OLTREPÒ PAVESE – COVID E LIMITAZIONI ZONA ROSSA: RISCHIA IL PENALE CHI POSTA FOTO DEI TRASGRESSORI

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Tempi duri per i manganellatori social seriali: segnalare chi esce di casa specie se con targhe di veicoli e numeri civici visibili, significa violare la legge. Da accusatori ad accusati. E’ così che rischiano di finire tutti quei chiassosi ed in verità anche un po’ stucchevoli, delatori seriali che si ergono a giudici e giustizieri, fotografando e additando le persone su Facebook o altri social, perché a detta loro sono fuori di casa durante l’emergenza coronavirus. Quindi in tempo di zona rossa per contrasto alla diffusione del Covid, attenzione alla giustizia fai da te. Segnalare chi esce di casa sui social network, violando le misure restrittive imposte dal Governo, potrebbe rivelarsi pericoloso. Dall’inizio dell’emergenza coronavirus a oggi si moltiplicano i gruppi pubblici, privati, ma anche i singoli profili social che condividono fotografie di chi fa jogging o di chi uscirebbe di casa violando le regole. Una mole enorme di fotografie in chiaro, targhe di veicoli e numeri civici di abitazioni private resa pubblica nel web. Tutti dati personali che per la nostra legge non possono essere diffusi da privati, neppure per denunciare presunti illeciti. Cosa rischiano i delatori? Oltre a un eventuale risarcimento in sede civile, si rischia di dover rispondere del reato di diffamazione aggravata se la fotografia viene accompagnata da post che etichettano come trasgressori o peggio ancora chi avrebbe violato le disposizioni anti contagio coronavirus. La regola è semplice: non sappiamo perché quella persona sta uscendo di casa e, in ogni caso, eventuali condotte illecite devono essere segnalate alle autorità competenti, polizia o carabinieri, come precisa la legge oggi in vigore. Saranno infatti le autorità competenti a doversi fare carico di dare esecuzione alle misure prescritte. L’emergenza sanitaria non sospende le norme che disciplinano il rispetto dell’altrui riservatezza e reputazione. Dal punto di vista tecnico tutto ciò che identifica una persona fisica è un dato personale che, salvo eccezioni, non può essere divulgato senza il consenso dell’interessato. Il mezzo non conta, il reato di diffamazione si può configurare anche se si condividono i contenuti su gruppi WhatsApp o via mail comunicando con più persone.

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