OLTREPÒ PAVESE – MADNESS POWER: GIOVANISSIMI MUSICISTI ALLA FINALE REGIONALE DEL SANREMO ROCK

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La passione per la musica e l’amicizia uniscono cinque ragazzi oltrepadani, giovanissimi – di età tra i 17 e i 18 anni, sotto il nome di Madness Power. La formazione storica della band è composta da Matteo Faravelli, tastierista; Davide Ranicelli, bassista; Roberto Cagnato, chitarrista; Edoardo Nicoloso, batterista. Sono loro a ripercorrere, in questa intervista, la propria attività sulla scena musicale in Oltrepò, in corso da tre anni. Arriviamo ad oggi, con l’ingresso recentissimo di Desiré Criscione, cantante e quinto membro del gruppo. I Madness Power sono candidati alla finale regionale del Sanremo Rock: se l’esibizione avrà il successo sperato, saliranno sul palco dell’Ariston.

Edoardo come si è formato il gruppo? «Quando io e Roberto ci siamo conosciuti, in prima superiore, e siamo diventati amici, abbiamo deciso quasi immediatamente di formare una band, che all’inizio avrebbe dovuto essere improntata sul genere Punk. Poi, però, ci è sembrato bene di proporre a Matteo, che già conoscevamo, se volesse inserire le tastiere per arrivare ad esperimenti musicali più interessanti. Dopodiché, anche Davide ha fatto il suo ingresso. Il percorso dei Madness Power è iniziato in questo modo e, passando attraverso un’esperienza sax grazie a Simone, un nostro amico, e Giulia, la cantante che ci ha accompagnati per tre anni, siamo arrivati ad oggi, con Desiré, new entry da pochissimo, alla voce. Anche noi, come la maggior parte dei gruppi emergenti, abbiamo iniziato facendo cover (principalmente Rock), per poi evolverci ed arrivare alla composizione di nostri inediti, raccolti nell’ EP “Deep Water”, uscito nell’ottobre 2019».

Roberto qual è il concept alla base di “Deep Water”? Quale genere musicale spicca maggiormente? «I temi trattati, così come i generi musicali, in realtà, sono diversi. Pur essendo tutto improntato sul Rock e sull’Alternative Rock, sono presenti diverse influenze Heavy Metal, Punk, Pop, ma non mancano sonorità melodiche e classiche ballate. Questa commistione di generi deriva dal contributo di ogni membro e dalle sue esperienze personali. Per quanto riguarda le tematiche, possiamo dire che l’argomento d’insieme è l’amore a 360 gradi: quindi non solo come amore tra due persone che vivono una relazione, indipendentemente dall’orientamento sessuale, ma anche come amore tra un genitore e un figlio,  come amore quale sentimento d’amicizia – insomma, le emozioni che muovono le relazioni interpersonali».

Matteo perché avete scelto queste tematiche? Vi toccano anche personalmente? «Sì, ho scritto io i testi e posso dire che in parte abbiamo scelto questi argomenti anche perché ci riguardano personalmente. L’altro 50% dei brani è nato sull’idea musicale e tematica delle canzoni precedenti, ma comunque non senza il contributo dell’esperienza di ognuno di noi».

Davide avete mai ricevuto premi o riconoscimenti? «L’anno scorso abbiamo vinto l’Albarock ad Albaredo ; abbiamo vinto anche il Road to Summer Festival di due anni fa e dell’anno scorso; il primo ci ha permesso di suonare al Bubble Fest (sostituto del Molecole Festival) come headliners, il secondo invece ci ha portati al Festeenval, evento neonato nella provincia di Pavia, che consente a tutte le realtà musicali giovanili di esibirsi su palchi che danno una notevole visibilità. La novità più grande è di quest’anno: siamo finalisti regionali al Sanremo Rock e, se tutto va bene – ce lo auguriamo, raggiungeremo il palco dell’Ariston. Inoltre, abbiamo deciso di comune accordo di far esibire Desiré nella sua prima live proprio in occasione delle finale regionale. è una scelta molto azzardata ma o la va o la spacca».

