Oltrepò Pavese – Marina Azzaretti: «A Voghera comanda la Lega»

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Il ruolo del “battitore libero” è uno dei più affascinanti della politica. Da sempre, giornalisticamente parlando, questo epiteto viene riservato a quei personaggi capaci di smuovere (con i loro comportamenti o le dichiarazioni) il campo del dibattito politico, specie in quei momenti di stallo che presto o tardi finiscono per attanagliare tutte le amministrazioni, a tutti i livelli. Il “battitore libero” può farlo perché non ha bisogno di scendere a compromessi, perché il suo ruolo (magari anche solo in quel determinato momento della sua vita), lo vede scollegato da qualunque vincolo. Di partito, di società, di circostanza. Magari per scelta propria, magari perché accantonato, magari perché dimenticato. Errore madornale. In tempi recenti la nomea di “battitore libero” è stata avvicinata ai nomi di Alessandro Di Battista per il Movimento Cinque Stelle, ma anche a Nicola Zingaretti nella partita per le prossime elezioni romane. Gli esempi, nel grande e nel piccolo, potrebbero sprecarsi. Se a Voghera c’è qualcuno che incarna questo spirito (pur di tutt’altre idee rispetto ai due prima citati), quella persona è Marina Azzaretti. Già super-assessore dell’Amministrazione Barbieri, oggi siede nei banchi del Consiglio Comunale, dove è approdata lo scorso anno in seguito alle elezioni comunali nelle quali aveva sostenuto il candidato Nicola Affronti.

Azzaretti, lei secondo gli almanacchi rappresenta l’opposizione in Consiglio Comunale. Tuttavia è al momento l’unica iscritta al “Gruppo misto”, che riunisce i consiglieri che non si riconoscono nelle altre formazioni politiche presenti nel consesso. Lei è e si è sempre dichiarata con orgoglio appartenente alla famiglia del “centrodestra”. Qual è dunque la sua posizione nei confronti dell’Amministrazione Garlaschelli in questo momento? «Partiamo da un presupposto: a parte alcuni esponenti della Lega e un civico, l’attuale amministrazione Garlaschelli è composta in massima parte da ex colleghi di Forza Italia (di cui alcuni hanno poi aderito ad altri partiti), che si sono avvicendati, come consiglieri ed assessori e pure sindaci, nelle precedenti amministrazioni, amministrazioni sempre di centro destra. Certo ne condivido posizioni politiche, visione e valori ideologici, seppur per motivi ormai noti non ho fatto parte della sua coalizione. Credo però sia mio dovere oggi di fronte ai miei elettori (di ogni mandato e non solo dell’ultimo), essere obiettiva, dato il mio attuale ruolo di consigliere indipendente e la mia lunga esperienza. Ciò vuol dire plaudere alle iniziative positive e prendere posizione netta sulle iniziative che non ritengo idonee, con – se così si vogliono definire – considerazioni dettate da una valutazione “critica”, che vuole essere se non proprio costruttiva, certo correttiva, non certo distruttiva. Restando mio unico obiettivo, come da sempre, il bene della città e dei miei concittadini».

Cioè? «Insomma: se una cosa così come è fatta non va bene, non è funzionale, sento il dovere di dirlo. Il mio utilizzo dei social a tal fine è evidente e sono la prima a Voghera ad averli utilizzati per informare localmente sulla mia attività politica… Tornando all’argomento, ritengo che in un periodo come questo, mentre stiamo uscendo a fatica dalla crisi pandemica, non ci si possa permettere di “fare esperienza” amministrativa: bisogna essere ben consapevoli di ciò che si fa e bisogna fare le cose bene, meglio di prima, per ridare fiducia e slancio a una città molto in sofferenza. Amministrare è un impegno, un sacrificio, un essere sempre a disposizione, un darsi per gli altri».

Come giudica il dibattito fra la maggioranza e le variegate opposizioni che compongono questa legislatura? Ma soprattutto: trova che le opposizioni stiano riuscendo a dimostrare una propria identità? «Non credo sia mio compito o diritto valutare od esprimere giudizi sul modo di fare opposizione dei componenti delle varie anime della minoranza. Credo che comunque tutti coloro che si sono impegnati politicamente e siedono in consiglio, anche sui banchi dell’opposizione, abbiano a cuore la nostra città, seppur con diverse visioni. Certo è che finché si metteranno in discussione le interpellanze dopo mesi dalla loro presentazione (nel Consiglio Comunale del 28 giugno, ad esempio, si sono discusse quelle di marzo…) resterà sempre molto difficile il loro lavoro».

