Oltrepò Pavese – Giampiero Torlaschi, pilota e gentiluomo. Di Mario Perduca

352

Dopo aver raccontato fatti e misfatti dell’ultimo pilota con cui ho corso, oggi faccio un balzo a ritroso nel tempo di circa trentacinque anni per parlare di colui che ha avuto il coraggio e l’imprudenza di far sedere  alla sua destra un esordiente senza arte né parte. Questo temerario di nome fa Giampiero Torlaschi, classe 1941, per gli amici semplicemente Piero, ma molti lo conoscono come Barilla in quanto dapprima agente di commercio e poi capoarea dell’omonima ditta. Oggi, e solo oggi, mi vedo costretto a una inevitabile e doverosa retromarcia su quanto ho finora sostenuto sulla psiche contorta del pilota, rimangiandomi ogni  commento ironico e denigratorio. Niente di più lontano dalla personalità di Piero che ha avuto, tra gli altri meriti, anche quello di restare sempre se stesso nella vita di tutti i giorni come sui campi di gara. Un vero gentiluomo dai modi di fare e di esprimersi sempre garbati, mai una parola di troppo o fuori posto, in breve  un vero signore. In luogo della tipica saccenza del pilota una costante disponibilità ad ascoltare, al posto della facile critica la propensione a capire e giustificare. In seguito fino ai giorni nostri ho conosciuto tanti personaggi, ma uno solo me lo ha ricordato per la modestia e la pacatezza dei toni, Guglielmo Nicelli, il “Nic”. Vado fuori tema per poche righe, ma vale la pena ricordare due episodi che fotografano la sua sottile ma acuta ironia. Parlando di un pilota che gli risultava discretamente antipatico per arroganza e presunzione,  quando questi ebbe un contatto ravvicinato con un albero “Nic” commentò: «Ma il professore che tutto sa non sapeva che lì c’era una pianta?». Quando invece portò in gara la Peugeot 206 WRC, a chi gli chiedeva di descrivere le caratteristiche di quel mostro, invece di avventurarsi in improbabili dissertazioni tecniche, il “Nic” si limitò a rispondere: «Basta che sfiori l’acceleratore che – (cito testualmente) – la sa scarventa tùta».

Ma torniamo a Torlaschi. Da sempre appassionato di automobilismo vive l’epoca pionieristica del Giro delle Province, poi le prime edizioni del 4 Regioni sempre a bordo strada a tifare e scattare foto, ma intanto cova  la voglia di diventare lui stesso protagonista, pur senza nutrire troppe illusioni. Poi tre incontri cambiano  radicalmente la situazione. Il primo a fine 1974 quando all’interno del corpo volontari della CRI di Voghera fa la conoscenza di un giovane studente di medicina, Renzo Merli a sua volta aspirante navigatore.  Inevitabile che i due diventino una coppia di fatto (sportiva), i loro incontri carbonari hanno un unico scopo: trovare il modo di disputare un rally. In ossequio al motto “piuttosto che niente è meglio piuttosto” a bordo di una 128 partecipano ad Arenzano a una gara di regolarità aperta agli operatori del soccorso e si piazzano brillantemente quarti. Questo risultato viene festeggiato anche nell’altro luogo dove i due si ritrovano la sera, il bar Lerici i cui avventori danno vita a una fauna eterogenea di ameni personaggi di ogni fascia d’età.  Qui gli interessi e i conseguenti discorsi fino a questo momento sono stati esclusivamente tre: il gioco della scopa che causa accese e interminabili discussioni, sua maestà il calcio che naturalmente divide e una passione trasversale che accomuna tutti indistintamente. Da questo momento si inserisce il nuovo che avanza, il rally. Ed ecco il secondo determinante incontro, entra in scena un facoltoso personaggio, il signor Otello, appassionato di motori, il quale colpito dalla genuina e coinvolgente passione di Torlaschi, pensa bene di dargli una mano e con l’aiuto di un gruppo di volenterosi amici fonda una scuderia, la Voghera Corse col dichiarato intento di permettergli l’esordio. Il colpo gobbo è l’acquisto di un vero e proprio bolide, il Ford Mexico, berlina non particolarmente potente ma in compenso molto pesante. Ad aggravare la già scarsa competitività del mezzo c’è il fatto che il motore ha una cilindrata di 1601 cc, il che lo colloca nella classe 5 da 1600 a 2000 cc, classe di per sé molto affollata e sulla quale sta per abbattersi il ciclone Opel Kadett GTE che per anni ne sarà l’incontrastato dominatore. Però resta il fatto che si corre ed è qualcosa di insperato.

