OLTREPÒ PAVESE – I BRASADÈ

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Il Brasadè è una ciambella tipica del paese di Staghiglione con una ricetta di oltre 100 anni fà. Ancora oggi ogni Lunedì di Pasqua si tiene la Sagra del Brasadè di Staghiglione. I brasadè.

I brasadè vengono venduti legati in collane, secondo la tradizione. Quelli di Staghiglione vengono confezionati in collane di undici ciambelle infilate con filo di cotone attraverso il foro centrale. Lo schema di confezionamento è rimasto lo stesso da decenni: cinque ciambelle sono infilate con la parte piatta rivolta nello stesso verso e le altre cinque con la parte piatta in verso opposto. L’undicesima ciambella viene usata come fermaglio e ad essa si legano i capi dello spago di cotone della collana. La collana così formata è fatta in modo di poter essere appesa all’estremità opposta della ciambelle “fermaglio” in modo tale da avere tutte le ciambelle con la parte piatta rivolta verso il basso.

La ricetta appartiene alla tradizione popolare, ma non risulta sia stata riportata in forma scritta su alcun documento, probabilmente perché, in effetti, il brasadè non è stato mai considerato un vero e proprio dolce, ma solo un modo in uso nelle famiglie per spezzare la fame, con prodotti semplici di uso puramente familiare. Anche la legatura a collana fa pensare ad un modo di trasportarli, per averli sempre con sé. La frugalità del prodotto emerge anche dagli a ingredienti, che sono di uso comune in qualsiasi cucina, farina, olio o strutto, poco zucchero e un pizzico di sale. La cottura prima in acqua bollente e poi al forno fa pensare ad un cibo che doveva mantenersi a lungo, sempre appetitoso. Narra la tradizione che una collana di brasadè era il regalo che si faceva tra la gente povera, ad un cresimando: un dolce per festeggiare un momento importante, con il sapore della tradizione e di una dignitosa povertà.

Ingredienti per fare circa 50-60 ciambelle:

– 1kg di farina bianca 0

– 2 dl di olio

– 100 gr di burro

– 180 gr di zucchero

– 1 cucchiaino di sale fino

– 1 cucchiaino di carbonato di ammonio ( oppure una bustina di lievito per dolci)

NOTA: E’ meglio sostituire l’olio con 100 gr di strutto freschissimo.

Preparazione: disporre la farina a fontana, nel mezzo versate tutti gli altri ingredienti. Impastate il tutto aggiungendo acqua quanta ne occorre per ottenere una pasta soda, ben lavorata ma non troppo dura. Quando l’impasto è pronto formate dei bastoncelli spessi quanto il dito pollice, lunghi circa 15 centimetri che si chiuderanno a ciambella, premendo bene sulla congiunzione perchè non si stacchino durante la cottura.

Nel frattempo avrete portato a lieve bollore una capace pentola di acqua. Buttate in acqua i brasadè togliendoli non appena vengono a galla; passateli in acqua fredda, scolateli e disponeteli su un canovaccio pulito perchè asciughino. Sistemateli poi su teglie abbondantemente imburrate e fate cuocere infine in forno a temperatura dolce 1° 180° -200°finchè non risulteranno ben secchi e dorati.

Staghiglione  appare citato fin dal 950 come appartenente alla contea di Tortona. Era dominato dal castello di Montefratello, località un tempo più importante, e con questo entrò a far parte del marchesato di Fortunago, creato dai Botta ma acquistato nel 1546 dai Malaspina. Unito con il Bobbiese al Regno di Sardegna nel 1743, in base al Trattato di Worms, entrò poi a far parte della Provincia di Bobbio. La fine del marchesato ebbe luogo con l’abolizione del feudalesimo nel 1797. Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Nel 1817 fu ingrandito con l’unione del soppresso comune di Stefanago, luogo antico anch’esso già incluso nel marchesato di Fortunago. Comprendeva le località di Stefanago, Schizzola, Arpesina, Cà de’ Bergognoni, Biancanigi, Santa Cristina, San Martino de’ Bagozzi (tutte già comprese nel comune di Stefanago), Cà de’ Perotti e Montefratello. Nel 1818 passa alla provincia di Voghera e nel 1859 alla provincia di Pavia. Nel 1928 fu annesso a Borgo Priolo.