OLTREPÒ PAVESE – NASCE IL “COMITATO GENITORI ALUNNI E UTENTI”

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La riapertura delle scuole ha portato con sé uno strascico di polemiche che promette di continuare, ahinoi, per buona parte dei mesi a venire. Il momento della ripartenza non è stato curato a dovere da chi avrebbe dovuto farlo. Una delle critiche mosse da più parti a livello nazionale, per esempio, riguarda il fatto che nelle aule scolastiche sia richiesto un certo distanziamento fra i banchi, mentre durante altri momenti della giornata – uno su tutti, il trasferimento con i mezzi pubblici – queste distanze vengano del tutto ignorate. Che poi, anche sui distanziamenti scolastici, ci sarebbe da aprire un libro. Se le ormai celebri “rime buccali” vengono rispettate, così come tutte le dovute norme di distanziamento. Tuttavia nei plessi scolastici la situazione parrebbe essere tutto sommato sotto controllo, grazie all’impegno degli operatori scolastici che nella stragrande maggioranza dei casi si sono impegnati a fondo per garantire le condizioni di salubrità degli ambienti.
Mentre per quanto concerne i mezzi di trasporto pubblico, le proporzioni fra le situazioni che rispettano le norme e quelle che non lo fanno paiono invertite. Non si può fare finta di niente di fronte a questa differenza madornale nell’applicazione delle norme di distanziamento suggerite dagli esperti.
Non si può, perché si rischia di vanificare gli sforzi profusi dai tanti istituti scolastici che hanno lavorato a pieno regime tutta l’estate per giungere preparati a settembre.
Non si può, perché per arrivare alla definizione dei protocolli che riguardano il trasporto pubblico ci sono stati incontri, su incontri, su incontri; dunque, gli spazi per un confronto fra le parti in causa, nonostante la ristrettezza dei tempi, ci sono stati.
Non si può, perché in gioco c’è la salute dei ragazzi, degli operatori scolastici, degli autisti, e di tutti i famigliari.
Altrimenti significherebbe che dai mesi del lockdown, dai tragici bollettini che abbiamo ascoltato quotidianamente fra marzo e maggio, nessuno abbia imparato nulla.
E questo sarebbe inaccettabile.
Volendo declinare queste situazioni alle nostre latitudini, occorre innanzi tutto partire dalla nota che Autoguidovie, il soggetto che gestisce il trasporto pubblico locale in provincia di Pavia, ha diffuso.
«L’orario per il nuovo anno scolastico 20/21” – recita il comunicato – è stato messo a punto con le informazioni pervenute dalle scuole inserendo potenziamenti in relazione agli ingressi delle 8 e delle 9 e le uscite delle 15, nonché rinforzi delle navette urbane dedicate agli studenti che arrivano da fuori città in autostazione e dirette agli Istituti».
«Aspettiamo gli studenti, in questi giorni stanno viaggiando molti meno ragazzi di quanti ne aspettavamo, vediamo anche che sono ancora molto incerti se acquistare gli abbonamenti» – raccontava Gabriele Mariani, Direttore di Area di Autoguidovie – «Autoguidovie si impegna ogni giorno per assicurare a tutti un viaggio sicuro: i bus sono sanificati e igienizzati quotidianamente da personale dedicato, l’80% dei posti, tra in piedi e seduti, è disponibile, su ogni bus è indicato il numero massimo di passeggeri; flussi separati per salita e discesa a garanzia di maggiore sicurezza: si sale dalla porta anteriore, timbrando il biglietto o mostrando l’abbonamento all’autista, e si scende dalla porta posteriore».
Ancora la nota di Autoguidovie: «Il viaggio sicuro dipende dalla collaborazione di ciascuno nel rispettare le regole, in primis tutti devono indossare correttamente le mascherine coprendo naso e bocca; la collaborazione individuale è fondamentale, certo ogni giorno sono sul campo numerosi Assistenti alla clientela di Autoguidovie, ma non è semplice controllare 2800 corse ogni giorno; sono anche state allertate le Prefetture per dare il necessario supporto».