Dal suo ruolo di osservatrice privilegiata non si esime dal commentare ciò che accade in città, a volte plaudendo alle varie iniziative, altre con giudizi taglienti, se non vere e proprie stroncature. Le chiedo ora di regalare ai nostri lettori i suoi punti di vista relativamente ad alcuni temi che potremmo definire “caldi”, e non soltanto per via delle temperature di questo periodo. Iniziamo con il suo cavallo di battaglia: il Teatro Sociale. Nei mesi passati si è detto tutto e il contrario di tutto. Maxi ritardi, spese ulteriori, dubbi sulla sostenibilità del progetto… i lavori però proseguono. Lei cosa ne dice? «Sì, tra le altre cose che ho fatto non dimentichiamo l’accorpamento degli istituti scolastici e il progetto Attract e la riapertura del Castello, il trasferimento dell’Archivio storico in più idonea sede a Casa Gallini e le tante iniziative culturali e aggreganti, nazional-popolari, sempre di grandissimo successo. Detto questo, il Teatro Sociale (con il suo recupero funzionale) è stato un mio grande impegno. In epoca commissariale ho dovuto rivedere e ripredisporre il progetto, altrimenti “cassato”, che ha portato più di un milione e 200 mila euro di fondi esterni da Fondazione Cariplo per la sua ristrutturazione e ne ho seguito, a mio tempo, con grande attenzione i lavori. E con le disponibilità economiche che c’erano si stava lavorando per completarne la ristrutturazione, in toto. Purtroppo, come tutti sanno, da fine 2019 non ho più potuto seguirne l’iter, essendomi stata tolta, insieme alle altre, la relativa delega. Ho saputo anch’io, con stupore, delle sorte complicanze economiche. Auspico che si sia proceduto e si stia procedendo correttamente e che davvero possa in breve tempo essere restituito alla città. Sarà una grandissima responsabilità anche farlo funzionare bene, con una gestione manageriale, prima che artistica, per non rischiare di fargli fare la fine di tanti altri, ma farlo essere, come progettavo, un volano anche economico per Voghera. Se il Sociale è stato un mio cavallo di battaglia, lo è stato ed è ancora importante prima di tutto perché era desiderio ed è stato impegno di mio padre. Lui diceva che “se si riaccenderanno le luci del Sociale torneranno i riflettori su tutta la città”… Sì, però se si farà bene. Altrimenti…»

Le chiedo ora la sua opinione circa i provvedimenti e gli eventi che sono stati e realizzati o programmati per rivitalizzare il centro cittadino. «Guardi, nessuno può negare, piacessero o non piacessero, che tutti gli eventi che ho organizzato io in passato hanno sempre riscosso un grandissimo successo, non solo riempiendo di gente le vie e le piazze, ma soprattutto perché i vogheresi si risentivano orgogliosi di fare parte di una comunità ritrovandosi padroni e partecipi della vita della loro città. Per far questo e a questo fine ho sempre lavorato in prima persona, con i miei collaboratori, sia alle fasi progettuali che nelle fasi operative di organizzazione logistica ed artistica. Sulla bravura degli artisti che talora si sono esibiti di recente nulla da dire, sull’organizzazione non posso che dirla improvvisata e talora penalizzante, come quando si è chiuso ad un privée per pochi un evento in una piazza Duomo, che è di tutti. E si poteva e si può fare per tutti, adeguandosi certo alle regole anti-Covid: la piazza può tenere centinaia di persone in sicurezza. Il popolo e la sua soddisfazione devono venire prima del “lustro” per pochi. Poi si possono anche organizzare eventi di nicchia, ma più che mai oggi bisogna ridare speranza, voglia di vivere, serenità ad una intera città, far tornare a sorridere i suoi cittadini, tutti. E farlo organizzando al meglio, perfettamente, gli eventi, partecipando, come facevo io e come sto facendo ora per altri comuni, a bandi con progetti che portino fondi a sostegno e soprattutto con passione, creatività e impegno personale. La differenza si nota eccome. I primi giovedì di sera sono stati un innegabile flop. Gli eventi, mal organizzati e troppo spesso di nicchia. Poi ci sono tante altre problematiche e sofferenze che vanno affrontate e risolte con determinazione. Magari dando ad esse la priorità rispetto alle nomine. Auspico poi vengano consolidate da Voghera quelle sinergie territoriali ma anche politiche, principalmente lungo l’asse Valle Staffora, forziere di coordinate progettualità di rilancio di un intero territorio. E, non a caso, oggi si potrebbe anche pensare di guardare agli sviluppi legati alle Terme di Salice in un’ottica partecipata tra enti e con i privati».

Anche quando era lei a occuparsi di organizzare la vita sociale e l’attrattività commerciale vogherese talvolta doveva fare i conti con qualche commento negativo. I criticoni, del resto, hanno sempre bisogno di mantenersi occupati. Tuttavia, a distanza di qualche tempo, c’è qualcosa che non rifarebbe o avrebbe fatto diversamente? «Io ho fatto tutto quello che ho potuto, stando nei limiti impostimi. E, mi creda, sono stati sempre più stringenti. Se avessi avuto meno limiti avrei forse accontentato di più, fatto più cose. Questo è certo».

