OLTREPÒ PAVESE – «IL BOBBY HA LASCIATO IL RICORDO DI UNA PERSONA PERBENE»

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La parola ricordo deriva dal latino e significa “richiamare in cuore”. Il ricordo ha infatti il potere e la funzione di richiamare nel presente del cuore qualcosa che non c’è più, adesso. Fabrizio Bobbiesi, non c’è più, purtroppo ad inizio febbraio è scomparso a soli 62 anni. Calciatore professionista, aveva dato i suoi primi calci sul campo del Don Orione della “sua” Voghera, sì perché Bobbiesi anche se la carriera l’aveva portato in giro per l’Italia prima come calciatore e poi per il Mondo come osservatore per squadre di Serie A, nella “sua” Voghera ci tornava spesso anche e soprattutto per un “stare” con gli amici di sempre. Tutti ne ricordano il fisico possente quasi “arrogante” che fecero di lui un grande difensore centrale. Dopo avere percorso tutta la trafila delle giovanili, Bobbiesi era diventato una colonna portante del Derthona a cavallo fra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 vivendo sia la promozione dalla D alla C2. Dopo Tortona, era andato a giocare con le casacche di Fanfulla, Carrarese, Cavese, Puteolana e Mantova, fino al ritiro nell’estate del 1993.

è con la maglia della Carrarese – squadra con la quale ha sfiorato la serie B – vestita per due stagioni, che diventa uno dei giocatori più iconici di sempre, talmente amato dai tifosi che alla notizia della sua scomparsa i social sono letteralmente esplosi con tantissimi messaggi di cordoglio. Alberto Ghiozzi della Palestra Malibù di via Sturla a Voghera, legato al “Bobby” da un’amicizia vera e di lungo corso lo ricorda così: «Conobbi Fabrizio all’inizio degli anni ottanta. A quel tempo ero un adolescente mentre lui un forte e affermato calciatore professionista poco più che ventenne. Militava nelle fila del Fanfulla di Lodi e l’anno successivo si trasferì in Toscana, alla Carrarese allenata da Corrado Orrico,  ma appena gli impegni calcistici glielo consentivano tornava a Voghera. Ricordo le cene domenicali insieme agli amici di sempre: Giorgio, Chicco, Lele, Marco e tanti altri, le adunate al bar Italia di Remo e Valter, le “vasche “in via Emilia, i pomeriggi estivi alle “Ruote”(oggi Golf Club) di Salice Terme oppure al Tennis Club (oggi Country Club) di Voghera… Insomma un collage di immagini e di memorie che appartengono a un periodo irripetibile. Fabrizio, il “Bobby”, come tutti noi lo chiamavamo, in quel periodo era un ragazzo che amava stare in compagnia, si divertiva a partecipare alle “zingarate” che organizzavamo ispirandoci al film “Amici miei” ma al contempo era anche e soprattutto una persona di grande profondità e sensibilità, con una spiccata curiosità intellettuale. La sua professione prima di calciatore e poi d’osservatore e organizzatore di campus (Milan e Torino) l’ha portato a operare anche molto lontano: in Uruguay, Australia, Stati Uniti, Costa Rica… ragione per cui per diversi anni ci siamo frequentati poco, mantenendoci comunque in contatto. Raccontava con dovizia di particolari gli usi e i costumi di quei paesi e tanti gustosi aneddoti. Dal 2010 fino a pochi giorni prima del malore fatale che l’ha colpito, ci siamo frequentati assiduamente, quasi quotidianamente. Frequentava la palestra di cui sono contitolare e, proprio da tantissimi miei clienti che l’hanno conosciuto, ho ricevuto messaggi di cordoglio. A tutti ha lasciato il ricordo di una persona empatica e perbene. Gli sarò sempre grato per aver seguito, consigliato e sostenuto con passione e competenza mio figlio Mauro che attualmente gioca nella Primavera dell’Alessandria Calcio. Abbiamo viaggiato in lungo e in largo per seguire le partite di mio figlio e, quando la sua attività d’allenatore glielo permetteva, si aggregava a noi anche un altro nostro grande amico ed ex ottimo calciatore Claudio Lombardo. Si conversava di tutto, non solo di calcio, si spaziava dalla storia (era infatti un grande appassionato della Roma Antica) alla filosofia, dalla letteratura alla musica, all’arte. Era una persona colta e dai molteplici interessi, innamorato di sua figlia Carolina della quale mi raccontava con orgoglio i traguardi conseguiti a livello universitario e lavorativo. In tutte le persone che avuto modo d’incontrare ha lasciato un segno di positività e personalmente mi manca tantissimo e avverto un senso di vuoto. Mi trovavo in sintonia con lui, non amava gli orpelli, i cliché e tante inutili sovrastrutture ma mirava all’essenziale. Era uno spirito libero che dava peso a ciò che veramente conta nella vita, quella vita che amava tanto e che purtroppo ha abbandonato troppo presto».

In questa struggente memoria entra a “gamba tesa” un altro grande amico di Bobbiesi, Giorgio Grandi che lo ricorda di come fosse una “buona testa matta” come tutti loro, del resto, in gioventù «Una volta lo vidi passare insieme alla nostra combriccola tutto impettito, giacca e cravatta, pensavo dovesse andare ad un matrimonio o ad un funerale, invece no, stava andando dai Carabinieri – cercando di dare buona impressione di sé – per giustificare le scritte che il giorno prima aveva fatto (e non solo lui…) sui muri della città, o ancora quella volta che nella sagrestia del Duomo di Voghera, dove l’avevo accompagnato per ritirare alcuni certificati che gli servivano per potersi sposare giù in Toscana, ho visto nei suoi occhi un lampo ed ho capito… stava sostituendo la “mangiacassetta” con registrato il suono delle campane con una sua, di musica rock, se non lo fermo… Sapete qual è stato il suo regalo per le mie nozze? Un’enciclopedia sulla storia di Roma! E potrei continuare riempendo intere paginate di aneddoti dove il “Bobby” ha dato il meglio di sè». Fabrizio Bobbiesi è stato un grande protagonista della storia calcistica dell’Oltrepò noi vogliamo ricordarlo come un uomo buono e come un grande intenditore di calcio, che non ti ordinava di fare le cose, ma che ti spiegava perché quelle cose erano importanti e quindi da fare. Un vero “uomo di calcio” con quel sorriso stampato in volto, con la sua voce sempre calma e rassicurante, con i suoi consigli preziosi.

di Silvia Colombini

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