OLTREPÒ PAVESE – RIVANAZZANO TERME – UNA SCOMMESSA VINTA, UN ESPERIMENTO CORAGGIOSO: LA COLTIVAZIONE DEL BASILICO

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Una scommessa vinta, un esperimento coraggioso destinato nei prossimi anni a rivoluzionare la sua azienda. Ha deciso di puntare sul basilico la società agricola “Passadore fratelli” di Giorgio Passadore, che tra Voghera e Rivanazzano Terme ha piantato quest’anno per la prima volta poco più di tre ettari di una coltura mai vista in Oltrepò. La raccolta si è conclusa, e noi lo abbiamo intervistato per sapere come è andata.

Cominciamo dall’inizio, e cioè dalla sua azienda. «Prima di essere la mia, era di mio padre e dei suoi fratelli. È stata fondata nel 1947, e inizialmente era un’azienda zootecnica e cerealicola. Con il passare del tempo ci siamo concentrati sulla parte agricola, e da quando ci lavoro anche io (cioè dagli anni Settanta) abbiamo inserito tra le colture anche la barbabietola da zucchero, i pomodori, la cipolla, i ceci. Ho sempre cercato di diversificare, e di non fermarmi ai soli cereali».

E quest’anno l’idea del basilico, una pianta che associamo mentalmente ad altre zone d’Italia, e a cucine regionali più o meno lontane dalla nostra. Come mai quest’idea? «Ho dei colleghi che da qualche tempo lo coltivano nel piacentino, e so che ci sono zone vocate nell’alessandrino, nel parmense, in Veneto. Qui non lo ha mai piantato nessuno, e ho deciso di provarci per primo. È una pianta delicata che necessita di molta cura e di notevoli investimenti, è vero, ma ha una resa economica molto superiore a quella delle colture più tradizionali. Io ho venduto a 0,37 euro al chilo più Iva, un prezzo enorme rispetto per esempio al pomodoro, che quest’anno viene pagato circa 0,08 al chilo».

Dunque ottimo per chi ha a disposizione superfici ridotte. «In teoria sì, in pratica è un po’ più complicato. Non ci si può improvvisare coltivatori di basilico perché tutto il ciclo produttivo presenta diverse criticità e ha bisogno di un investimento iniziale cospicuo»

Cioè? Lei come ha cominciato? «Attrezzandomi con tutto quello che ci vuole: macchine da taglio, macchinari refrigeranti, camion a rimorchio, gli strumenti che in parte avevo già e che in parte mi mancavano. Poi ho scelto i terreni in cui avrei piantato (l’azienda in totale è di 120 ettari, quindi ne ho utilizzata una piccola porzione) e ho seminato in maniera scaglionata tra aprile e giugno. Il basilico va innaffiato poco ma spesso (servono circa tre ore un paio di volte a settimana), concimato con una certa regolarità e tagliato ogni venti giorni: necessita inoltre di molta manodopera per la rimozione delle erbacce, dunque è un lavoro discretamente impegnativo. Solo alla fine di settembre abbiamo finalmente finito il raccolto, ma i risultati ci hanno stupito. Abbiamo portato a casa circa duemila quintali, una bella cifra per un primo tentativo».

Diceva prima che il basilico è una pianta delicata, dunque coltivarla è rischioso. «Sì, ma non ovunque presenta gli stessi rischi. La mia azienda ha la fortuna di trovarsi ai piedi di una collina, dove il clima è sempre piuttosto ventilato. Questo significa che l’umidità non ristagna, che il terreno è più salubre, e che quindi il rischio che le piante vengano attaccate dai funghi è minore. E in effetti, sarà anche per la fortuna del principiante, quest’anno non abbiamo riscontrato problemi»

Il basilico è delicato anche nella conservazione. «Moltissimo. Subito durante la raccolta viene bagnato con acqua fredda e mantenuto in fresco in appositi macchinari, così che non prenda caldo e non si annerisca. E poi va consegnato immediatamente all’azienda che lo lavora, la quale a sua volta sottopone il prodotto a un rigido controllo di qualità. In particolare ne testa il colore, la temperatura di conservazione, i residui chimici, tutto. Va a finire sulle nostre tavole (sotto forma di pesto, di basilico disidratato o di basilico surgelato), quindi viene analizzato nel dettaglio, com’è giusto che sia»

È stato facile venderlo? C’è molta richiesta? «Nonostante fosse il primo anno è stato piuttosto semplice trovare gli acquirenti, perché si tratta di un prodotto utilizzatissimo dall’industria alimentare che però non siamo in molti a produrre. Il mio raccolto è andato alla Saclà di Asti e alla Olitores di Piacenza, che lo trasformeranno in pesto».

Visto il successo di questo primo esperimento c’è da supporre che l’anno prossimo si proseguirà in questa direzione. «Senz’altro. L’idea è di raddoppiare la superficie coltivata a basilico e di modificare la struttura dell’azienda. Ho in mente di ingrandirmi e di dedicarmi anche a nuove attività, aprendo anche un bed and breakfast. La rivoluzione nei campi andrà di pari passo con quella della mia impresa, con cui ho intenzione di esplorare altre possibilità. Il cambiamento è fondamentale in ogni attività imprenditoriale, e io non ho paura di provare a crescere».

di Serena Simula