Oltrepò Pavese – Sei Giorni di Enduro, parte tecnico sportiva ottima, parte promozionale: è esattamente così che non si fa

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“La Sei Giorni Internazionale” di Enduro è stata certamente un grande evento. Lo è stato per validità sportiva a carattere internazionale. Lo è stato per numero di partecipanti. Lo è stato per l’ottima organizzazione tecnico – sportiva. Manifestazioni di questa tipologia possono piacere o non piacere, ma in Oltrepò c’è stata una maggioranza di persone favorevoli ed una minoranza contraria allo svolgimento della gara. Perché dico maggioranza e minoranza? Perché non essendoci stata un’oggettiva votazione ed una conta ufficiale dei favorevoli e dei contrari, l’unico metodo di paragone sono i likes ed i commenti pro e contro apparsi sui social; e qui c’è stata veramente una grande maggioranza di likes favorevoli alla Sei Giorni. Al di là delle posizioni talebane che emergono sempre in tutti gli schieramenti, e sono emerse in ambe le parti, dei favorevoli e dei contrari, di grossi problemi durante lo svolgimento della gara non se ne sono verificati. C’è stata la morte di un concorrente ma per cause naturali e non per incidente, qualche inconveniente per il traffico locale, ma niente di più di quanto succede durante una normalissima gara ciclistica per fare un paragone. La grande paura di diverse persone erano i danni che le moto potevano creare ai sentieri dell’Oltrepò e al greto dei torrenti: questa preoccupazione in molti casi è stata portata avanti in modo pacato, apartitico e ragionevole; in altri casi con isteriche motivazioni e convincimenti al limite della comicità. La realtà è che gli organizzatori, dopo aver ottenuto tutti i permessi secondo le leggi vigenti (diversamente la gara non si sarebbe disputata), hanno dato garanzie – ivi compresa una fidejussione bancaria – per il ripristino dei sentieri e delle zone interessate dal passaggio delle moto. Un lodevole ed inaspettato accordo, che esce dagli schemi: 60-70 mila euro ottenuti per la valorizzazione della rete sentieristica della Comunità Montana, lodevole sia da parte di chi l’ha richiesta, in questo caso la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, sia da chi l’ha concessa, il Comitato Organizzatori. La fidejussone, per un importo prossimo ai 100mila euro, ha coperto le opere di ripristino e manutenzione della viabilità  agrosilvopastorale: pertanto là dove sono stati arrecati danni il ripristino è stato fatto ed anche bene, non solo in sentieri toccati dalla gara, ma anche in altri sentieri, questo grazie all’accordo con la Comunità Montana . L’altra grande discussione intorno alla Sei Giorni era sul numero di spettatori previsti. Indubbiamente di stranieri se ne sono visti ed in una quantità che difficilmente si vede in Oltrepò; di altri appassionati, locali ed interregionali, ce ne sono stati abbastanza. Abbiamo fatto un test durante la gara e nel post gara con diversi commercianti dei paesi toccati dalla manifestazione, ed in ultima analisi la risposta è stata: «Gente sì, abbastanza, ma ne aspettavamo di più». Su quest’ultimo punto, senza tema di smentita e essendoci stati dei testimoni a più riprese, dopo alcuni colloqui oltre due anni orsono con gli organizzatori, avevo espresso certezze sul fatto che la gara si sarebbe disputata e che dal punto di vista tecnico-sportivo non ci sarebbero stati problemi, ma avevo altresì affermato che dal punto di vista promozionale ci sarebbero state delle lacune e lacune grandi. Il perché è presto detto e non vale solo in questo caso specifico, ma vale in tutte le manifestazioni sportive quando l’organizzatore è un grande appassionato e, pur avendo un approccio professionale all’evento che sta organizzando, non ha un approccio professionistico. L’ISDE 2021 ne è stata l’esempio e la riprova.  Si è pensato in maniera preponderante solo alla parte sportiva trascurando quella promozionale, tralasciando la parte che crea eventi collaterali, che porta più spettatori, quella che permette ad un territorio che ospita una manifestazione sportiva di poter usufruire di benefici non solo durante ma anche nel pre e post manifestazione a medio-lungo termine. L’entità che fa questo, e che in questo caso avrebbe dovuto fare questo, si chiama Promoter. Nella stragrande maggioranza di eventi sportivi, e a maggior ragione nelle discipline di successo del motorsport, il “promoter” è la figura, insieme all’organizzatore, di riferimento. Probabilmente anche in questo caso è stata prevista la figura del  promoter (non posso pensare che la Federazione Internazionale di Motociclismo non abbia un promoter), ma, se c’è stato, il suo lavoro di promuovere la manifestazione al di fuori degli appassionati, di creare eventi collaterali, di indicare dove e come fare il parco assistenza e come pubblicizzare la manifestazione prima e durante lo svolgimento della