OLTREPÒ PAVESE – SE ARRIVANO PIÙ TURISTI È SOLO GRAZIE AL COVID-19

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Questi mesi di lockdown, pensavo e speravo, portassero idee nuove ai vari amministratori locali, pubblici o para pubblici che si occupano di turismo o promozione del territorio, non dico idee vincenti, per carità, ma almeno idee nuove per cercare di animare e rilanciare l’Oltrepò. L’Oltrepò in questo momento ha una grande opportunità: essere veramente il “fuori porta” di Milano. I segnali sono molto incoraggianti: nelle nostre vallate, tutti, politici, pseudo tali ed addetti ai lavori, confermano che c’è una grande richiesta di seconde case da affittare e in taluni casi da acquistare, da parte di persone che vorrebbero passare il periodo estivo o più mesi dell’anno in Oltrepò.

Il merito di questo non è certamente per strategie turistiche passate o presenti fatte da politici o manager del settore, “colui” che ha il merito di aver portato gente in Oltrepò, con l’auspicio che di persone ne arrivino ancora e sempre di più, è il Covid-19. Sì, il merito va ad un virus, ad una pandemia e già questo dovrebbe far riflettere, ma andiamo oltre e vediamoci “la parte buona”.

Mi aspetto nelle prossime settimane e mesi, dichiarazioni roboanti (che alla luce dei fatti risultano essere senza senso e fuori luogo) di assessori o amenicoli vari che diranno: «Il nostro Comune è pieno di turisti, il turismo è uno dei motori della nostra amena e ridente località…». Sciocchezze, la realtà è un’altra: per portare gente non è stato fatto nulla prima e non si sta facendo nulla ora, la gente è arrivata causa virus. Bene… non disperiamo, ora la gente c’è, è qui, cerchiamo di farla restare e perché no di farla ritornare. Pur capendo che il momento è difficile per tutti e che le perdite economiche sono state ingenti per molte attività, mi auguro solo che questi turisti, questi nuovi arrivi, per lo più milanesi, molti dei quali potrebbero divenire stabili, non vengano trattati, come molto spesso è successo negli anni, con scarso spirito di accoglienza per usare un eufemismo.

Mi auguro venga dato loro vino e salame buono a prezzi ragionevoli e soprattutto che non venga ripresa la filosofia di molti nostri vecchi che in dialetto dicevano: “I mangian ed i bevan ad tut, in capisan nient ad ven e ad salam” (mangiano e bevono di tutto, non capiscono nulla di vino e di salame). Perché se forse una volta era vero, forse… oggi è molto meno vero e quindi, se si vuole capitalizzare quello che il Covid ha donato a livello turistico all’Oltrepò, non bisogna esagerare con il vino scadente e con il salame o altri prodotti locali camuffati, bisogna dar loro vino, salame e prodotti tipici locali buoni e ce ne sono, e tanti… e a prezzi normali, giusti. Questo se si vuole sperare che questa gente che quest’anno arriva, l’anno prossimo ritorni, al di là delle strade da Terzo Mondo che abbiamo, non aggiungiamo anche la cattiva fama di pessimi padroni di casa.

Tornando alle sagre e manifestazioni di paese, mi aspettavo qualche idea nuova ed invece, se pur vero che una rondine non fa primavera, è anche vero che il buongiorno di vede dal mattino e molte amministrazioni locali sono ripartite da “fantozziani” mercatini, i famosi e tragici mercatini oltrepadani, accozzaglia di chincagliere e suppellettili spacciate per qualcosa che in realtà non sono, più o meno frequentati, sempre meno a dire il vero, (forse quest’anno di più per la voglia della gente di uscire) da gente che li percorre in lungo ed in largo guardando e comperando pochissimo.

