OLTREPÒ PAVESE – “SE LASCIAMO PERDERE I PICCOLI ATTRITI, RIUSCIREMO, TUTTI UNITI, A VENIRE FUORI DA UNA SITUAZIONE DIFFICILE”

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Fabiano Giorgi, titolare dell’azienda omonima e presidente del Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò Pavese, è stato investito di un importante ruolo all’interno di Assolombarda, l’associazione delle imprese che operano nelle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Pavia. Giorgi svolgerà i compiti del Coordinatore della Filiera Agroalimentare, trovandosi in questo modo a rappresentare dei veri e propri colossi dell’economia nazionale. Per dimensioni e rappresentatività, Assolombarda è l’associazione più importante di tutto il sistema Confindustria. Al suo interno era confluita, solo pochi mesi fa, la Confindustria pavese: la nomina di Giorgi, dunque, rientra in un disegno di ampio respiro che mira a dare più rappresentatività al territorio pavese nell’ambito del sodalizio. Inutile dire che la presenza di uomini del territorio in ruoli chiave di una così importante organizzazione sono utili a creare canali di comunicazione con gli altri player del panorama nazionale e a far sì che le istanze territoriali possano, in qualche modo, essere rappresentate da un portatore di interessi privilegiato. A Giorgi vanno dunque le congratulazioni e l’augurio di un buon lavoro.

Quali saranno concretamente i suoi compiti? «La prima cosa che voglio dire è che mi fanno molto piacere i complimenti e mi fa piacere sapere che questa cosa ha anche reso orgogliosi tanti pavesi. Devo ringraziare assolutamente, però, Assolombarda Pavia: grazie al lavoro fatto dal presidente Nicola De Cardenas e dal direttore Francesco Caracciolo. Questo impegno ha fatto sì che un pavese potesse ricoprire un ruolo così importante. Sicuramente, nel momento della scelta di unirsi ad Assolombarda da parte di Confindustria Pavia, sono state fatte delle valutazioni molto ponderate. Direi che per come sta andando – al di là del ruolo che mi è stato dato, e in questo momento ci sono anche altri pavesi in ruoli molto importanti all’interno di Assolombarda – l’associazione sta mantenendo tutte le promesse fatte. Parlo dell’integrazione della realtà pavese nella maniera migliore possibile, della volontà di dare grande peso ad Assolombarda Pavia in Assolombarda generale. Del resto penso che Pavia stia facendo un’ottima figura, perché sta lavorando bene e sta dando un forte supporto ad Assolombarda. Un dare per avere.»

È evidente che Assolombarda pavese ha conquistato un posto di rilievo, in un settore che rappresenta uno dei principali interessi del territorio pavese: la filiera agroalimentare. Quali saranno concretamente i suoi compiti? «Sono compiti importanti: si tratta di coordinare un pool di aziende di grande rilievo. Praticamente porterò avanti le istanze di tutto il gruppo di filiera agroalimentare, che comprende aziende di caratura nazionale, come Coca Cola, Heineken, Campari. Ma anche tutto il comparto metallurgico e della plastica. Dovrò portare le istanze di tutta la filiera all’interno del Consiglio Generale, nel quale anche sono stato nominato come consigliere, in qualità portavoce di questa filiera. Che è fondamentale, in tutto il territorio pavese.»

411 imprese, oltre 4000 addetti e quasi 350 milioni di esportazioni all’anno. Numeri di primo piano, quelli della nostra provincia. Peraltro lei non è nuovo a questi ambienti, dato che aveva già un ruolo in Assolombarda, nel settore alimentare. «Ero già stato eletto come consigliere del gruppo alimentare; il gruppo alimentare mi ha proposto nel consiglio della filiera, e la filiera agroalimentare mi ha eletto come coordinatore.»

Cosa mi dice del gruppo di lavoro con il quale dovrà collaborare? «Sono stato eletto da pochissimo e in questo periodo è difficilissimo trovarsi: non siamo ancora totalmente operativi. Ma in questi giorni stileremo un piano d’azione importante. Io sono molto volenteroso, e quando assumo un ruolo cerco sempre di dare il massimo, come ho fatto anche negli otto anni di vita del Distretto.»

Il polso della situazione attuale ce l’ha anche e soprattutto come imprenditore. Chi sta soffrendo di più in questo momento di chiusure generalizzate? Su chi bisogna concentrarsi? «Parlando della filiera agroalimentare, le difficoltà riguardano un po’ tutti. Continuo a ritenere che i più penalizzati siano quelli che si occupano anche della distribuzione: quindi i produttori di vino, di prodotti enogastronomici per la ristorazione e per i bar. Per chi vende ai supermercati, logicamente, la situazione è diversa: alcuni possono anche migliorare le vendite.»

