OLTREPÒ PAVESE – MEZZANINO – PONTE DELLA BECCA «PREFERIREI LA SOLUZIONE A MONTE AFFINCHÈ LA FRAZIONE TORNELLO NON RESTI ISOLATA»

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È una delle opere più attese dell’ultimo decennio in tutta la provincia di Pavia, sulla quale la politica ha “speso” promesse più o meno mantenute e ha portato avanti battaglie più o meno “riuscite”. Sono nati Comitati, si sono organizzate manifestazioni e presidi. Ad oggi il primo passo concreto è certamente la consegna, da parte della società incaricata da Regione Lombardia finanziataria del progetto costato 900 mila euro, dello studio di fattibilità che prevede 7 diverse ipotesi per il nuovo viadotto, ipotesi che si differenziano essenzialmente nel tracciato del percorso: 2 a monte con 2 varianti di ipotesi e 3 a valle. Regione e Provincia sembrerebbero privilegiare una delle soluzioni a valle in quanto sarebbe da considerarsi la miglior per il rapporto costi e benefici: 2,3 km di tracciato per un costo complessivo di 119 milioni di euro, 30 mesi per l’avvio del cantiere e 28 mesi per la conclusione dell’opera, in totale 4 anni e 10 mesi. La soluzione a monte invece sembrerebbe quella in pole sia per il sindaco di Linarolo sia per quello di Mezzanino, quest’ultima prevede un tracciato lungo 2,6 km e per la sua realizzazione tra apertura del cantiere e durata dei lavori occorreranno circa 6 anni. Costo variabile da 145 a 154 milioni di euro. Il sindaco di Mezzanino Adriano Piras spiega il perchè la soluzione a monte è preferibile dal suo punto di vista.

Sindaco Piras nella nostra ultima intervista nel dicembre 2019  ci “siamo lasciati” con quelle che erano solamente delle ipotesi, inerenti il nuovo tracciato del Ponte della Becca. Ora la Società di ingegneria a cui Regione Lombardia ha affidato lo studio di fattibilità del “nuovo” viadotto (spesa di circa 900 mila euro) ha presentato alcune proposte concrete. Proviamo a spiegare in modo semplice qual è la differenza tra gli uni e gli altri?

«I progetti a monte prevedono la costruzione di un ponte che dal punto di vista strutturale riprende quello esistente mentre le altre varianti prevedono costruzioni più moderne con un ponte sicuramente più lungo ma visivamente più leggero, sostanzialmente la differenza è questa»

Quale dei 7 progetti presentati è a suo giudizio il preferibile e perché?

«A mio giudizio preferirei venisse realizzata la soluzione a monte perché in questo caso la frazione Tornello non sarebbe isolata e questo non danneggerebbe le attività presenti in quel tratto».

Lo studio di fattibilità ha presentato alla Regione anche quelle che potrebbero essere le tipologie strutturali, con una versione “più economica” e si parla di 119 milioni ed una più esosa e raffinata,154 milioni… 

«Le opzioni presentate hanno sicuramente costi diversi perché sono state considerate soluzioni strutturali completamente diverse e questo inevitabilmente va ad incidere sul costo complessivo dell’opera».

Entro quale data si deciderà definitivamente quale strada perseguire e quali saranno le modalità di decisione?

«Probabilmente se ne parlerà in estate».

Facciamo “finta” di aver concluso lo step 1 inerente lo studio di fattibilità e di aver preso tutte le decisioni in merito. Inizierà lo step 2, vale a dire il progetto di fattibilità tecnico economica che dovrebbe partire a maggio. Quale informazione in più su questo secondo passaggio?

«In questo momento non possiamo pensare al passo successivo, dobbiamo prima arrivare alla conclusione del primo step».

Ultimo step quello conclusivo, il progetto definitivo e l’esecutivo. Nella nostra ultima chiacchierata lei aveva fatto riferimento al Sottosegretario alle Infrastrutture (Salvatore Margiotta, senatore PD,) il quale ha detto che “arriveranno 4 milioni per il progetto definitivo ed esecutivo”. Com’è ad oggi la situazione?

«Ad oggi la situazione è ferma e non ci sono stati aggiornamenti in merito. Un po’ dipende dall’emergenza che stiamo vivendo, in ogni caso attendiamo sviluppi».

Impossibile non parlare dell’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo. Com’è la situazione a Mezzanino?

«A Mezzanino al momento abbiamo avuto diversi contagiati, di cui uno guarito, 3 ricoverati in strutture sanitarie e 5 al proprio domicilio, seguiti dall’A.S.S.T. di Pavia e da questo Comune, il quale quotidianamente assume informazioni sul loro stato di salute».

Come avete gestito l’emergenza?

«Abbiamo da subito affrontato il problema cercando di supportare le persone, distribuendo mascherine a tutti i cittadini con l’aiuto della Protezione civile che ci ha aiutati anche a sanificare le strade. Abbiamo raddoppiato la somma che il ministero ha attribuito al nostro Comune in modo da  sostenere con i buoni spesa il maggior numero di famiglie in difficoltà. Le diverse donazioni ricevute ci hanno permesso di aprire un nuovo bando per supportare coloro che  non hanno potuto aderire al primo. Ora stiamo cercando di capire come poter aiutare le aziende presenti sul nostro territorio»

La situazione è preoccupante e guardando al futuro la percezione della gente non è delle più ottimistiche. Come vede lei e che iniziative pensa di poter portare avanti per il post Covid?

«Purtroppo, ritengo che il periodo post-Covid sarà caratterizzato da una crisi economica senza precedenti. Vedremo di farvi fronte con ogni mezzo. I mezzaninesi sono grandi lavoratori, l’economia del paese poggia non solo sull’agricoltura ma anche sulle numerose realtà industriali presenti nel territorio.

Sono certo che ce la faremo, anche se la ripresa non sarà un’impresa facile. Dipende anche da come si comporteranno la Regione, il Governo e la Comunità Europea».

Lei oltre ad essere il sindaco di Mezzanino è anche un imprenditore, la sua attività è certamente una di quelle che più è stata penalizzata dall’emergenza sanitaria. Come pensa di reinventarsi una volta terminata l’emergenza?

«Questa emergenza ha occupato la maggior parte del mio tempo in veste di amministratore locale, ma essendo anche un imprenditore ho pensato anche ai miei dipendenti e a come poter riavviare la mia attività nei prossimi mesi che ad oggi ha subìto, con la chiusura, una forte difficoltà economica. I molti dipendenti e l’affitto devono comunque essere pagati e gli incassi sono azzerati. In verità continuiamo a preparare pasti che recapitiamo a domicilio ma con il ricavato riusciamo appena a coprire le spese. Ma non vogliamo spegnere del tutto i fornelli… sarebbe troppo triste. Questa attività l’ho creata con le mie mani, superando mille difficoltà. Non sarà il Covid a fermarmi».

Che ne è stato del progetto inerente  l’impianto sportivo ed il centro ricreativo per gli anziani che sarebbe dovuto iniziare a marzo? Immaginiamo tutto in stand by…

«Il progetto relativo al campo sportivo è pronto ma in questo momento la priorità è stata un’altra. Vedremo di riprendere questo discorso non appena la situazione si sarà stabilizzata e si potrà ricominciare a guardare con occhi diversi al futuro».

di Silvia Colombini