OLTREPÒ PAVESE – VERSO LE ELEZIONI PROVINCIALI. IL BILANCIO DI PAOLO GRAMIGNA

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Nell’approssimarsi della scadenza elettorale prevista per i prossimi mesi abbiamo discusso della situazione della nostra provincia con Paolo Gramigna, esponente PD, dal 2013 al 2016 Assessore provinciale nella Giunta Bosone, poi eletto nel 2016 e nel 2018 come consigliere provinciale.

Qual è il bilancio politico della attività della Provincia in questi anni? «Fino alla fine del 2016, anno nel quale il Consiglio Provinciale ha approvato un bilancio di previsione con il parere contrario del Collegio dei Revisori contabili e del Dirigente del Settore economico Finanziario, gli effetti dei vincoli di stabilità e quelli della legge 56/2014 avevano pesantemente condizionato la possibilità di spesa corrente e di investimenti. Oggi, anche grazie alle politiche nazionali che hanno messo in atto interventi di compensazione, la capacità finanziaria dell’Ente è ritornata consistente, anche se non ancora del tutto adeguata. Ricordo accesi Consigli Provinciali nei quali dai banchi dell’opposizione si sollecitavano dimissioni in massa con restituzione della fascia Presidenziale al Prefetto. Oggi possiamo dire che chi allora ha deciso di resistere affrontando le difficoltà ha avuto ragione.»

Quali sono gli effetti concreti? «Gli effetti della resilienza si sono visti anche in Oltrepò dove importanti opere, su tutte il completamento della Greenway, non sarebbero state realizzate. Così come indispensabili interventi di edilizia scolastica quale la nuova palestra del “Baratta” a Voghera che verranno realizzati quest’anno; o l’ottenimento delle risorse per la progettazione del nuovo Ponte della Becca. Ma non solo, da ricordare è l’attività politica svolta a supporto di iniziative ambientali quali il contrasto all’impianto di pirolisi di Retorbido, la bonifica dell’area ex-ILVA di Varzi e l’istituzione delle aree protette di interesse europeo “le Torraie – Monte Lesima” e “Sassi Neri – Pietra Corva” a Brallo di Pregola e Romagnese.»

Quali sono le prospettive per la Provincia del futuro? «Il perdurare dello Stato di Emergenza sanitario, non solo sta condizionando la data delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale e del Presidente della Provincia, ma anche impone la necessità di ampie convergenze amministrative, unica possibilità per candidare progetti territoriali fortemente condivisi ai finanziamenti che l’Europa ha messo a disposizione del nostro Paese. I Consiglieri provinciali e il Presidente sono eletti dai Consiglieri Comunali e dai Sindaci, a loro volta per lo più espressi da liste civiche. Sarebbe singolare che in un ente di secondo livello si ragionasse in una logica di sterile contrapposizione politica, antitetica alla compartecipazione istituzionale. Anche in questi anni il Consiglio Provinciale, sebbene diviso in gruppi politici, ha pressoché sempre votato ogni delibera all’unanimità. Per non disperdere l’esperienza fatta occorre proseguire su questa strada con proposte gestionali che sviluppino in modo innovativo e riformista la visione dell’amministrazione della nostra provincia.»

All’indomani della riforma Del Rio, soprattutto il PD aveva proposto che la provincia diventasse l’ente di coordinamento oltre che per la programmazione territoriale anche per l’erogazione dei servizi pubblici locali. È ancora attuale quella visione? «Certamente, più che mai. L’esempio virtuoso è costituito dal modello di gestione messo in atto per il ciclo idrico integrato dove, coerentemente con la normativa regionale che ne lasciava la possibilità, la Provincia ha costituito un ATO ed affidato direttamente il servizio ad una società pubblica generatasi attraverso un consorzio delle partecipate territoriali: Pavia Acque. Un servizio pubblico essenziale erogato da una società pubblica ha garantito il controllo degli amministratori locali esercitato attraverso lo strumento del Comitato di controllo analogo. E ha permesso la sostenibilità bancaria per ingenti investimenti per ammodernare le reti. Una scelta politica premiante alternativa alla privatizzazione.»

