succedendo anche a me: bisognerà aspettare ancora per poter dire che sto guadagnando qualcosina, ma al momento anche la prospettiva di quel qualcosina mi basta per stare bene. D’altronde ho scelto questo lavoro anche per avere più tempo da passare con i miei figli, e le ore che trascorro con loro valgono senz’altro di più di tutti i soldi del mondo».

Un cambiamento di vita, oltre che di lavoro. Si sente meglio adesso?

«Assolutamente sì, e per tanti motivi diversi. Pensare di fare un mestiere che ti piace e che oltretutto fa bene all’ambiente ti fa rendere il doppio, non ti fa sentire la fatica, e spesso ti aiuta a mandare giù tante cose che normalmente non digeriresti. Certo non è sempre tutto rose e fiori, ci sono anche i momenti brutti, però sono molti meno rispetto a quelli belli. Guardando le cose nell’insieme non solo non mi pento della scelta che ho fatto, ma assolutamente non tornerei mai indietro».

                                      di Serena Simula