OLTREPÒ PAVESE – ESISTE UN ELEMENTO NELLE NOSTRE VITE CHE NON INVECCHIA, LA PASSIONE.

292

“La divisione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente”. Lo diceva quel genio di Albert Einstein e a pensarci bene, al di là di qualunque assurda convinzione paranormale o teoria filosofica, esiste un elemento nelle nostre vite che tende a non invecchiare mai. Si chiama passione. La passione che ha per i rally Mario Perduca. Classe 1951, oltrepadano doc, di Sant’Albano per ramo materno e per l’altra metà di Torrazza Coste dove oggi risiede, ci racconta da spettatore prima e da protagonista poi, il “bel mondo” dei rally

Perduca come si è avvicinato al mondo dei rally? «In modo del tutto casuale. Mio padre era solito portare la sua auto in caso di necessità presso l’Officina “Garage Moderno” di Voghera, dei fratelli Mietta, la stessa officina dove Alberto Alberti aveva il suo “quartier generale”, lì preparava le sua macchina sia per la pista che per la salita e per i rally. Erano gli anni ‘70 ed i rally allora così come i piloti locali, forti e vincenti, avevano un grande appeal su noi ragazzotti dell’epoca».

Come si è approcciato a questo sport dopo aver capito che le piaceva? «Ho iniziato prima come spettatore seguendo qualche prova. Ricordo ancora il primo rally a cui ho assistito e da cui partì tutto. Era il 1972, era un mondiale, il Rally Sanremo che aveva una prova speciale qui in Oltrepò, tra Rocca Susella e Nazzano. Erano le 3 di notte di un sabato e dopo una serata al Club House, l’allora gestore, Lucio Lodigiani, chiuso il locale, mi accompagnò. Fu un gran bello spettacolo e vedere tanti piloti forti e tante vetture performanti fece scattare in me la scintilla. Da lì ho iniziato ad avvicinarmi a quel mondo, a frequentarlo ed ad appassionarmi».

Il primo rally invece da protagonista? «Premetto che, ad onor di cronaca, la mia prima gara è durata davvero molto poco, qualche kilometro, causa “disguido” con una pianta di pero… Era il 1977, Rally del Canavese, con il mio 112 che usavo abitualmente, io pilota navigato dall’amico Merli. Lì ho immediatamente capito che il mio posto era sul sedile di destra e non su quello di sinistra. Pilota per un giorno navigatore per sempre».

L’ultima gara disputata? «Nel 2012 al Rally della Val Tidone. Un rally ronde – vale a dire una stessa prova da ripetere 3 volte – con una Punto Super 2000 del Team Bernini, pilota Massimo Brega. Siamo arrivati secondi.»

Nostalgia per le corse? «Ogni tanto sì, e anche se oggi rifarei un rally, lo spirito non sarebbe più quello che mi ha accompagnato negli anni d’oro. Lo farei per puro divertimento e goliardia ma senza la “cattiveria” della competizione».

Il suo più grande successo sportivo? «è arrivato nel 1991, quando insieme al pilota e amico Giorgio Buscone ci siamo aggiudicati il trofeo italiano Rally Terra. Avevamo una macchina eccezionale, una Delta del Gruppo A e anche se Giorgio era la prima volta che la guidava, abbiamo subito capito che ce l’avremmo potuta fare, inoltre Giorgio si sa… sulla terra è davvero un fenomeno, in più il nostro diretto avversario – Del Zoppo – alla prova di San Marino, avendo avuto un grosso disguido ad una ruota, si ritirò ».

Crede nella sfortuna nei rally? «Sì ci credo, credo che esista così come esiste l’imprevisto e la velocità in cui si deve decidere e reagire in determinate situazioni può farti dire di essere stato fortunato o sfortunato. Non credo però alla sfortuna ripetuta, quella continua, no, non è credibile».

Con Giorgio Buscone lei ha raggiunto l’apice del suo successo sportivo. Com’è stato essere navigatore di Giorgio? «Per me Giorgio è un grande talento con un valore aggiunto: la sicurezza. Ho sempre ammirato questo lato di lui, quella sicurezza che è sempre riuscito a trasmettermi, con lui al volante io avevo la certezza che ce la saremmo cavata, non ho mai avuto un attimo di apprensione con lui, tant’è che per i lunghi 12 anni in cui abbiamo corso fianco a fianco, non abbiamo mai speso una lira di carrozzeria».

Buscone di lei dice: “Ci guardavamo in faccia e ci capivamo”. Condivide questo pensiero? «Assolutamente sì, un feeling indispensabile tra pilota e navigatore. Se non c’è intesa – visti anche i tempi stretti in cui è necessario prendere decisioni – non può funzionare. Le faccio un esempio: alla prova di San Marino – corsa decisiva per il trofeo Terra – abbiamo avuto un grosso problema al paracoppa per cui Giorgio aveva difficoltà a curvare. La prima cosa da fare era scendere e vedere il problema. Lui come un gatto è sceso ma prima di scendere mi ha guardato e lì ho capito che io dovevo stare al mio posto per non perdere tempo nella risalita. Non ci sono volute parole per dire cosa fare o cosa non fare, ci siamo capiti e ci siamo trovati in accordo sulla decisione immediata da prendere. Un altro elemento che non può mancare in un rapporto così stretto dove la vita di uno è nelle mani dell’altro e viceversa, è la fiducia, se non ti fidi del tuo pilota stai in apprensione e se il pilota non si fida del navigatore guida male e lento. Le cito un altro esempio: sempre a San Marino nella prova successiva a quella in cui abbiamo avuti problemi con il paracoppa, ci dovevamo giocare il tutto per tutto per recuperare i quasi due minuti persi. Era una prova con curva sinistra preceduta da un rettilineo lungo 200 metri, io leggo la nota – era una curva da fare in terza – se non che avevo girato due pagine del quaderno note e non appena ci siamo trovati “dentro” la curva abbiamo capito che non era una sinistra 3 ma una sinistra 2 meno e Giorgio con l’aplomb che tutti conoscono, semplicemente mi disse “ma smia no.”. (non mi sembra..). Punto, nient’altro, nessuna discussione o accusa».