I fratelli Mietta che per tanti anni hanno lavorato sulle vetture di Giovanni Alberti provvedono ad installare i necessari equipaggiamenti di sicurezza (ulteriore peso) e finalmente il sogno diventa realtà. A fine 1975 i nostri eroi partecipano al rally di Torriglia carichi di genuino entusiasmo ma senza aver letto una delle opere fondamentali dello scibile umano “La legge di Murphy” edito da Longanesi. Un banale dritto, il muso sbatte contro un terrapieno sul quale si trova uno spettatore che cade riportando la frattura dello sterno. Malgrado ciò portano a termine la gara pur con qualche apprensione per l’imprevista disavventura. La stagione 1976 li vede brillanti protagonisti in alcuni rally nazionali, ma le aspettative sono tutte per la  gara di casa, il 4 Regioni sulla distanza di 1000 km, metà dei quali di prova speciale, col dichiarato intento di vedere la pedana d’arrivo. Obiettivo raggiunto in modo egregio. Ma la vera svolta arriva a inizio 1977. Il clou è ancora la grande corsa di Salice. Nell’inverno il Mexico subisce una radicale trasformazione, viene ulteriormente elaborato (!) e iscritto in gr.2 classe 5. è finita l’epoca delle gomme stradali, i famosi CN36, ora per essere competitivi occorre montare gomme racing. Ma il budget è esiguo e ci si deve ingegnare. Nel frattempo la coppia si è evoluta dando vita a un menage a trois in quanto avevo deciso di sposare la nobile causa. Ma la ricerca di sponsors grandi (nessuno), medi (sempre nessuno) e piccoli (qualcuno) stava dando scarsi frutti, quando viene l’idea di andare a “taroccare” la ditta Aura Motors, concessionaria Benelli a Voghera, il cui titolare è un simpaticissimo e noto personaggio, Luciano Baschiera, il quale ai tempi dell’acquisto del Mexico lavorava in Ford. Tralascio gli intrecci di parentele e conoscenze, fatto sta che ci indirizza, con tanto di presentazione, alla concessionaria Ford di Pavia. Ed ecco il terzo incontro, quello piovuto dal cielo e dagli sviluppi assolutamente impensabili. Ancora oggi non riesco a capacitarmi di come possa essere successo. Il titolare, Marco Protti che ben presto chiameremo “il capo” ci accoglie molto cordialmente e dopo averci ascoltato formula la sua offerta: ci darà una discreta somma, ma soprattutto metterà a disposizione due mezzi di assistenza con quattro meccanici. E ancora sarà presente lui stesso per tutta la durata della gara a bordo del suo camper che resterà a nostra disposizione per qualsiasi esigenza.

