OLTREPÒ PAVESE – SALAME DI VARZI E EMERGENZA CORONAVIRUS. “UN MINIMO SI LAVORICCHIA»

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Salame di Varzi – Il salumificio Thogan Porri di Cecima è, diversamente da molti altri produttori di Salame di Varzi, indirizzato a singoli consumatori, alle attività di ristorazione, e ai piccoli negozi. È, cioè, lontano dalla Grande Distribuzione. Abbiamo chiesto un parere a Gentile Thogan proprio perché sono loro, i produttori che per scelta aziendale sono fuori dalle dinamiche delle grandi catene del commercio, a risentire degli effetti più gravi del lockdown.

Come sta reagendo la vostra realtà?

«Se parliamo di fatturato, tanto per essere concreti, già il fatto di potersi muovere solo a livello comunale ha fatto sì che lo spaccio non lavori quasi più: si è quasi del tutto fermato, e per noi un 20/25% lo rappresenta, una fetta importante. Poi noi facciamo un 30% con il canale horeca, soprattutto enoteche: un’altra fetta che si è fermata completamente. Per cui parliamo di più del 50%. Anche gli ambulanti sono fermi, perché i mercati sono chiusi. Qualcuno si è strutturato per effettuare consegne a domicilio, quindi diciamo che comunque un minimo si lavoricchia. Ma anche questa, per noi, era un’importante fetta del fatturato.»

E il negozio tradizionale?

«Il negozio tradizionale, il cosiddetto “normal trade”, invece, ha tenuto.

Qualcuno lavora di meno, qualcuno addirittura di più, come chi fa consegne a domicilio. Quindi in questo ambito abbiamo continuato a fare consegne, o con corriere o a domicilio. Ma parliamo pur sempre di un terzo del fatturato, questo significa che i 2/3 si sono persi per strada. Con 1/3 non si riescono a coprire i costi. Di conseguenza ogni giorno stiamo perdendo soldi. Prima di tutto viene la salute, per carità: e lo dico perché ci credo. Perché senza quella non si può neanche ripartire. Ma dopo bisognerà rimboccarsi le maniche. Ripartiamo da un terzo… anche quando finirà il tutto non credo si tornerà presto come prima, non penso che la gente si metterà in fila per andare al ristorante. Ci sarà molta prudenza.»

Qual è in generale la situazione del vostro comparto?

«La filiera agroalimentare ha sofferto meno di altri settori. In questo momento siamo pochi, nel Consorzio del Salame di Varzi, a non servire la Grande Distribuzione, ma siamo quelli che stanno soffrendo di più, perché la GDO ha tenuto. Per cui chi lavora con la GDO ha tenuto abbastanza, bene o male.»

Cosa possono fare gli enti governativi per aiutare le realtà più in difficoltà? Partendo dagli aiuti economici in senso stretto.

«Gli aiuti servono sicuramente: con tutti i soldi che stiamo perdendo, o non si fanno investimenti, o li si rimanda, oppure si devono chiedere finanziamenti alle banche, e qui si va in un “mare magnum”.

Il Governo dovrebbe sicuramente intervenire con incentivi anche per responsabilizzare le banche, mettendo meno paletti al credito. E poi, sicuramente, intervenire sul fronte dei tassi di interesse, anche se sono già bassi.

Poi su fronte delle tasse… hanno detto tante belle cose, ma per ora non si è fatto nulla di concreto. Poter posticipare alcune incombenze non sarebbe male.»

C’è qualcosa che chi governa potrebbe fare per favorire direttamente l’aspetto della commercializzazione?

«Da un punto di vista strettamente commerciale non saprei dire, se non che bisognerebbe limitare tutta la burocrazia… tanti imprenditori hanno belle idee, come sempre accade in un momento di crisi. Mi piace ricordare una frase che aveva detto Kennedy, secondo cui in Cina indicano la crisi con due tratti: uno vuol dire pericolo, e l’altro vuol dire opportunità.

Una frase bellissima, mai come adesso attuale. Quindi la crisi può anche essere opportunità, ma solo nel momento in cui puoi fare quello che hai in mente. Se ti mettono 10mila paletti, 10mila permessi, 10mila articoli di legge tutto diventa più difficile. Adesso momento di fare quello che hanno sempre detto, ma mai fatti. Noi italiani non siamo secondo a nessuno se ci si lascia libertà di fare.»

Di Pier Luigi Feltri