Oltrepò Pavese – “Il ciclismo aiuterà l’Oltrepò ad intrattenere i suoi ospiti”

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Forse non tutti sanno che, oltre all’impegno delle amministrazioni comunali, l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia a Stradella  è promosso ed organizzato da un “comitato tappa”: nello specifico caso di Stradella, è stato costituito il “Comitato Eventi Sportivi Oltrepò”. Questo ente è presieduto da Emanuele Bombini, ex ciclista professionista e dirigente sportivo della gloriosa Gewiss-Ballan, squadra con sede in Oltrepò che tra il 1993 e il 1997 si aggiudicò numerose competizioni, una su tutte il Giro d’Italia 1994, con la maglia rosa vinta Evgenij Berzin. Altri componenti del comitato sono la giovane avvocato Elisa Bombini, figlia di Emanuele, e l’ex professionista Igor Astarloa, Campione del Mondo su strada nel 2003. Saranno proprio Emanuele ed Elisa Bombini a spiegarci quali saranno le prossime attività che il Comitato Sportivo Eventi Oltrepò intende organizzare e promuovere nel prossimo futuro.

Emanuele, avete lavorato duramente nei mesi  precedenti la tappa sperando di ottenere un degno risultato. Ora che il Giro è finito, a bocce ferme, qual è la vostra analisi? «È andato esattamente come ci immaginavamo: il percorso si è rivelato spettacolare come da previsione, sia a livello paesaggistico che agonistico. Sicuramente anche il meteo ha fatto la sua parte, valorizzando al massimo gli ultimi chilometri di tappa. La partecipazione del pubblico è stata incredibile, rispettando comunque tutte le restrizioni del caso».

Questo Comitato nasce appositamente per organizzare e promuovere l’arrivo di tappa di Stradella: intendete proseguire con altre manifestazioni oppure, avendo raggiunto lo scopo prefissato, è già giunto al termine? «Assolutamente no, il Comitato proseguirà a tempo indeterminato e si occuperà di altre manifestazioni locali, non solo a Stradella ma in tutto il territorio oltrepadano. Siamo già in contatto con diverse amministrazioni che ci vogliono coinvolgere in alcuni progetti. Il prossimo anno vorrei riuscire ad organizzare una “settimana rosa” con una formula simile al Giro-E, affiancandola ad una corsa in linea per professionisti».

Certamente gli sforzi fino ad oggi sono stati incentrati sull’arrivo e nell’organizzazione di “Oltrepò in Giro”, ma avete già in cantiere qualche novità? «Le idee ci sono, e sono parecchie. Alcune ancora in fase embrionale, altre già ben avviate. Stiamo lavorando per portare sul territorio un importante evento motoristico nazionale».

Elisa, nei sette giorni precedenti la tappa l’abbiamo vista impegnata sulle e-bike ad accompagnare turisti ed appassionati in compagnia di Gianni Bugno, Claudio Chiappucci ed Evgenij Berzin, ex professionisti degli anni ’80 e ’90. Com’è stata l’avventura di “Oltrepò in Giro”? «È stata una settimana bellissima: ogni giorno, alla cicloturistica del mattino, circa una trentina di appassionati hanno percorso “l’anello del vino” lungo i sette comuni interessati. Inoltre, nelle giornate di sabato e domenica, abbiamo avuto il piacere di vedere sulle nostre strade circa duecento biciclette storiche».

Infatti, pochi giorni prima dell’evento ha conseguito l’abilitazione per l’accompagnamento dei gruppi ciclistici. In un futuro la rivedremo impegnata in altre eventi simili? «Assolutamente sì, infatti questo è uno degli obiettivi che il comitato si è prefissato. La nostra idea è quella di promuovere il cicloturismo sul nostro territorio, il quale è adatto a tutte le tipologie di ciclismo, sia a livello stradale che a livello paesaggistico».

Il “fenomeno” Giro d’Italia ha già influito sul cicloturismo? Oppure è presto per parlare? «È fondamentale riuscire a capire il potenziale che ruota attorno al mondo del ciclismo. Essendo il nostro un territorio collinoso è importante anche valutare le potenzialità dell’e-bike, ottimo mezzo per avvicinare anche gli amatori a questo sport. Il mondo della bicicletta è vastissimo e grazie ad esso l’Oltrepò può riuscire ad intrattenere i suoi ospiti che provengono da zone esterne. Un “ciclismo lento”, utile e necessario per poter valorizzare ancora di più le degustazioni di vini e prodotti tipici».