Qualche tempo fa lei ha dichiarato: “Trovo che, per quanto riguarda il Governo della città, Voghera stia sempre più assomigliando, sotto taluni aspetti, a Pavia”. Cosa intendeva? «È innegabile, e sicuramente qualcuno si risentirà della mia affermazione, che a Voghera comanda, come a Pavia, la Lega. Le altre forze della coalizione al governo sono in ombra. Non si percepiscono come altre forze partitiche definite, sono alleati accondiscendenti, certo, ma temo che questo comportamento avrà pesanti ripercussioni sul prosieguo. Le decisioni le prende innegabilmente solo “qualcuno” della Lega, condividendole con il sindaco e forse con una ristrettissima cerchia, ed anche se qualche posto di potere è stato distribuito a componenti eletti o non eletti della coalizione, nessuno di loro riesce più a rappresentare un’identità politica con un pensiero ed una visione partitica, seppur in sintonia, ma propria. Di questo sono molto dispiaciuta, la mia propensione valoriale e il mio desiderio di reinserirmi in un contesto partitico trova molte incertezze e dubbi sulla sua strada, oggi a Voghera. Miei e anche di chi teme la mia forte personalità. Ma resto convinta che il tempo farà la sua parte perché, come diceva sempre mio padre, è “galantuomo”».

A Voghera esiste un tema “sicurezza” o pensa che si tenda a esacerbare il confronto in merito? «A Voghera, come d’altronde in quasi tutti i centri abitati d’Italia, oggi esiste un problema sicurezza ed è innegabile, sotto gli occhi di tutti. Si tratta, nello specifico, di sicurezza pubblica, quotidiana, ma anche della percezione di essa, che non c’è. Non c’è perché troppi episodi di microcriminalità si susseguono quotidianamente e perché abbiamo troppe presenze discutibili in città che si sono appropriate dei nostri spazi e sulla gestione delle quali va forzata una riflessione tramite i Comitati Sicurezza, di concerto con il Prefetto e le varie Forze dell’ordine oltre che tramite azioni deterrenti da parte della Polizia Municipale, nei limiti, poco proficui, imposti dalla Legge. Servono a poco o niente Daspo a mendicanti e selfie nei punti caldi della città. Anzi, gli episodi di microcriminalità si sono intensificati. Certo è che da quando si è istituito un Governo dalle larghe intese si è anche ridotto molto il focus su questo problema a livello nazionale. Non dimentico certo anche il risvolto umanitario, l’integrazione e la sussidiarietà, ma queste valgono, a mio parere, per tutte le persone per bene in stato di difficoltà, indipendentemente dal paese d’origine… anche se forse qualche attenzione in più la meritano gli italiani e quelli che comunque si impegnano, rispetto a chi cerca la residenza qui solo per essere mantenuto. Poi servono più iniziative aggreganti diffuse (come ad esempio avevo iniziato ad organizzare in piazza San Bovo) per dare modo ai cittadini di tornare a vivere le loro vie e piazze, ed anche questo fa da deterrente».

Per finire, usciamo dalla politica in senso stretto. Che estate sarà secondo Marina Azzaretti quella che ci aspetta? La situazione generale, a partire dalle preoccupazioni per la pandemia, la vedono ottimista oppure dubbiosa? «Voghera oggi è calda ma triste. Però tanti cittadini ed operatori hanno voglia di impegnarsi e dimostrano forza d’animo, volontà di darsi da fare e tenacia, per uscire dal tunnel. Voghera oggi ha bisogno, per superare la crisi pandemica che ha acuito la crisi già esistente, di azioni forti, nuove, coraggiose. Non basta coprire con stupende foto dell’archivio Cicala i sempre più numerosi negozi dismessi. Non basta chiudere senza un progetto, sia pure sperimentalmente, un pezzo di piazza Duomo vuoto, non bastano concerti d’élite o sporadici eventi triti e ritriti. Servono iniziative strutturate. Servono con urgenza progettualità non “random” ma con pianificazione, obiettivi e strategie ben chiari e condivisi con gli stakeholders locali. Serve farli riaprire i negozi, magari con contratti concordati. Serve riportare il lavoro, serve sistemare le strade e portare i servizi primari a tutte le periferie, serve valorizzare il pianeta scuola, formazione e università, serve perseguire la rivitalizzazione delle aree dismesse (avviata col progetto Attract), senza però pesare sulle casse dell’ente, serve dare riscontro tempestivo alle attese, ai bisogni e alle richieste dei cittadini, ascoltandoli. C’è sempre una luce in fondo al tunnel, dipende da quanta benzina hai nel serbatoio, e se non l’hai cercala senza tregua. E da chi conduce il treno e dal suo staff… servono competenza, tempestività ed impegno e passione per arrivarci in tempo utile e senza perdere pezzi per strada (vedi esempio ASM etc.) e per arrivarci vincenti. Sono certa comunque di non essere la sola né da sola a portare Voghera nel cuore né a lottare perché Viva Voghera».

di Pier Luigi Feltri

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