OLTREPÒ PAVESE – PORTALBERA – «L’OLTREPÒ È UNA DELLE ZONE PIÙ DISAGIATE PERCHÉ NON RIUSCIAMO MAI A PORTARE UN RAGAZZO A LIVELLI PIÙ ALTI»

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Fabio Tondo, 48 anni e una passione smisurata per il calcio. Prima calciatore e poi allenatore, da sette anni allena la Prima Squadra della Portalberese: in questa intervista, Mister Tondo ci racconta il suo punto di vista sul mondo del pallone.

Lei allena da tantissimi anni…ci racconta il suo percorso? «Ho iniziato con i settori giovanili, prima con l’Apos, con cui mi sono trovato molto bene, perché è una società che lascia molta libertà di lavorare. E poi sono passato alle prime squadre: ho girovagato un po’, tra cui Zavattarello e Casteggio, poi mi sono fermato a Portalbera».

Si trova bene? «Dopo 7 anni posso assolutamente dire che è casa mia! A dire la verità sono addirittura 8, perché avevo fatto il primo anno nel 2005, poi ero andato via e quando sono tornato non mi sono più mosso. Qui c’è comodità, la società ti fa lavorare bene, è una famiglia».

I risultati come sono? «Ottimi direi. Due anni fa abbiamo fatto i playoff, arrivando quarti in classifica e abbiamo perso la semifinale con Rivanazzano. L’anno scorso, invece, abbiamo fatto la finale playoff e abbiamo perso con la Cavese. Quest’anno è andata come è andata. Ma abbiamo sempre avuto una squadra di alto livello: è sempre la stessa da sette anni, a parte qualche piccolo cambiamento ogni anno».

In qualità di Mister ha chiesto qualcosa in più per la prossima stagione? «No, la rosa è confermata. Abbiamo dato un giocatore in prestito, perché voleva giocare di più ed in effetti da noi aveva poco spazio…poi sono tornati due ragazzi che avevo anni fa e altri due giocatori che arrivano dall’Apos. Comunque del mercato me ne occupo io, sono sia allenatore che direttore sportivo».

Un duplice ruolo importante… «Sì, anche perche sono io che capisco quello che realmente mi può servire… Comunque il nostro è veramente un bel gruppo… dopo l’allenamento ceniamo insieme, stiamo in compagnia. E poi questi ragazzi stanno da talmente tanti anni in gruppo che poi fanno insieme anche le serate, le ferie e così via. Anche le compagne e mogli dei giocatori sono molto coinvolte. Si è creato un ambiente molto bello e familiare e questo mi dà soddisfazione».

Lei allena la Prima Squadra. Cosa ne pensa invece del settore giovanile? «Bisognerebbe lavorare sui settori giovanili in maniera differente. Non bisognerebbe farlo solo per prendere i soldi dell’iscrizione, ma curare il settore, far crescere sul serio i giovani calciatori e avere degli allenatori con le competenze giuste. L’Oltrepò Pavese è una delle zone più disagiate perché non riusciamo mai a portare un ragazzo a livelli più alti. Poi succede che dopo aver ‘preparato’ i ragazzi nel settore giovanile, quando arriva il momento di poterli passare in prima squadra, magari si prendono giocatori da altre realtà e non dal vivaio. E allora cosa lo si è preparato a fare? Non serve fare un settore giovanile in questo modo. Bisogna fare un settore competitivo, con gente preposta, non serve farlo solo per ‘mungere’ dei soldi… perché i soldi del settore giovanile devono restare nel settore giovanile, devono essere staccati dalla prima squadra».

Ha visto cambiamenti negli anni, nel senso che prima c’era maggiore attenzione al settore giovanile e adesso no? «No, è una ‘cultura’ che ci si porta dietro da tanti anni. Per carità, poi ci sono società che lo fanno, che curano molto il settore giovanile e infatti hanno tanti ragazzi. Ma ce ne sono altre che lo fanno tanto per… e infatti mi chiedo spesso: chi negli ultimi anni è riuscito ad andare a giocare a livelli alti? Pochissimi davvero. E’ un peccato».

Lei è partito proprio da lì…«Per allenare ci vuole gente preparata. Io per farlo ho dovuto fare un concorso all’epoca, dove prendevano 40 persone, e fare un mese e mezzo di corso tutti i giorni a Milano. Al giorno d’oggi lo fanno anche a Pavia, ma anni fa non era così. E poi tutti gli anni ci sono gli aggiornamenti. Quindi non accetto che il ‘primo che passa’ alleni i bambini o ragazzini…posso capire se allena la prima squadra, dove ci sono giocatori già formati, ma con i più piccoli no. Loro hanno proprio bisogno di imparare e ci vuole gente esperta, mentre in prima squadra devi dare un’infarinatura al gruppo e fargli capire cosa vuoi tu da loro».

Al momento alla Portalberese non è attivo il settore giovanile. Pensa che la realtà possa cambiare negli anni futuri? «A mio parere no. Poi naturalmente se la Società deciderà di farlo io non ostacolerò il progetto, ma il mio pensiero rimane quello che ho espresso prima. Il settore giovanile serve, ma solo se fatto in una determinata maniera».

Secondo lei è dappertutto così, oppure è la nostra zona ad essere un po’ bistrattata? «Io conosco bene il pavese, le altre zone non le conosco alla perfezione…ma posso dire che quando abbiamo giocato partite in altre province la situazione è proprio diversa, anche a livello di strutture sportive. La provincia di Pavia è messa abbastanza male come strutture e impianti…è palese. Bisogna cambiare marcia».

di Elisa Ajelli