OLTREPÒ PAVESE – «IN PASSATO CI SIAMO PRESI CURA DEI FIGLI DI CARCERATI POLITICI SPAGNOLI SOTTO IL REGIME DI FRANCO»

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Dottore in sociologia Giovanni Prestini è l’attuale presidente del CE.L.I.T. -| Centro Lavoro Integrato nel Territorio. Celit è un centro di studi e ricerche, creato nel lontano 1973 proprio da Giovanni Prestini e da un gruppo di esperti in vari settori, che si occupa di sviluppo integrato del territorio. Ricerca applicata, progettazione di programmi di sviluppo, ricerca fondi italiani ed europei, consulenza per enti pubblici, imprese ed associazioni incluso finanziamento, gestione intervento e rendicontazione, sono queste le attività del Celit. Il Centro dialoga e lavora costantemente con la società reale, in cui immette, ogni giorno, attraverso progetti e interventi concreti, la speranza nel futuro. Dalla ricerca permanente sono nati, nel settore agricolo, la Cooperativa Agricola Casanova Staffora per l’allevamento di bovini da carne al pascolo, e l’azienda Il Biancospino per la produzione e vendita di carne bovina di qualità. Nell’area del sociale è nata l’associazione Famigliare Nova Cana, che progetta ed eroga servizi alla famiglia, ai giovani, alle scuole ed agli Enti locali.

Presidente lei arrivò a Casanova Sinistra nel lontano 1968, ci racconta come è approdato in questo territorio? «Ricordo che quello fu per l’Italia un periodo di trasformazione. Studiavo a Trento e insieme ad alcuni compagni di corso scegliemmo di venire qui a Casanova Sinistra per sviluppare la nostra tesi di laurea. Arrivati qui abbiamo messo a punto aspetti sociologici del tipo: “che cosa è la libertà, cosa è la persona, la giustizia sociale….”. Personalmente ho vissuto esperienze indimenticabili, straordinarie e mi dispiace che i nostri figli non possano vivere momenti di ricerca sociale così intensa».

Quale fine si era posto di raggiungere tra queste aspre colline? «Il mio fine non era tanto analizzare la società ma capire che cosa si può fare. Sentire la gente e aiutare le persone a fare un percorso di costruzione della loro vita, delle loro aziende e imprese. Correva l’anno 1971quando insieme al marito della dottoressa Concetta Pugliese, oggi membro attivo del nostro staff – fondammo la prima cooperativa, nata dopo decine di assemblee con tutte le aziende agricole del territorio, in cui dicevo loro che non potevano compiere l’immane lavoro ognuno per conto proprio, ma era indispensabile unire le forze. è nata così la “Cooperativa Agricola Casanova Staffora”»

Quali sono stati i risultati raggiunti? «Sempre negli anni settanta abbiamo creato il centro di lavoro integrato sul territorio e abbiamo fatto gruppi di consumo – per esempio quello che noi oggi chiamiamo consumo etico, noi lo avevamo approfondito cinquanta anni fa. Quando parliamo di agricoltura biologica, nel settanta, avevamo già tentato la biodinamica. Eravamo oltre, solo che economicamente questa nostra teoria non era supportata e le università non erano in grado di dare una mano».

Agricoltura a parte, nell’area del sociale è nata l’Associazione Famigliare Nova Cana, che progetta ed eroga servizi alla famiglia, ai giovani, alle scuole ed agli Enti locali. Ce ne parla? «Affrontiamo situazioni di ogni genere: assistiamo disabili, in passato ci siamo presi cura dei figli di carcerati politici spagnoli sotto il regime di Franco, per un anno abbiamo avuto gruppi cileni che ci hanno addirittura dipinto le case con scene stupende…. e tanto altro».

Da pochi giorni si è concluso il Grest, come vi è stato possibile con una pandemia in corso? «Ogni anno con la dottoressa Concetta Pugliese e il signor Bruno Mantese organizziamo il corso. Quest’anno è stato un po’ difficile visto il Covid-19, ma non impossibile. Lo abbiamo fatto con il consenso della regione Lombardia e i complimenti di tutte le persone che sono venute, compreso il sindaco Gandolfi. Si è svolto in sicurezza in uno spazio ampio e all’aperto, i genitori hanno collaborato nel rispetto delle norme vigenti Per quanto riguarda gli operatori, abbiamo impiegato anche una psicologa che ha parlato con i genitori per capire se i bimbi avevano avuto problemi durante il periodo difficile. Volontari della protezione civile hanno dedicato uno spazio per spiegare ai bimbi alcune nozioni semplici e fondamentali per riconoscere pericoli e chiedere soccorso Abbiamo impiegato educatori di ortoterapia, psicomotricità, teatro e arcieri, attività manuali e pratiche. È stato un lavoro di squadra eccezionale e speriamo di poterlo fare anche il prossimo anno».

di Stefania Marchetti