Mercatini dove si vende di tutto un po’ e niente di tutto, nulla da togliere anzi, a chi fa il proprio lavoro di ambulante e lo fa con spirito di sacrificio e anche di illusione, ma se si vuole provare a fare qualcosa di turistico con i mercatini bisognerebbe che chi li organizza scegliesse in base alla tematica che dovrebbe essere quella di promuovere i prodotti alimentari (e non solo) del territorio o di aziende dell’Oltrepò e zone attigue. Solo in questo caso i milanesi che sono arrivati qui grazie al Covid, rimarrebbero piacevolmente sorpresi e vedrebbero un mercatino diverso da quello che il mercoledì mattina (per citare un giorno qualsiasi della settimana) vedono sotto il loro condominio in un qualsiasi quartiere della periferia milanese.

Così dovrebbe essere anche per le varie feste o sagre, che pur tra mille difficoltà, dovute alle norme post covid, probabilmente verranno organizzate e che da sempre animano i paesi dell’Oltrepò. Personalmente non conosco nessuna fabbrica di wurstel o crauti in Oltrepò, pertanto perché proporli come must in ogni qualsiasi festa di paese?

In Oltrepò non c’è un piatto veramente tipico ma abbiamo un mix di piatti delle 4 Regioni confinanti, proponiamo quelli, proponiamo i nostri formaggi, il nostro miele, i nostri vini, le nostre birre, perché sarà pur vero che l’Oltrepò è patria del vino ma ci sono anche diversi birrifici artigianali che producono ottimi prodotti. Non è facile, in molti dicono, molti produttori locali non sono interessati, altri affermano che le associazioni delle varie categorie guardano più fuori dall’Oltrepò che in Oltrepò, in realtà queste appaiono come scuse.

Certamente i problemi ci sono e sono concreti, ma almeno nelle feste da paese, e speriamo che quest’anno qualcuna venga organizzata, bisognerebbe provare a dare una svolta e visto che la materia prima va comunque comperata, comperare e proporre solo prodotti dell’Oltrepò o prodotti fatti e/o coltivati in Oltrepò, a maggior ragione se queste manifestazioni godono di qualche contributo pubblico o para pubblico dalle varie fondazioni, sarebbe scelta coscienziosa da parte di chi eroga, anzi dovrebbe a mio giudizio erogare fondi solo ed esclusivamente se tutti i cibi offerti e nel caso dei mercatini tutti i prodotti esposti sono espressione del territorio e prodotti da aziende dell’Oltrepò.

Per espressione del territorio includo anche quei prodotti che pur non essendo tipicamente oltrepadani vengono prodotti da aziende oltrepadane e che danno lavoro agli oltrepadani. Non è un’idea sovranista, anzi, in un mondo sempre più globale, lungi da me credere nei muri e nelle barricate, ma al contrario, a livello commerciale credo che per vendere i propri prodotti fuori zona è necessario essere molto forti in casa propria, è inutile andare a promuovere i propri prodotti in un hotel o in un mercato di Milano se poi a Santa Maria della Versa (per citare uno dei 76 Comuni dell’Oltrepò), si beve più prosecco che spumante di casa nostra.

Quest’anno sarà un anno particolare per chi, associazioni o enti locali, vorranno organizzare sagre e manifestazioni, ci saranno regole che limiteranno gli afflussi e allora perché non provare, avendo meno pubblico da esaudire, a fare il salto di qualità: se non dobbiamo dare da mangiare a 2mila persone, per cui crauti e wurstel sono veloci e poco costosi, ma ad una percentuale ridotta, tagliamo un salame, cuciniamo un nostro piatto tipico, diamo da bere “bene” con un nostro vino o una nostra birra.

Il Covid ci ha lasciato tanti lutti e sofferenze, ma grazie a questo “brutto” virus, in Oltrepò c’è e ci sarà più gente e più turismo. Venga sfruttata l’occasione, soprattutto da chi organizza eventi che in tutti questi anni sono stati promossi e pubblicizzati in maniera disorganizzata e confusionaria, di tutto un po’ e di questo di tutto un po’, c’era poco di Oltrepò, ma con molti soldi pubblici dell’Oltrepò.