Non ci sembra vero, ma è solo l’inizio. Il punto nevralgico di quell’edizione era il Passo del Brallo dove si transitava quattro volte e qui viene piazzato il camper. Fin dalle prime speciali il capo si appassiona a questo mondo per lui nuovo, si rende conto delle problematiche e delle difficoltà di un rally e lascia intendere che la collaborazione avrà un futuro. Caso fortunatissimo vuole che in questa occasione debutti in Italia l’Escort RS 2000 gr.1 iscritta in  forma privata da Quaciari, concessionario Ford di Sanremo. Il divario di prestazioni rispetto al Mexico è abissale e il capo ne avverte subito il potenziale, anzi ne resta folgorato e nel corso della notte, preoccupato dalla marea di ritiri, si lascia andare a un’incauta promessa: «Se Torlaschi mi darà la soddisfazione di arrivare al traguardo, le prossime gare lo vedranno al volante di una RS». A questo punto la priorità è non rompere l’incantesimo, Brallo si sta gemellando con Rovaniemi e Piero, pur scettico, accetta di raffreddare i bollenti spiriti, non importa quale sarà la posizione nella classifica finale, basta arrivare a Salice. E così è. Il lunedì stesso ascolto in diretta la telefonata con cui “il capo” ordina a Carlo Micci, responsabile dei servizi sportivi di Ford Italia, la vettura. Da questo momento Torlaschi correrà come non avrebbe mai potuto immaginare, spesato di tutto e con una vettura seconda solo a quelle ufficiali. Questo sogno a occhi aperti durerà per due anni fino a una triste sera di Luglio 1979 quando, durante le ricognizioni del Valli Piacentine, sulla prova di Groppallo, la vettura prese fuoco per una perdita di benzina da un carburatore e andò distrutta completamente. La nuda cronaca delle gare che abbiamo disputato in quel periodo non è importante in questa sede. Dico abbiamo, perché nel frattempo, dopo l’edizione 1978 del 4 Regioni, Renzo Merli aveva deciso di abbandonare l’attività agonistica per motivi di studio e Torlaschi, lasciando da parte il suo proverbiale buonsenso, mi aveva invitato a sostituirlo. Lo spirito di queste pagine è piuttosto di raccontare episodi curiosi. Una situazione molto speciale si verificò al rally di Sanremo 1977 gara di esordio di Piero e Renzo sulla fiammante RS. La base operativa era la concessionaria Autobrezza in cui ci siamo trovati fianco a fianco con l’equipaggio della Ford Italia formato da Bobo Cambiaghi ed Emanuele Sanfront, anche loro al debutto e inoltre con due nordici che non spiaccicavano una parola di italiano ma che si facevano capire benissimo quando erano alla guida delle loro Escort gr.4, Bjӧrn Waldegård e Ari Vatanen. Un sogno all’interno di un sogno, questa era la nostra sensazione. Per conservare in modo tangibile il ricordo di questa situazione irripetibile abbiamo chiesto a Waldegård di autografarci la fiancata destra della nostra macchina. Purtroppo un anno dopo a seguito di un capottamento sulla prova di Bobbio la inevitabile verniciatura ha cancellato questo cimelio. Personalmente quei pochi giorni sono stati la prima occasione per capire come lavorano i professionisti e in particolare mi aveva colpito la calma e la cura dei dettagli di Sanfront.

Lui non lo sa ma negli anni è sempre stato un modello di riferimento. E dire che l’integrità della carrozzeria aveva superato anche l’esame Ciocco 1978, il mio debutto vero a fianco di Piero. Gara estenuante in tappa unica, con la prima parte su asfalto e infine alcune prove di sterrato. Proprio quasi alla  fine della prima di terra ci passa come un missile il Kadett di Claudio Comini, funambolo della val di Fiemme a mio personale parere uno dei più veloci piloti su sterrato espressi negli anni dal rallysmo italiano. Piero sembra accusare il colpo anche pensando alla prova successiva, il passo dell’Orecchiella. E infatti a metà prova, puntuale, ecco che Comini arriva e ci passa, ma qualcosa scatta nei neuroni di Piero che comincia a emettere suoni gutturali incomprensibili ma, quel che conta, si incolla al posteriore del Kadett e non lo molla più fino al termine della ps, anzi un paio di volte mi sembra di udire: “ma vai!”. Stupefatto di quanto accaduto, nel trasferimento successivo gli domando cosa gli sia scattato. Aspetto ancora oggi la risposta. Dicevo il mio debutto vero in quanto la prima partenza era stata in Aprile al Rally di Cesena la notte di Pasqua. Gara decisamente anomala in quanto un’ora prima del via inizia a nevicare abbondantemente e non tanto le speciali su terra, quanto i trasferimenti su asfalto nell’Appennino tosco-emiliano possono  diventare un problema serio. E infatti la ripida salita tra la seconda e la terza prova diventa un calvario, fino a quando Piero comincia, dapprima a bofonchiare poi a scandire e infine a urlare lo stesso mantra: BAULE! Con tutte le insicurezze e le preoccupazioni di un esordiente figuriamoci se decripto al volo il messaggio. Mi sembra di leggergli negli occhi questo pensiero sconsolato: non è stata una bella scelta. Però facendo appello a tutto il suo self control con tono pacato mi scandisce «adesso ti slacci le cinture, scendi, apri il baule e ti ci siedi dentro». Eseguo e così riusciamo ad arrivare allo start dove scopriamo che la gara è stata sospesa.  Dopo la fine dell’epoca rallistica Piero, con immutato spirito agonistico, si è dato alle gare podistiche prima in pianura e poi alle tremende corse in montagna con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione che dimostrava in macchina. Ora è un baldo ottantenne che sono convinto non disdegnerebbe l’idea di partecipare a un 4 Regioni storico, così, una gara a caso.

di Mario Perduca

Articolo precedenteL’attività culturale dell’associazione VOGHERA È non si è mai interrotta durante l’estate
Articolo successivoOltrepò Pavese – “Parole attorno alla Cantina di Canneto ne sono state fatte troppe e ora servono fatti”