OLTREPÒ PAVESE – RICOGNITORE AL “MONTE”: «È STATA COME UNA VITTORIA»

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Il “Monte” come lo chiamano in molti, è per tradizione uno dei rally più difficili dell’intero calendario per via delle tante variabili che gli equipaggi iscritti devono affrontare. Una gara dura dove un piccolo errore ti può compromettere una corsa densa di prove dure, da uomini veri. Il meteo instabile e le mille sfaccettature dell’asfalto sono le insidie maggiori e spesso interpretarle risulta difficile anche per i campioni più navigati. Ecco dunque che in queste condizioni il ruolo dei ricognitori è fondamentale. Passando più volte lungo le prove speciali a bordo dei propri muletti messi a disposizione dai team e poco prima del transito del primo concorrente, riescono a fornire ai diretti interessati notizie importanti sullo stato della strada in modo da suggerire eventuali correzioni nelle note e la scelta giusta delle gomme. Nella gara monegasca le segnalazioni più frequenti sono senza dubbio la presenza di ghiaccio e neve fresca, senza dimenticare il fango e lo sporco che si accumulerà nelle zone limitrofe dei tagli. Un buon ricognitore può rappresentare l’ago della bilancia, colui che può far recuperare posizioni in classifica e talvolta far vincere il rally al proprio assistito. E come la storia ci insegna, a Monte Carlo è materia ben nota! Ad entrare nel mondo dei ricognitori per un impegno mondiale di grande levatura come il “Monte”, quest’anno, è stata la giovane vogherese Claudia Musti (oltre trenta gare all’attivo e sei vittorie) che ha vissuto una di quelle esperienze destinate a rimanere impresse nella memoria. Al fianco di Mauro Peruzzi (esperto coequipier di piloti come Cunico, Dalla Pozza, Pianezzola, Zordan, Caneva, Gecchele, Segantini ecc), su di una Skoda Fabia R5, la 26enne vogherese è riuscita a dare il meglio di se superando uno degli esami più difficili. Figlia di Filippo, rallysta di punta nell’ambito pavese nel periodo 1973- 1990 (tornato alle gare per un ritorno di fiamma dal 2014 al 2016) con 4 vittorie assolute nel carniere, titolare della Ova Corse in cui si approntano stupende Porsche; sorella minore di Matteo (115 gare all’attivo e 22 vittorie assolute) e, a completamento della Musti Dynasty, zia dei figli di Matteo, Lucrezia e Nicolò, rispettivamente di 13 e 8 anni, provetti kartisti, Claudia ha debuttato in campo rallistico al Monza Rally Historic Show 2014 leggendo le note al fratello Matteo sulla Porsche 911
concludendo al quarto posto assoluto e secondo di classe.
Ma come si è avvicinata ai rally Claudia? «In famiglia si parlava e sentivo parlare solo di rally – racconta Claudia – e questo, di
per sé, è stato un fattore importante. Ancora piccola ero già la fan n°1 di mio fratello Matteo. Avevo l’abbigliamento personalizzato “Mustirally” ed ero presente ai rally a cui partecipava. Poi, un giorno, sono salita su una delle nostre Porsche al fianco di Matteo. Credo sia scoccata in quel momento la scintilla che da fan mi avrebbe trasformata in protagonista. In quel momento da quella macchina non sarei mai più scesa».
Molti giovani che si avvicinano ad una specialità hanno sempre qualcuno o qualche campione a cui ispirarsi. È stato
così anche per lei?
«Ispirarmi, no, mi è sempre piaciuta Fabrizia Pons, con Lucky Battistolli formano una coppia imbattibile. Ma i miei maestri sono stati invece tutti uomini, cito due nomi su tutti: Claudio Biglieri e Giuseppe Fiori. Posso dire che mi hanno cresciuta e seguita nei miei primissimi passi di navigatrice».
Molte gare all’attivo, tanti risultati. Non le è mai balenata l’idea di passare dal sedile di destra a quello di sinistra? «Assolutamente, no! Mi trovo benissimo sul sedile di destra e voglio continuare in questo ruolo e migliorarmi».
Veniamo ora al Rally di Montecarlo. Un’esperienza tutta nuova. Come l’ha affrontata? «Ero molto emozionata pensando al ruolo che avrei dovuto ricoprire in una gara tanto impegnativa. Però ero curiosa di capire come viene affrontata una gara mondiale. È molto differente dalle altre, è tutta un’altra cosa a livello di regole, tensione, strade, è diversa un po’ di tutto. Sono stati 4 giorni di lavoro molto intenso, fortunatamente tutto è andato per il meglio. Inizialmente avevo dei timori per l’annotazione note etc.etc.etc. In tanti sottovalutano l’importanza di questo ruolo. Il primo impatto è stato difficile, poi dopo la prima giornata, abbiamo notato che i ragazzi erano soddisfatti del nostro lavoro. Avevamo fatto le giuste scelte. Posso dire che abbiamo lavorato come una squadra a 360° per tutti i giorni di gara. Alla fine è stata una bella esperienza, ho sentito da subito una fortissima fiducia attorno a me da parte di tutti. Questo grazie anche all’aiuto di Mauro che mi ha guidato al meglio in questa avventura. Abbiamo percorso tantissimi chilometri assieme, aiutandoci a vicenda come si fa in ogni equipaggio e squadra che si rispetti. Una squadra che torna dal “Monte” con il nostro equipaggio formato da Fabrizio Arenghi Bentivoglio e Massimiliano Bosi in gara con la Skoda Fabia R5 – RC2 della Delta Racing che nonostante parecchie traversie, ha chiuso con un onorevole 44° posto assoluto, 25° di RC2 e terzi tra gli italiani. Il Montecarlo è finito, torniamo a casa… anzi l’indomani al lavoro, però con la felicità di aver fatto una bella esperienza che sicuramente servirà nella mia carriera di navigatrice».
Quale effetto le ha fatto un Montecarlo senza pubblico? «Strano. Molto strano. Un effetto triste, una grande mancanza. Si può dire che senza pubblico abbiamo vissuto un rally di Montecarlo all’ 80%. È mancato il suo calore, i colori, il tifo. Spero l’anno prossimo di poter ripetere questa esperienza circondata dal pubblico».
Questa esperienza è stata la base su cui costruire progetti futuri? «Qualche progetto è nato. Ho conosciuto tanta gente, da grandi campioni come Thierry Neuville a importanti D.S. e non nascondo che qualche piccolo progetto già c’é. Di fatto per l’anno prossimo l’equipaggio è confermato».
In questa esperienza c’è stato qualcosa che l’ ha colpito particolarmente? «Sì. Vedere la strada delle prove prima e dopo il passaggio dei piloti ufficiali. Non pensavo potessero procurarmi un così grande effetto. Passano in punti che manco ti immagini. Trovano il “taglio” in punti che noi “umani” non vediamo. Passano ovunque. È allucinante».
Nel suo palmares ha 6 vittorie e molti podi all’attivo. Dove catalogherebbe questo Montecarlo?
«Se si potesse la calcolerei come settima vittoria. Ho imparato di più in questa occasione che non in dieci gare».
di Piero Ventura