Se nel caso dell’acqua la Regione ha provveduto alla perimetrazione degli ambiti, così non è stato per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani… «Il piano rifiuti regionale del 2008 ha lasciato una lacuna normativa. La suddivisione, concertata con i comuni, del territorio provinciale in zone omogenee, possibilità prevista dalla riforma Del Rio, e parallelamente la costituzione di una società consortile pubblica provinciale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, potrebbe essere una proposta idonea per attuare una contrattualizzazione d’ambito ed il superamento di una difformità del metodo di raccolta e di tariffa oggi presente in relazione all’esistenza di contratti di servizio per ogni singolo comune ed alla entrata in vigore degli effetti delle determinazioni tariffarie dell’Authority Nazionale del settore (ARERA), nonché la possibilità concreta per le aziende di fare adeguati investimenti. Ma non solo. L’istituzione di zone omogenee permetterebbe lo sviluppo di ulteriori politiche industriali delle partecipate, creando nuove opportunità occupazionali in relazione alle vocazioni puntuali dei territori. Negli anni a venire più che mai la resilienza e la capacità di attrazione territoriale di nuove realtà produttive non sarà garantita dagli sgravi fiscali o dagli incentivi, bensì dalla disponibilità di servizi che soddisfino il perimetro di quelle attività “non core” delle imprese (front office e back office, coworking, magazzino, gestione e conservazione dati…). Servizi peraltro vendibili non solo alle imprese private ma anche agli enti pubblici.»

Cosa occorre, allora? «Occorre mettere in campo una visione innovativa della politica industriale delle partecipate pubbliche che punti ad una produzione al di là della competizione con l’impresa privata. Una posizione di vantaggio è senza dubbio costituita dalla presenza in Assolombarda, importante vetrina. Infine una nuova ed efficiente organizzazione dei servizi è alla base della riforma della PA, requisito essenziale non solo per l’accesso ai fondi “Next generation UE” ma anche a quelli ordinari indiretti (FEASR, FSE), oggi oggetto di negoziazione ai tavoli regionali ed in sede di Commissione Europea.»

Per tornare dalla poesia alla prosa. Cosa si sente di rispondere a chi esponente del centro sinistra locale la accusa di trasversalità e di avere in passato appoggiato le Giunte di centro destra in valle Staffora? «È una lettura innanzitutto non rispettosa nei confronti dei segretari dei circoli della valle Staffora e degli iscritti che hanno sostenuto scelte politiche, che io ritengo corrette. Quando compatibile con le idee di programma, sia da parte del PD che da altre forze politiche sono stati appoggiati progetti amministrativi locali e civici. In un territorio dove lo sbilancio del consenso ideologico era ed è nettamente a favore del centrodestra si è scelto di anteporre l’obiettivo del bene della comunità allo scontro politico, che comunque avrebbe dato esito ad una marginalizzazione del campo progressista. Aderire con esponenti del partito ad amministrazioni civiche ha dato modo di indirizzare le politiche locali verso scelte concrete aderenti ad un programma di sviluppo innovativo.»

Quali? «Risultati come l’ottenimento del finanziamento del progetto territoriale a valere sul bando regionale e sul bando di Fondazione Cariplo dedicati alle aree interne (oltre 22 milioni di euro) o del PISL riservato ai comuni dell’area Leader (6 milioni di euro) si sono concretizzati a favore delle comunità locali anche grazie al supporto dato dal PD a diverse Amministrazioni.»

Uno schema ripetibile? «Oggi siamo di fronte ad una diversa fase dove la cogestione è più complicata (ma non per questo va archiviata) avendo la Lega scelto la strada della egemonia politica, peraltro con ritorni territoriali al momento scarsamente significativi. Se è grave offrire interpretazioni semplicistiche da parte di chi forse deve giustificare ripetuti insuccessi politici personali, ancora più grave e dannoso per il partito è stato mettere in atto, a partire dal 2014, condizionamenti tesi ad interrompere le relazioni che sempre più si stavano consolidando tra il circolo di Voghera e i circoli territoriali. Certamente il rafforzamento di quelle relazioni avrebbe giovato al partito nei termini di aumento di autorevolezza e di consenso. Oggi chi se ne è andato, perché non esaudito nelle proprie ambizioni personali, ha lasciato tanti strascichi e conflitti, ma c’è la possibilità di ricomporli riprendendo un paziente lavoro basato sul confronto e sul merito.»

Come giudica l’attuale situazione politica nazionale? «Una guida del Paese progressista e riformista è l’unico elemento di garanzia per i rapporti tra l’Italia e gli altri stati membri dell’UE, rapporti che sono alla base dell’ottenimento di adeguate risorse per la ripresa economica postpandemica. Ruolo del PD deve essere quello di autorevole riferimento. È però purtroppo inevitabile evidenziare come dai presupposti costitutivi del Lingotto si rischi di tornare ad una vecchia concezione di partito, rigida e dirigista. Inoltre molte sono state le meteore, non solo a livello nazionale, che hanno pensato di sfruttare la visibilità per realizzare aspettative individuali. Tutto ciò si è tradotto in una perdita di credibilità e consenso. Occorre attuare un metodo di lavoro che esalti i valori fondativi traducendoli in proposte concrete. Pare inevitabile provocare una discussione interna, partendo dai territori e dai circoli, che produca una forte inclusione di rappresentanza di tutte le categorie sociali.»

                                    di Pier Luigi Feltri