OLTREPÒ PAVESE: SESSO; POLITICA, LETTERE ANONIME E CENSORI

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Kiss

Spesso quando ci sono nuove persone che, politicamente parlando, hanno ruoli di responsabilità, oppure, ci sono dei cambiamenti nell’ambito di società pubbliche o para-pubbliche, il gossip di chi è contrario o più semplicemente di chi ha poco da fare ed ha pochi argomenti, impera.
Molto spesso il “pissi pissi bau bau” nei bar, nelle pubbliche piazze – situazione che oggi, viste le restrizioni imposte dal Covid risultano essere difficili – o attraverso lettere anonime inviate in ogni dove, ivi comprese le redazione giornalistiche, vorrebbe portare alla ribalta situazioni piò o meno vere della sfera privata di politici o dirigenti pubblici o para-pubblici. Un modo di agire che parte dall’Oltrepò
orientale e arriva all’Oltrepò occidentale, che dalla pianura oltre padana sale fino alla sommità delle colline. Purtroppo.
Puntuale come un orologio svizzero anche in Oltrepò, sempre, ma in questo ultimo mese intensificandosi, è ripartito il Festival
del gossip a sfondo erotico-politico. Chiaramente le lettere che arrivano, essendo anonime, già di per sé sono impubblicabili, a
maggior ragione quando entrano nella sfera privata di alcuni politici e manager – sfera che credo e spero non interessi a nessuno – e non colpiscono, cosa che invece avrebbe un senso e in alcuni casi anche una motivazione reale, la capacità politica o professionale del soggetto in questione , uomo o donna che sia.
Il mondo, l’Italia ed anche l’Oltrepò è pieno di casi dove il marito o la moglie o l’amante, sfruttando la posizione e il potere di uno dei due, riescono a raggiungere posizioni politiche o professionali che molto probabilmente senza l’intimità delle lenzuola non potrebbero essere raggiunte. I casi sono veramente tanti, di ieri, oggi e molto probabilmente domani, perché al cuor non si comanda e tante volte neppure al sesso.
Penso che pochissimi, anche tra coloro che hanno fatto il voto di castità, possono condannare i gusti e le voglie di chi – non tutti ovviamente – politicamente o professionalmente governa in Oltrepò, perché fondamentalmente ognuno va a letto con chi meglio crede. Altro paio di maniche se nell’ambito dell’alcova – cosa che è successa alcune volte (per usare un eufemismo) in Oltrepò, si tira la volata finale al proprio partner, ufficiale o clandestino di turno; non dovrebbe succedere, è una questiona di etica, ma senza scomodare questa parolona, è anche una questione di estetica. Un altro problema si pone quando, come si dice da noi, qualcuno “al gà al cù brùt” (ha il sedere sporco) e si erge a fustigatore dei costumi. Chiaramente il peggio del peggio è quando chi ,avendo fatto voto di castità, pontifica magari dopo aver bevuto un bicchiere di troppo dopo qualche fetta di buon salame, ma lì saranno i superiori della sua Confessione di appartenenza che potranno, se lo vorranno, intervenire.
Certo è che l’estetica in questo particolare momento è sempre più opinabile e molti per difendersi dicono: “Beh, cosa c’è di male se Caio o Caia sono amanti di Tizia o Tizio?”. Non c’è assolutamente niente di male, purché questo loro legittimo desiderio non vada ad inquinare o inficiare la loro attività politica. Molti altri si faranno forza dicendo: “Ma chi vuoi che lo sappia e poi come si fa a dimostrarlo?”. Ecco, qui casca l’asino, perché in Oltrepò c’è un altro detto che recita: “Se at vò no che la sappian, fal no” (se non vuoi che si sappia non farlo). Il mondo è piccolo e rispetto a prima, purtroppo per molti versi, il mondo oggi è anche pieno di gente che nel caso specifico non si fa i fatti propri e c’è anche tanta gente che, nell’ambito dell’alcova, per immortalare la sua ultima conquista, a volte a tradimento senza che il partner lo sappia, scatta foto o video, mostrandoli poi a pochi intimi, che a loro
volta hanno amici intimi a cui farli vedere, i quali a loro volta hanno amici intimi … così “il trofeo” che era per pochi, diventa
per tutti o quasi.
Ecco… oggi in Oltrepò stanno girando foto e video che per qualsiasi persona, che magari ha avuto una scappatella oppure ha un rapporto clandestino più duraturo, risultano essere imbarazzanti, perché a nessuno o nessuna piace, se non lo fa come attore o attrice professionista, essere filmato o filmata inconsciamente durante un rapporto amoroso oppure fotografato o fotografata
mentre entra in un hotel o anche a casa propria, in tenero atteggiamento, in compagnia clandestina.
Spero, anche se non ne ho la fondata speranza, che questa onda di discredito, di lettere anonime, di foto e di video che si sta trasformando in onda lunga che coinvolge politici, pseudo politici e boiardi pubblici (e anche qualcuno che ha fatto voto di castità) si fermi. Il gossip si plachi e si ritorni a giudicare, politicamente o professionalmente, chi riveste incarichi pubblici o para-pubblici per quello che ha fatto, sta facendo o ha promesso di fare.
I segnali non sono incoraggianti, si continua ad attaccare per iscritto in modo anonimo, verbalmente in modo molto più diretto, anzi, molti e anche soprattutto chi dovrebbe tacere, quando gli si pone la provocatoria domanda: “Perché non fai una bella intervista e ripeti quanto dettomi ora?” La risposta è sempre un imbarazzato silenzio… oppure ti rispondono “Beh io nella mia
posizione…”. Posizione? Patetica presunzione di potere nostrano e da cortile.
Vedremo cosa succederà, e non mi riferisco a quale lieto o meno lieto fine avranno queste vere o presunte love stories ma a quali decisioni saranno prese, in futuro, a favore dell’Oltrepò, in tutto l’Oltrepò a livello politico e manageriale. L’unica cosa che si può dire e che si è sempre detta, è che “Se una roba at vo no ca sappia, agh và fala no” (se una cosa non vuoi che si sappia non bisogna farla); ma un’altra frase della saggezza popolare, a chi rende o vorrebbe rendere pubbliche queste vicende private, calza a pennello: “A parlat propri ti?” (proprio tu parli?).
Perché: “Giove ci ha imposto due bisacce: dietro la schiena c’è quella piena dei nostri difetti, appesa al petto c’è la pesante bisaccia dei vizi degli altri. Per questo non possiamo vedere i nostri difetti, ma facciamo i censori non appena gli altri sbagliano”. Sono passati 21 secoli da quanto Fedro ha scritto la favola delle due bisacce, eppure la sua attualità non è scemata. Tantomeno in Oltrepò.