State già lavorando a qualcosa di nuovo? Avete progetti in cantiere? «Stiamo lavorando al nostro prossimo album, che prevediamo conterrà circa sette-otto brani, tra inediti, cover e riarrangiamenti di alcuni nostri brani che vogliamo cambiare o svecchiare. La base di questo album è proprio la sperimentazione  per creare contenuti nuovi, unici, originali. Tra l’estate, la preparazione per il Sanremo Rock e la scuola, non sappiamo per certo quando uscirà, ma speriamo il prima possibile:  infatti abbiamo recentemente terminato una sessione di homerecord di alcune demo».

Edoardo siete riusciti a portare avanti i vostri progetti anche durante il periodo del lockdown? Come vi siete organizzati? «Certo, anche se non abbiamo potuto suonare insieme di persona, abbiamo lavorato alla progettazione dell’album e ci siamo impegnati a crescere dal punto di vista tecnico, visto che registreremo e mixeremo tutto da soli, insomma, autoprodurremo il disco. Un lato positivo della quarantena è stato la possibilità di “fermare il tempo” così da poter perfezionare individualmente tutte quelle piccole cose che, nel complesso, sono fondamentali nella costruzione di un prodotto che funziona. Ad esempio abbiamo seguito molte masterclass su come promuovere la propria idea musicale e farla arrivare più facilmente al pubblico, coinvolgendolo nel processo creativo – noi lo abbiamo documentato attraverso le stories e i post di Instagram».

Roberto il nome del vostro gruppo è parecchio distintivo. Ha un’origine particolare? «Risale alla primissima formazione del gruppo. è stato proposto dal nostro sassofonista, che l’ha proposto un po’ così, a gamba tesa; siccome noialtri non avevamo idee e ci è piaciuto, abbiamo tenuto quello (ride). C’è da dire che è un nome orecchiabile e d’impatto».

In questi anni di attività come band, che opinione vi siete costruiti riguardo la scena musicale in Oltrepò? Edoardo: «A dir la verità, i gruppi sono interessanti, spesso sono nostri amici e fa sempre piacere assistere ad una performance. Tuttavia trovo che in Oltrepò e nel Pavese siamo rimasti ad un livello di sound e attitudine musicale standard e ripetitivi. Ultimamente nessuno sta proponendo novità. Gira sempre il solito Rock, Pop-Rock, Rock-Grunge… non intendo dire che non sia bello, ma proprio perché ci piace tutta la musica, è ora di portare sulla scena anche influenze Funky, Soul, Jazz, Blues, e via dicendo». Matteo: «Un’altra cosa che secondo me uccide in un certo senso la scena è la tendenza a relegarsi – come abbiamo fatto anche noi, ad essere sinceri, perché è il miglior modo per iniziare – al ruolo di cover band. Pochissimi, quasi nessuno inizia proponendo la propria idea musicale. Con il nuovo album vogliamo proprio portare nuove sonorità in un contesto vecchio e saturo di classico Rock trito e ritrito». Roberto: «Aggiungo un altro concetto: spesso anche gli show sono monotoni  e ridondanti, non solo nel suono ma pure nell’aspetto. Vogliamo fare in modo che il pubblico si ricordi di noi anche per l’impatto scenico che abbiamo sul palco, magari adottando effetti speciali particolari o un abbigliamento adatto alla performance,  che non sia la solita combinazione di pantaloncini corti e maglietta d’estate o jeans e felpa d’inverno. Sembrerà un discorso superficiale, ma se hai contenuti musicali validi, conta anche il modo in cui li proponi, soprattutto in un’esibizione live».

Matteo qual è, secondo voi, uno dei vostri punti di forza? «Neanche tanto “secondo noi”, a dire il vero: un parere esterno che spesso ci viene dato è che tra di noi si percepisce una forte intesa, dovuta al fatto che tra prove, uscite insieme e scuola – facciamo tutti lo stesso liceo musicale –  passiamo praticamente sette giorni su sette insieme. Possiamo definirci quasi una famiglia. Ed è un nostro punto di forza perché il confronto immediato e costante genera molte idee ma, soprattutto, durante i live basta un cenno, uno sguardo per far capire agli altri le proprie intenzioni e cosa sta succedendo. Questo per quanto riguarda noi quattro, ma siamo certi che anche a Desiré basteranno pochi mesi di live insieme, nella speranza che riprendano il prima possibile, per creare un’intesa efficace».

di Cecilia Bardoni