Oltrepò Pavese – È estenuante avere a che fare con l’Oltrepò: quello del vino sa di tappo, l’altro di vecchio

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In Oltrepò Pavese, scandali del vino a parte e promesse di cambiamento che si squagliano come neve al sole da parte dei soliti noti con benedizione – assoluzione regionale, qualcosa sta cambiando. Sono però pochi a partecipare, capire, condividere e guardare avanti con slancio e passione. Il problema è che il settore del vino nel suo insieme proprio non riesce a beneficiare del buono che si fa, eccezion fatta per quelle pochissime imprese (gli altri sono produttori di vino e basta ma non chiamateli imprenditori agricoli) che scelgono di costruire attorno a ciò che accade sul territorio. Pensate all’arrivo del Giro D’Italia a Stradella, per esempio. A parte il triste stand disordinato (da sagra di paese) del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, con tante referenze in degustazione tanto per non fissare nell’immaginario poche tipologie identitarie scelte con strategia di marketing, solo l’azienda Giorgi di Canneto Pavese ha saputo fare quello che si doveva: dedicare un’etichetta alla tappa. Una. Poteva essere una scelta nelle corde di un consorzio o magari di una grande cantina cooperativa territoriale, invece ci è arrivato solo Fabiano Giorgi, un po’ per il suo legame forte con Stradella e un po’ per il suo intuito imprenditoriale. Giorgi, se ne dica ciò che si vuole, è un brillante promoter che in carriera ha raggiunto risultati che sono lì da vedere. Tutto il resto del territorio, dalla ristorazione alle cantine, è rimasto quasi tutto alla finestra, nonostante l’assessore Andrea Frustagli del Comune di Stradella abbia fatto di tutto per far sentire la corsa rosa di tutto l’Oltrepò. Che bello sarebbe stato vedere un menù Giro D’Italia in tutti i ristoranti dell’Oltrepò Pavese? Che emozione avrebbe suscitato veder servire nei wine bar di tutto il territorio, nelle settimane a cavallo dell’evento sportivo, un aperitivo con un’etichetta personalizzata per l’occasione? Il problema vero è che in Oltrepò molti si ostinano a considerare e pesare tutto sulla base di chi organizza, di chi è il protagonista o il maggior azionista e non in senso oggettivo. Il problema è che c’è pochissimo spirito d’impresa, bassa propensione a chiedere aiuto o consiglio. Il problema è che si tratta di un territorio di vecchi governato con vecchi metodi. Chi fa eccezione fa quasi uno sgarro agli altri, mentre invece ci sarebbe da dire che spalanca una porta. Ora sarà bello vedere come la Sei Giorni Internazionale di Enduro, evento federale di altissimo livello, sarà accolta in Oltrepò Pavese. Prima sono partiti gli ambientalisti, poi i paladini del nulla che vogliono difendere un calendario d’iniziative che non ha la forza di raggiungere la città di Pavia, adesso arriveranno quelli che vorrebbero solo le farfalle sedute ai tavoli di bar, ristoranti e agriturismi. Ci sono poi quelli che portano sui social il loro dispiacere per il mancato coinvolgimento dell’intero territorio sulle partite più importanti che riguardano la promozione locale. Sapete come li chiamano? Pazzi. Poveretti. Odiatori. Certo, magari perché tagliandoli fuori diventa più facile far abbeverare alle diverse fonti solo gli amici e, magari, gli amici degli amici. Non è questione di soldi ma di modelli, di mentalità e di spirito. è veramente estenuante avere a che fare con l’Oltrepò: quello del vino sa di tappo, l’altro di vecchio.

di Cyrano de Bergerac

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