Cosa ricaviamo da questo comunicato? Tanto per iniziare, la conferma che ci sono stati contatti e incontri al fine di definire le migliori soluzioni possibili, almeno nelle intenzioni. Poi: il fatto che soltanto l’80% dei posti totali sarebbe stato messo a disposizione dell’utenza; ogni bus dovrebbe quindi recare l’indicazione del numero massimo di utenti che possono salire a bordo.
Infine: Autoguidovie prende atto di non essere in grado di effettuare controlli a sufficienza, e allerta la Prefettura perché questa risolva il problema. Fra qualche doveroso apprezzamento per la chiarezza del discorso, e qualche sorriso a mezza bocca per il consueto scarico di responsabilità che è tipico dell’italica burocrazia, facciamo ora un ulteriore passo in avanti. E andiamo a vedere cosa succede nel nostro Oltrepò, in concreto.
Partiamo dagli orari. Secondo una tradizione consolidata, che risale ai vetusti tempi nei quali il servizio era in gran parte svolto dalla Società Ferrovie Adriatico Appennino, gli orari delle fermate sono sempre stati puramente indicativi, un po’ su tutte le corse. Ma questo è comprensibile, in una certa misura, data la non certo semplice conformazione viabilistica del nostro territorio. Orbene, con le nuove normative la situazione è peggiorata, in particolar modo per quanto concerne il servizio scolastico. I ritardi sono ormai prossimi all’essere istituzionalizzati, così come gli ingressi fuori orario degli studenti.
Anche per quanto riguarda il distanziamento, e la capienza da osservare sui mezzi, il valore dell’80% sembra esser stato considerato quale parametro puramente indicativo, e non perentorio. Talvolta si registra un 80+20, ma anche un 80+30 o +40: tanto nessuno controlla, e poi, se proprio uno ci tenesse alla propria salute, potrebbe benissimo decidere autonomamente di scendere e aspettare la corsa successiva. Questo parrebbe essere il ragionamento.
Oltretutto, nelle linee a lunga percorrenza, accade che l’automezzo si riempia in alcuni casi nelle prime fermate e poi non effettui le fermate successive, più vicine alla destinazione, lasciando dunque a piedi molti studenti e lavoratori.
Questo non va bene, perché l’assunto di base sul quale si deve basare il trasporto pubblico locale è la certezza del servizio. Con il sole, con la pioggia, con la neve, con il Covid o con la Terza Guerra Mondiale alle porte: se il servizio viene proposto, deve anche essere assicurato. Se non ci si può far affidamento, allora diventa inutile, perché chi ne ha bisogno non lo vedrà più come scelta affidabile e troverà, se può, altre soluzioni. Scelta grave anche in termini economici per la società che svolge il servizio: un utente in meno è anche e soprattutto un cliente in meno.
In alcune realtà della provincia, già colpite da disservizi in tempi non sospetti, gli utenti hanno subito alzato la voce e ottenuto qualche timido risultato.
È il caso delle linee 112 e 157, in Lomellina. In seguito ai soliti problemi, descritti anche nelle righe precedenti, un gruppo di utenti si è mosso fin dai primi di settembre per chiedere interventi celeri. Ottenendo un raddoppio della linea, che è stato assicurato nel giro di qualche settimana – pur nella necessità di un’ottimizzazione ancora da portare a termine.
Bisogna dare atto ad Autoguidovie di aver preso subito in carico la questione. Anche se difficilmente, senza l’interessamento di un comitato di cittadini, qualcosa sarebbe cambiato.
Siamo sempre lì: a chi batte forte, si apron le porte.
Certo che a furia di battere forte prima o poi avremo tutti le nocche consumate.
Come già accaduto in Lomellina, anche gli utenti dell’Oltrepò non sono stati a guardare i disservizi creatisi in seno al trasporto pubblico locale in queste prime settimane dopo la riapertura delle scuole.