Con quali altri piloti ha corso oltre a Buscone? «Gianpiero Torlaschi, una gara sola con il mitico Giovanni Alberti, Lele Bagnoli poi Massimo Brega, due corse con Ghezzi e due con Canobbio e tante ovviamente con Giorgio Buscone».

Se dovesse ripetere con il senno del poi una gara, quale rifarebbe? «Certamente una gara di casa, un rally dell’Oltrepò e precisamente rifarei quello corso nel 1995. Pilota Giorgio Buscone, macchina una Delta. è stata una gara che definirei “strana”, erano 3 anni che non correvamo ed in più con una macchina che non avevamo mai prima d’ora visto. Siamo partiti alla grande con un vantaggio 15 secondi sulla prima prova. Poi Giorgio ha accusato i suoi usuali problemi di cervicale, in più la nebbia e andavamo sempre più piano, così altri pilota ci hanno sopravanzato in classifica. Giorgio voleva ritirarsi per non fare brutta figura. Io l’ho spronato proponendogli che avrei guidato io al suo posto. Sua risposta laconica: “at sarà mia semo” (non sarai mica scemo…). Ripartiamo, guida lui e recuperiamo tutti i secondi persi e siamo primi di qualche secondo. Poi all’ultima prova quella della Scaparina, abbiamo mantenuto le gomme slick, sbagliando la scelta, infatti c’erano tratti veloci con la presenza di numerose  pozzanghere ed abbiamo pagato la scelta errata, fatta di comune accordo, sulle gomme da usare. Siamo arrivati secondi».

Lei ha anche vinto un rally Oltrepò «Sì era il 2006 con una macchina meravigliosa – una 206 Wrc del Team Grifone – e con Massimo Brega come pilota. Scaramanzia a parte e quindi ben lungi dal dirlo, ma in cuor nostro sapevamo già da subito che avremmo vinto. C’erano tutti i presupposti: la macchina performante, le gomme della Pirelli e in più in quell’occasione Brega era particolarmente ispirato».

Qual è la differenza a livello personale e a livello sportivo nel vincere un Trofeo nazionale come il “Terra” e vincere la gara principe di casa? «Sono due soddisfazioni diverse: vincere un trofeo è molto più impegnativo e difficile a livello mentale. Bisogna andare forte per stare davanti agli altri concorrenti e nello stesso tempo non bisogna uscire di strada per non perdere i punti accumulati. I professionisti sono abituati a queste dinamiche ma per me che era la prima volta è stato molto difficile “amministrare” queste due esigenze. Nelle gara unica di casa invece basta andare forte e spingere, o la va o la spacca».

Rally moderni e rally storici: c’è stato un grande ritorno degli storici, tanti rimpiangono quei tempi. Qual è la sua opinione in merito? «Per quanto riguarda i rally storici disputati oggi devo dire che mi mettono un po’ di tristezza. Vedere macchine che una volta dominavano “sacrificate” a pura attrazione e vedere piloti con 30 anni di più addosso, non è un bello spettacolo. Per quanto riguarda i rally moderni apprezzo le vetture per l’alta tecnologia – anche se la considero anche eccessiva. Senza fare quello che dice “una volta era meglio”, dico solo che i rally disputati oggi non sono rally, sono delle prove di velocità ripetute nel corso di una gara, intervallate da troppi frequenti parchi assistenza. I rally sono un’altra cosa che non lasciava spazio a momenti di riposo. Mi piace sempre vedere le prove speciali, ma non mi piace il contesto e l’esasperazione dei mezzi attuali così come l’esasperazione del professionismo».

Lei ha conosciuto tutti i piloti e i navigatori oltrepadani. Episodi su di loro ne potrebbe raccontare a bizzeffe. Lei sa che i piloti e i navigatori sono irascibili quando si parla di loro. Lei lo è? «In attività lo ero, adesso oramai no, ripensando agli errori, probabilmente una volta non li avrei ammessi, oggi li vedo come parte del gioco».

Anche a lei hanno cantato la canzone, che spesso circola nei rally, “Dammi solo un minuto…”? «No, questo no. Non ho commesso nella mia carriera errori così, che ricordo ho avuto solo un guaio a Corleone in Sicilia dove a mio giudizio, durante un controllo orario, si voleva favorire un pilota locale,  tal Stagno e allora ne ho parlato con il direttore di gara e gli ho fatto capire che nel favorire i locali non si faceva bella figura».

In Oltrepò ci sono stati episodi simili con piloti locali favoriti in qualche modo? «Un episodio lo conosco….».

Interessante… Uno spunto. Al navigatore Mario Perduca di anni 69 che ne ha viste di “cotte e di crude” chiediamo di farci una promessa. Ha voglia, a partire dal prossimo mese di raccontare su queste pagine dedicate al mondo dei motori oltrepadani episodi curiosi di piloti, navigatori, addetti ai lavori e appassionati dell’Oltrepò? «Certamente sì, con immenso piacere».

Ci diamo appuntamento – a partire dal prossimo mese – con Mario Perduca, curiosi di sapere da chi e da dove partirà nei suoi racconti.

                                   di Silvia Colombini

Articolo precedenteBRONI – FRANA DI RECOARO: DALLA REGIONE 350MILA EURO
Articolo successivoOLTREPÒ PAVESE – UN CONTRIBUTO DI 81 MILA EURO A 44 COMUNI