Oltrepò Pavese, presunto vino contraffatto: sequestrati 8 immobili e denaro per oltre 700mila euro

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Vino adulterato e spacciato per Doc e Igp: all’alba di oggi, la Guardia di Finanza e l’Arma dei Carabinieri di Pavia, al termine delle indagini dirette dal Sost. Procuratore Paolo Mazza, hanno eseguito la confisca di immobili e di disponibilità finanziarie per oltre 700mila euro nelle province di Pavia e Cremona nei confronti di tre soggetti indagati. Le odierne misure cautelari, disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pavia Luigi Riganti, sono il risultato finale di una complessa attività d’indagine – definita “Operazione Dionisio”, avviata circa 2 anni fa dalla Compagnia Carabinieri di Stradella e dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Voghera, con il concorso del Gruppo Carabinieri Forestale di Pavia e dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressioni Frodi dei prodotti agroalimentari (I.C.Q.R.F.). In un comunicato congiunto Gdf – CC, si apprende “dell’odierno sequestro preventivo di 8 immobili e numerosi conti correnti e ulteriori disponibilità finanziarie per un valore complessivo pari a oltre 700.000 euro, nei confronti di tre soggetti a vario titolo indagati per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari”. Come si legge ancora nel comunicato congiunto Gdf – CC, “La successiva disamina della documentazione contabile ed extracontabile, svolta dalle Fiamme Gialle Pavesi, unitamente all’analisi del contenuto dei personal computer e dei telefoni cellulari in uso ai soggetti indagati, oggetto di sequestro durante le descritte attività di perquisizione,” avrebbe “consentito di accertare che la cantina produceva e commercializzava fraudolentemente, per assecondare le richieste del mercato, vini asseritamente prodotti secondo la normativa di settore ma di fatto ottenuti mediante uve di tipologia diversa e prodotti non consentiti, nonché di quantificare il profitto della presunta frode in commercio a carico dei tre soggetti destinatari dell’odierno sequestro, poiché direttamente responsabili della creazione della frode attraverso la presunta falsa documentazione rinvenuta e della presunta gestione fraudolenta dei conferimenti effettuati dai coltivatori indagati”.

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