Nonostante qualcosa sia effettivamente stato fatto per migliorare la situazione complessiva della rete (per esempio sono state introdotte sei nuove corse tra Stradella e Pavia e sei tra Casteggio e Pavia), le realtà periferiche non sono state considerate in modo adeguato; come peraltro avrebbero meritato, date le condizioni di disagio che la distanza dai grandi centri, di per sé, comporta.
I casi più gravi, fino a questo momento, si sono registrati nelle aree interne. La linea 84 (Rea – Verrua Po – Casanova Lonati – Barbianello – Pinarolo Po – Robecco Pavese – Casatisma – Verretto – Voghera), la 124 (Zavattarello – Fortunago – Borgoratto – Borgo Priolo – Montebello della Battaglia – Casteggio – Voghera) e la 132 (Voghera – Montebello della Battaglia – Casteggio – Corvino San Quirico – Oliva Gessi – Torricella Verzate – Santa Giuletta – Redavalle – Broni – Stradella) sono fra le più colpite da orari non tarati sulle reali esigenze del territorio, e dal mancato rispetto delle norme di distanziamento che sarebbe lecito aspettarsi, al di là delle interpretazioni più o meno restrittive delle normative in vigore.
Qualcuno ha scritto, a questo proposito: “fatta le legge, trovato l’inganno”. Vogliamo credere non si tratti di questo, bensì di qualche svista che possa essere risolta nel più breve tempo possibile.
Nel frattempo, si è messo al lavoro il “Comitato genitori degli alunni e utenti – linee 84, 124, 132”, che riunisce alcuni cittadini residenti nei comuni di Colli Verdi, Fortunago, Zavattarello e Montalto Pavese. Al varo del gruppo c’è una petizione che richiede una maggiore attenzione alle istituzioni sui problemi di trasporto pubblico di questi territori. La petizione può essere sottoscritta nei seguenti esercizi pubblici: “Bar Piccolo” (Pometo), “Ai Campi” (Carmine), “Pineta” (Torre degli Alberi), “La Quercia” di (Valverde), “Barino” (Costa Cavalieri), “Barino” (Fortunago), “Farmacia Fiori” (Borgo Priolo).
Il Comitato che si è costituito pone l’accento sulle tre linee citate poche righe sopra, ma è a conoscenza di disservizi anche sulla linea che parte da Pometo e arriva a Broni.
Entriamo nel merito della questione.
«Da Voghera – fanno sapere dal Comitato, alle 13 partono due pullman per la collina, transitando per Casteggio. Alcuni alunni restano a piedi: o perché i mezzi sono entrambi strapieni, oppure perché partono in ritardo e non arrivano in tempo a Casteggio per la coincidenza».
Parrebbero esserci anche problemi legati ad una comunicazione inadeguata fra il soggetto esecutore del servizio e gli istituti scolastici. Spiega ancora il Comitato:
«Ci hanno segnalato che alcuni istituti hanno l’orario di uscita successivo di 10 minuti al passaggio del pullman. Gli orari scelti non favoriscono affatto gli studenti, o ne favoriscono ben pochi».
Le criticità non riguardano soltanto i collegamenti con i grandi centri urbani (e quindi gli studenti delle scuole superiori), ma anche quelli fra i comuni collinari (e i ragazzi delle scuole medie).
«Autoguidovie quest’anno ha cambiato gli orari anche per quanto riguarda il servizio che va fino a Torre degli Alberi. A causa di questa decisione, per i bambini che vanno a scuola a Pometo si è creato un grande disagio. In pratica sono rimasti a piedi».
Cosa è successo esattamente?
«Nonostante Autoguidovie avesse garantito ai sindaci del territorio di non cambiare gli orari, ha invece anticipato la corsa di mezz’ora. In questo modo i bambini delle scuole medie che partono da Fortunago dovrebbero prendere il pullman alle 6.30 per essere scuola alle 7.50. La cosa più tragica di questa modifica è che l’autobus li scarica a Torre degli Alberi alle 6.40: quindi questi ragazzi, minorenni, dovrebbero rimanere fra i 40 e i 45 minuti per strada ad aspettare la coincidenza con il pullmino per Pometo».