Qualche giorno fa è stato pubblicato in Gazzetta il decreto sul “Fondo ristorazione”, 600 milioni a fondo perduto per i locali che comprano prodotti di filiera italiana. Pensa possa essere un aiuto utile o solo una panacea? «Tutto in questo momento può aiutare. Il mio pensiero personale, però, è che questi investimenti siano molto labili rispetto ai reali bisogni. Non metto in discussione gli sforzi operati dal Governo, ma a livello pratico i soldi che poi arrivano sul territorio non possono assolutamente supplire la mancanza di lavoro e tutte le problematiche che i locali chiusi manifestano. Anche se lo sforzo va considerato in maniera positiva, quindi, non possiamo dire che risolva il problema. Avrei preferito se alcune risorse fossero state rese disponibili in una fase precedente.»

Con quali modalità? «Intanto, con un aiuto per i lavori che tutti i locali (ristoranti, bar) hanno dovuto realizzare per adeguarsi alle regole – giustissime – che erano state poste con i vari protocolli. Lavori che sono stati pagati preventivamente dagli imprenditori, che quindi hanno investito e adesso si ritrovano di nuovo chiusi. Un’altra parte di risorse le avrei investite alla prevenzione e al controllo. Per colpa di pochi che non si sono adeguati e non hanno rispettato le regole ci sono andati di mezzo in tanti.»

Lei rappresenterà l’interesse di colossi veri e propri che siamo abituati a vedere da protagonisti sugli scaffali supermercati (alcuni li ha accennati proprio poco fa). E proviene da un comparto, quello vitivinicolo, che purtroppo ha un rapporto piuttosto conflittuale con la grande distribuzione. Pensa sia possibile conciliare le tante esigenze in campo? «Se la grande distribuzione viene effettuata in maniera oculata e con i prezzi corretti, perché no. Oggi le aziende sono obbligate a diversificare la propria vendita, e non esistono più barriere insormontabili. La cosa fondamentale è tenere i prodotti al giusto prezzo. Data questa premessa, ben venga la grande distribuzione. L’importante è che le operazioni commerciali venga fatte nella maniera corretta.»

Perché pensa sia importante valorizzare il concetto di filiera, anche in questo ambito? «La filiera per me è importantissima, soprattutto in momenti come questo. Per questo sono onorato e molto contento di essere stato eletto come Coordinatore della Filiera Agroalimentare di Assolombarda. Dimostrazione della mia sensibilità a questo tema è il fatto che da otto anni presiedo il Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò Pavese, che fra le sue fondamenta ha proprio il concetto della filiera produttiva. Non mi voglio considerare un “paladino della filiera”, ma sicuramente sono una persona che ci crede fortemente. Il mercato, oltre alla qualità e all’immagine, richiede anche serietà; da questo punto di vista la filiera può dare un qualcosa in più per far crescere non solo le singole aziende, ma tutto il territorio.»

Bisogna darle atto che lei insiste parecchio su questo tema. «Otto anni fa siamo usciti dal Consorzio per fondare un’associazione che comprendesse solo produttori di filiera. Perché ci sentivamo poco rappresentati. Adesso, grazie ad un nuovo spirito di unione, c’è stato un riavvicinamento… rispetto al quale io sono molto favorevole; perché – non dimentichiamocelo – dobbiamo guardare non solo a questo momento particolare, ma al futuro. Il comparto vitivinicolo, soprattutto quello oltrepadano, manifesta una crisi evidente da anni. In questo momento le cose vengono solamente ad essere amplificate. Il territorio ha bisogno di avere fondamenti importanti e solo i produttori di filiera possono dare quel valore aggiunto necessario. Tutti devono poter convivere, ma sono i produttori di filiera e le cantine d’immagine, di qualità, a dover determinare le strategie del nostro territorio. Essere uniti, in questo periodo, diventa ancora più importante. Se lasciamo perdere i piccoli attriti, le naturali divergenze di opinioni che possono esserci state fra categorie diverse di produttori, fra persone diverse magari anche come mentalità, allora riusciremo, tutti uniti, a venire fuori da una situazione oramai divenuta troppo difficile per il nostro territorio.»

                                    di Pier Luigi Feltri