OLTREPÒ PAVESE – LA COMMISSIONE UE VUOLE ETICHETTARE IL VINO COME CANCEROGENO

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Nel mezzo della pandemia e della crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria, arriva un duro colpo all’agroalimentare italiano. La Commissione Europea ha presentato il piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei (Europe’s Beating Cancer Plan – let’s strive for more). Un passo verso una maggiore cooperazione sanitaria che rischia di bollare come cancerogeni molti dei prodotti enogastronomici dell’Italia. La Commissione Europea ha presentato a Bruxelles il piano denominato l’ “Europa che combatte il cancro”: un programma volto a scoraggiare nei consumatori europei l’uso di prodotti considerati a rischio di provocare il cancro. Il piano – se approvato – introdurrà l’etichetta “cancerogeno” su tutti i vini europei, e cancellerà i fondi destinati alla promozione di vino, carni e salumi. Agricoltori e viticoltori italiani, che esportano i loro prodotti pregiati in tutto il continente, sono sul piede di guerra, pronti alla rivolta. Per l’agricoltura dell’Oltrepò Pavese rappresenterebbe un danno enorme sia d’immagine che nelle vendite, potrebbe essere un brutto colpo dopo gli ultimi mesi difficilissimi. Una beffa dall’Ue, che in questa situazione drammatica apre di fatto una guerra al vino. Questa decisione se sarà approvata danneggerebbe in modo massiccio soprattutto piccoli e medi coltivatori che vivono da decenni grazie alla terra. Una fetta consistente dell’economia oltrepadana si basa sul vino e salumi. Sono inique le proposte del piano che vedono assimilare il consumo di vino al fumo, con la conseguenza di azzerare un settore che solo in Italia conta su 1,3 milioni di addetti e una leadership mondiale delle esportazioni a volume.  Il documento, elaborato dalla Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare della commissione, si concentra su tre postulati: prevenzione, promozione di stili di vita salutari e sensibilizzazione verso i fattori di rischio. Ma, ha fatto notare Coldiretti, propone anche «di introdurre allarmi per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche prima del 2023, oltre alla volontà di eliminare dai programmi di promozione i prodotti agroalimentari associati ai rischi di tumore, come le carni rosse e trasformate». Oltre alla questione sanitaria, infatti, a preoccupare maggiormente è il tema fiscale. A tal riguardo, il documento è esplicito e propone la revisione della normativa Ue sulle tasse sulle bevande alcoliche e sulle compravendite internazionali, anche tra privati; la riduzione della pubblicità on line; lo stop allo «stimolo al consumo di alcol attraverso i programmi di promozione dei prodotti agricoli Ue».

Secondo Sandro Sartor, responsabile tavolo vino e salute Uiv e presidente di Wine in Moderation, l’associazione europea che promuove la cultura del consumo consapevole e del bere responsabile la notizia è una sorpresa: «Siamo del tutto convinti che il consumo moderato e responsabile del vino, in particolare all’interno della dieta mediterranea e combinata con un sano stile di vita, sia del tutto compatibile con una vita sana e, come confermato da numerose evidenze scientifiche a tutti disponibili e accessibili, non sembra far aumentare il rischio di cancro». Reazione simile arriva anche da Federvini che, pur plaudendo all’iniziativa europea, mette i puntini sulle “i”. «Riteniamo utile – ha spiegato Sandro Boscaini, presidente di Federvini – che all’interno di un documento così ampio sia stato dedicato un paragrafo al consumo dannoso di alcol, un fenomeno che Federvini, insieme a tutti i suoi associati e alle sue associazioni europee, ha da sempre condannato e sul quale intende collaborare con le autorità nazionali e comunitarie per contribuire al suo contrasto. L’abuso di alcol va combattuto con la prevenzione e l’educazione mentre il consumo moderato di bevande alcoliche non va demonizzato in quanto rappresenta una componente importante delle nostre tradizioni millenarie, basate sullo stile di vita mediterraneo, oltreché di dieta, pienamente riconosciuto non in contrasto con la salute». Più dura invece la posizione sulla questione fiscale: «Sono da respingere misure fiscali e regolamentari che tendono a demonizzare la nostra cultura del bere e della socialità e che, lungi dal contrastare efficacemente l’abuso, colpiscono, oltre che l’intera filiera vitivinicola, la stragrande maggioranza dei consumatori che si rapportano in maniera corretta e responsabile al mondo dei vini, degli aperitivi, degli amari, dei liquori e dei distillati», ha concluso Boscaini. Un polverone che ha costretto la Commissione a fare i conti con le associazioni del comparto e rivedere i contenuti del documento. Tanto che un dietrofront, o per lo meno una precisazione, sembrano d’obbligo anche da parte di Bruxelles. La vicepresidente dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas ha affermato che «l’Unione Europea non ha alcuna intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica». Sollievo per Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi che avevano fatto sentire la propria voce tramite una lettera unitaria. Nella missiva, presente anche il riferimento al lavoro che la filiera vitivinicola ha già iniziato da tempo «con un approccio assolutamente volontario, sulla strada dell’autoregolamentazione in merito a calorie e ingredienti. L’indicazione del valore energetico e dell’elenco degli ingredienti, su cui siamo assolutamente d’accordo è ora in via di realizzazione e presto verrà inquadrata a livello normativo nell’ambito della riforma della Politica Agricola Comune-PAC». Nonostante le rassicurazioni, è Coldiretti a tenere il punto chiedendo alla Commissione di tradurre le parole in atti concreti. Il rischio è che il giusto impegno della Commissione Europea per tutelare la salute dei cittadini possa tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. «L’equilibrio nutrizionale – precisa la Coldiretti – va infatti ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto. Si tratta peraltro di settori già duramente colpiti dall’emergenza Covid che ha costretto alla chiusura di osterie e ristoranti che rappresentano un luogo privilegiato di consumo di carne, salumi e vini di qualità».

Rassicurazioni verbali sono arrivate dal Vicepresidente della Commissione europea Margaritis che conferma che è del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino che in Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol. Le parole del Commissario devono ora tradursi in atti concreti che riconoscano la specificità del vino escludendolo dall’ambito di applicazione delle raccomandazioni contenute nel piano ma a preoccupare sono anche i limiti posti all’attività di promozione per prodotti simbolo del Made in Italy compresi la carne rossa ed i salumi. Il testo prevede che la Commissione proporrà un’indicazione obbligatoria della lista degli ingredienti e delle indicazioni nutrizionali sulle bevande alcoliche entro la fine del 2022 e degli allarmi salutistici entro la fine del 2023, rivedendo anche la politica di promozione sulle bevande alcoliche e su questo vanno garantite le opportune esenzioni per vino e birra.

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