Ma i problemi non si fermano qui: anzi. Il principale nodo sul quale insistono dal Comitato riguarda il rispetto delle norme di sicurezza.
«Ad oggi i pullman non solo non rispettano il coefficiente di riempimento dei mezzi, che non deve superare l’80%: ci sono addirittura degli esuberi rispetto alla capienza massima che il mezzo dovrebbe avere in tempi normali. Parliamo anche di 10/15 persone in piedi su alcune tratte. Ma la richiesta sarebbe anche superiore. Quando si parte da Voghera il pullman è pieno, e alcuni ragazzi rimangono a piedi perché non possono salire».
Ci sono stati anche alcuni disagi di carattere organizzativo, non imputabili all’emergenza in corso.
«Disagi dovuti anche ai frequenti cambi di autisti, i quali magari non conoscono la nuova tratta; non sono informati sulle fermate e sugli orari. È successo a Pometo che la fermata venisse saltata, o che la corsa sia stata anticipata di dieci minuti. E quindi che i ragazzi siano rimasti a piedi».
Il Comitato propone alcune semplici richieste ai soggetti preposti.
«In un momento così delicato per la salute chiediamo che almeno vengano rispettate le norme. La settimana scorsa c’era affisso un cartello in uno degli automezzi che indicava 24 posti disponibili, mentre in realtà viaggiava strapieno. Qualche giorno fa è stato cambiato questo cartello: quello nuovo dice che si possono sedere 54 persone. Peccato che in realtà il pullman in questione disponga di soltanto 48 posti. Siamo all’assurdo. Bisogna cambiare: ne va della salute dei nostri ragazzi. Ad oggi non c’è nessun controllo, nessun rispetto del numero passeggeri, nessuna verifica sull’utilizzo delle mascherine».
Quali soluzioni mettere in campo?
«Bisognerebbe avere un pullman supplementare e aggiustare gli orari, per fare in modo che al rientro da scuola ci sia posto per tutti gli utenti che devono tornare in collina».
Per tamponare l’emergenza relativa al trasporto degli alunni delle scuole medie, il Comune di Fortunago, guidato dal sindaco Pier Achille Lanfranchi, ha messo a disposizione un pullmino che garantirà il collegamento con Pometo. L’automezzo è stato fornito in comodato dalla Comunità Montana.
Questo non esenta tuttavia il soggetto che ha in capo l’esecuzione del servizio pubblico dal trovare una soluzione in breve tempo, possibilmente di concerto con il comitato di cittadini venutosi a creare, e certamente in accordo con gli enti preposti.
Una prima reazione da parte di Autoguidovie è arrivata l’ultimo giorno di settembre. Secondo le indiscrezioni, relativamente alla linea 84, Autoguidovie si impegnerebbe a garantire la corsa per tutti i ragazzi della collina e a tarare meglio gli orari. Vedremo dunque cosa succederà nelle prossime settimane.
Intanto non si placano le polemiche relative al rimborso degli abbonamenti annuali non fruiti dagli utenti durante i mesi del lockdown. Autoguidovie, infatti, ha manifestato la disponibilità a rimborsare solamente le quote relative ai mesi di marzo e aprile, nonostante le scuole non siano poi ripartite nei mesi successivi.
A quanto pare, l’appiglio che giustifica questa decisione sarebbe da ricercare in un vulnus normativo creatosi nei meandri della burocrazia regionale lombarda, che a sua volta ha fatto proprie le linee guida stabilite a livello nazionale. Le quali stabiliscono, appunto, la rimborsabilità degli abbonamenti dei mesi di marzo e aprile. Anche se non impedisce certo ai soggetti territoriali di applicare rimborsi ulteriori.

di Pier Luigi Feltri

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