stessa… ecco dicevo, il suo lavoro non lo ha fatto. Forse lo ha fatto con le Federazioni, con le case motociclistiche, con i giornalisti del settore , con gli appassionati; lo ha fatto con “l’interno” , ma non è stato fatto nulla con “l’esterno” del mondo enduro. E questo è un grave errore. Non diamo colpe agli amministratori pubblici ed alla politica: salvo rare eccezioni, hanno tenuto un atteggiamento di basso profilo, capibile e accettabile. Pur avendo la mia idea in proposito, non entro nel merito: non avranno voluto inimicarsi una parte dei loro elettori o avranno visto “pericoli” in questa manifestazione. Tant’è che solo alcuni hanno sposato la causa: gli altri… in silenzio ad osservare e abbozzare. Pertanto nessun Comune o ente pubblico ha veramente organizzato eventi collaterali. E quei pochissimi organizzati dagli enti pubblici non sono stati degni di nota. Eppure si potevano e si dovevano fare! L’arrivo del Giro d’Italia a Stradella è stato preceduto da eventi collaterali; e anche dopo, a tappa ultimata, ne sono stati fatti altri. Gli esempi non mancano anche vicino a noi. Bastava osservare, capire e copiare. Forse la realtà è che gli organizzatori han tenuto, per me sbagliando, un profilo molto basso affinchè le critiche delle varie associazioni e persone contrarie alla gara fossero limitate e si placassero. Il timore c’era, visti i toni dei contrari, tra i quali anche qualche fazione politica che poi, visto lo scarso seguito, ha preferito placare le rimostranze, antecedenti l’inizio della gara. Hanno valutato correttamente, dal punto di vista sportivo, il parco assistenza. E a loro supporto, e scusante, c’era anche il Covid e le relative “ballerine” normative: non certamente la questione tempo. Perché comunque, pur con il Covid, norme, regolamenti etc. etc. etc.,  ci sono stati due anni di tempo per studiare il dove e il come. Ecco: “dove” è stato fatto… è esattamente l’opposto di dove si dovrebbe fare! Di spazi in Oltrepò più centrali, rispetto al seppur comodo aeroporto di Rivanazzano Terme, ce ne sono. Gli esempi in passato non sono mancati: il centro di Salice Terme , le aree centrali di Varzi, per citare alcuni esempi, ed altri spazi centrali ci sarebbero stati; e lo dico con cognizione di causa dopo essermi letto e fatto ben spiegare, da chi nel mondo enduro è “veramente” coinvolto a livello professionistico e non professionale o amatoriale, il cahier des charges FIM relativo all’ISDE. E dopo aver organizzato, o esser stato parte dell’organizzazione, di diversi eventi motorsport anche più importanti della Sei Giorni, almeno dal punto di vista sportivo e certamente economicamente e come numero di persone coinvolte, in Italia ed in Europa. Ma al di là di questo affermo che la location del parco-assistenza e servizi contigui era sbagliata. E dico questo dopo aver visitato il parco-assistenza ed aver visto lo spazio che è stato dedicato alla parte tecnico – sportiva, tralascio l’improbabile zona commerciale. Lì siamo caduti nel nefasto-ridicolo. Certo, organizzare un parco-assistenza all’interno di un paese è più complicato che organizzarlo in una zona decentrata come l’aeroporto. È più difficile avere i permessi dagli amministratori pubblici. La prima volta, però. La seconda, se si fa un buon lavoro, no! Anzi. Del resto, se il più famoso, e non dico il più bello sportivamente parlando, dico il più famoso circuito di Formula 1 è a Montecarlo, o se Singapore addirittura organizza la gara, ovviamente in centro città, di notte… se, rimanendo nel mondo del motorsport, uno dei più attrattivi rally al mondo è il Rally di Yprès, dove il parco assistenza è esattamente in centro città nella piazza della cattedrale… Di esempi ce ne sono altri, non tanti: ma quelli di maggior successo hanno il parco-assistenza in centro città. Non la partenza o l’arrivo, che hanno poco o quasi nullo appeal; ma il parco-assistenza, da “vivere” per la gente “normale” non necessariamente tifosa del motorsport. E per far vivere meglio le attività commerciali. Purtroppo, per esperienze vissute, tante, troppe volte… quando ti confronti con degli organizzatori tifosi, vorrebbero insegnare anche quello che non sanno. Brava gente, per carità: ma il risultato alla fine, a livello promozionale e marketing-turistico, li condanna. È avvenuto anche questa volta, come previsto. Alla fine cosa ci rimane di questa Sei Giorni? Una bottiglia in buona parte piena, che è la parte tecnico-sportiva, e in parte mezza vuota, che è la parte promozionale-marketing e turistica. Forse era quest’ultima la parte che interessava all’Oltrepò. Poi, organizzare non è mai facile. Le critiche ci saranno sempre. Ma sta nella modestia, nella permeabilità, imparare e ascoltare. E nell’avere coraggio ed essere innovativi per il successo di una manifestazione, almeno al 90%. Non solo al 60%, che è comunque una sufficienza

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