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OLTREPÒ PAVESE – IL DOTTOR MARIO MARTINOTTI ACCUSATO DI OMICIDI, LESIONI E TRUFFA.

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Operazioni inutili che hanno causato la morte dei pazienti. Pesantissime le accuse contestate a Mario Martinotti, 64 anni, di Pavia, ex primario del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Cremona, ex assistente ospedaliero e successivamente aiuto della divisione di Chirurgia dell’Ospedale di Voghera, quindi dirigente di II° livello all’Ospedale di Varzi, nei cui confronti la procura, dopo una indagine durata due anni, ha chiesto il rinvio a giudizio. Al medico, in pensione dal primo gennaio 2020, sono contestati quattro casi di omicidi colposi, un caso di lesioni con falso in cartella clinica e truffa aggravata in concorso con la moglie. Ma c’è anche l’accusa di truffa aggravata all’Asst. Per la procura, l’ex primario, in concorso con la moglie Floriana Maggi, 55 anni, dentista di Pavia, pur avendo un rapporto esclusivo con l’Azienda sanitaria territoriale, pagato con una indennità di 52.577,74 euro lordi, avrebbe costituito ‘fittiziamente’ uno poliambulatorio studio medico poli specialistico a Voghera denominato “Clastidium”. La moglie, ufficialmente rappresentante legale della struttura in cui di fatto, secondo l’accusa, esercitava solo il marito, aveva sottoscritto con l’Asst una convenzione con la quale si autorizzava il marito ad esercitare la libera professione presso il poliambulatorio. Per l’accusa, inducendo in errore la stessa Asst sul rispetto del rapporto di esclusività. La truffa sarebbe cominciata il 24 febbraio fino al 31 dicembre 2019, quando il medico si era ritirato. Martinotti è stato a capo del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Cremona per oltre un decennio e anche direttore dell’unità operativa di Chirurgia dell’Ospedale Oglio Po di Vicomoscano con varie competenze in chirurgia, soprattutto laparoscopica e mininvasiva e gastrointestinale. E’ andato in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi. La procura, che ha svolto indagini approfondite avvalendosi di consulenti tecnici di medicina legale di Brescia e di intercettazioni telefoniche, contesta all’ex primario, che così facendo avrebbe ottenuto visibilità e prestigio, di aver sottoposto pazienti ad operazioni di cui non avevano necessità dopo aver effettuato delle diagnosi superficiali. In un caso avrebbe sottoposto ad un intervento un paziente, già con una prognosi infausta, aggravandone il quadro clinico fino a provocarne il decesso. I fatti contestati vanno dal 2015 al febbraio del 2019.L’indagine della polizia giudiziaria coordinata dal sostituto procuratore Milda Milli con la supervisione del procuratore Roberto Pellicano, è nata in seguito alle rivelazioni di una fonte confidenziale interna all’ospedale che non condivideva le pratiche operatorie del medico. Durante l’inchiesta sono stati sentiti diversi testimoni, tra cui i medici del reparto. Analizzati dagli inquirenti almeno una ventina di altri casi sospetti, ma non sono stati contestati perché già prescritti.