É stata da poco completata l’ultima tratta della greenway Voghera-Varzi, che sembra riscuotere un discreto successo. Oltre ai tour sulle strade dell’Oltrepò, non ritenete che sia opportuno avere qualche percorso più sicuro ed interamente dedicato, che riesca a coprire anche altre zone del territorio? «La greenway tra Voghera e Varzi è un percorso bello e assolutamente importante, con una sua utilità. Noi riteniamo che sia idoneo anche qualche attraversamento tra i vigneti, che riesca a far scoprire degli scorci nascosti al pubblico. Sono due contesti sicuramente diversi, ma le ciclabili in Oltrepò hanno sicuramente la loro importanza. Gli amministratori locali stanno lavorando per creare un percorso che riesca a collegare Stradella a Santa Maria della Versa: sono trent’anni che se ne parla, speriamo che sia la volta buona».

Emanuele, ora parliamo livello agonistico della tappa: quale riscontro avete avuto dai corridori? «Bisogna dire che abbiamo assistito a due diverse gare in una, con ragazzi in fuga che si sono dati battaglia fino alla vittoria di Alberto Bettiol. Parliamo di un professionista che nel 2019 si era già aggiudicato il Giro delle Fiandre, e il nostro percorso per certi aspetti ricorda alcune tappe di quella gara. Il percorso era già stato apprezzato da alcune squadre che lo avevano già provato in precedenza e diversi professionisti ne sono stati subito entusiasti».

Quindi non ha avuto nessuna sorpresa a riguardo?  Tutto come da pronostico? «Questo era un percorso altamente selettivo, adatto a colpi di mano. Se non ci fosse stata una classifica così allungata, avremmo potuto assistere a diverse sorprese, con qualche bella battaglia. Avevo previsto che si sarebbe verificata una fuga già da lontano, con un buon margine: con 200 chilometri di pianura, la logica di gara era quella. Avevo pronosticato la vittoria di Filippo Ganna dopo una lunga fuga. Ha vinto comunque un italiano, un ragazzo che ha già dimostrato di essere un ottimo corridore».

Nella giornata del 27 maggio, in concomitanza alla tappa Rovereto-Stradella si è svolta un’altra manifestazione, la tappa Casalpusterlengo-Stradella del Giro-e, destinato esclusivamente alle biciclette elettriche. Per l’occasione avete allestito un’apposita squadra, composta ad alcuni ospiti decisamente particolari… «Il Giro-e ha lo scopo di far vivere l’esperienza del Giro d’Italia a tutti gli amanti della bicicletta, ai cicloamatori. La tappa viene percorsa a gruppo compatto, eccetto alcuni tratti dove si affrontano prove di regolarità. Noi abbiamo preso l’impegno di organizzare la tappa Casalpusterlengo-Stradella e, in via del tutto eccezionale, abbiamo potuto allestire una squadra solo per quella giornata. Tra i nostri “ciclisti” abbiamo avuto l’onore di avere Mattia Maestri, il “paziente 1” di Codogno e il Prof. Raffaele Bruno, il dottore che lo ha salvato. Se ci si sofferma a pensare che Mattia, che poco più di un anno fa si trovava in fin di vita, si è ritrovato a pedalare insieme a colui che lo ha salvato, arrivando addirittura a Stradella vincitore di tappa, con le mani alzate, è qualcosa di sorprendente. Soprattutto in questo periodo, dove la situazione globalmente sembrerebbe migliorare».

Emanuele, col senno del poi, c’è qualche cosa che poteva essere organizzata meglio oppure qualche carenza? «Come dice sempre mia figlia Elisa, abbiamo organizzato tutto questo in soli 90 giorni: settimana rosa, arrivo di tappa, squadra per il Giro-e e la tappa Casalpusterlengo-Stradella. Certo, molte cose potevano essere migliorate. Dobbiamo ringraziare la Provincia di Pavia, il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, la Camera di Commercio e tutti i nostri partner che ci hanno supportati in questa avventura. Ci hanno dato tanta fiducia, perché presentavamo a loro progetti ancora abbozzati o mai visti prima, e abbiamo riscontrato tanta soddisfazione da parte loro. La partecipazione dei Comuni, del pubblico, dei commercianti è stata essenziale per lo svolgimento dell’evento. Concludendo, vorrei ringraziare tutti i volontari: a loro dobbiamo tanto perché si sono fatti carico di una mole di lavoro incredibile, ma li abbiamo allenati per il prossimo anno…».

di Manuele Riccardi

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