OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA – «ABITUDINE AL SACRIFICIO E CULTURA DEL LAVORO FAVORIRANNO LA NOSTRA RIPRESA»

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Vogherese, Classe 1964, Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia, cresce professionalmente alla scuola dell’Avvocato Pietro Folchi Pistolesi. A seguito dell’Esame di Stato sostenuto a Milano, è stato, per sei anni di Magistratura Onoraria, Vice-procuratore della Repubblica. Cassazionista e Titolare del proprio Studio d’Avvocatura a Voghera dal 1992. Conosciutissimo in Città e ben oltre i confini della stessa, abbiamo incontrato l’Avvocato Marcello Lugano.

Come ha trascorso, umanamente e professionalmente, queste passate settimane di Lockdown, e come sta vivendo questa lenta ripresa della cosiddetta “fase 2”?

«Non ho mai smesso di lavorare e fare ricerca, attento alle esigenze dei clienti: alcuni erano spaventati per i controlli, i papà separati avevano paura di non poter vedere i figli, le mamme paura di non ricevere la contribuzione per la crisi economica… Umanamente, in modo molto sereno: aiutato da un vero amore per la lettura, ho potuto dedicare tempo ai troppi libri che erano in attesa nella mia libreria. Ho passato bei week-end in compagnia di mia figlia, che ormai è una ventenne responsabile ed una vera amica, e con la preoccupazione e la costante mancanza di mio figlio, che vive a Londra. La fase 2 è un primo ritorno alla vita, e spero si traduca in una fase 3 molto presto. Ad onta dei tanti censori da tastiera, ho visto nella mia città persone educate, responsabili, rispettose delle regole anche quando i limiti di resistenza sono stati palesemente superati. L’Italia deve riprendere. Le attività economiche devono tutte ripartire, nel rispetto delle regole ma in fretta. Non c’è più tempo da perdere».

Cosa ritiene sia stato giustamente realizzato e cosa erroneamente, in generale, nella gestione di questo periodo?

«è innegabile che chi ci governa si sia trovato in una situazione di oggettiva difficoltà emergenziale. L’onda d’urto della pandemia è stata altissima ed è arrivata in tempi rapidissimi. è facile giudicare da casa, ma penso che sia stato molto difficile contemperare le esigenze sanitarie con quelle economiche. Più facile evidenziare l’inadeguatezza del piano di sostegno economico: in questo caso occorre verificare fino a che punto vi sia stata una carenza politica e fino a che punto i mezzi economici del nostro Paese non siano sufficienti ad un sostegno effettivo».

Lei è estremamente attivo, in queste settimane, sui Social Networks in difesa di un concetto di “libertà negata” ed anticostituzionalità di alcuni passaggi di Decreti Consiliari: ci vuole spiegare il suo disappunto?

«è il disappunto di molti giuristi. I diritti dei cittadini, soprattutto quelli intangibili di rango costituzionale, sono comprimibili nel nostro Paese solo con una legge dello Stato, che passi al vaglio dei rappresentanti eletti dal popolo (Parlamento), o al più, per necessità di urgenza, con decreti legge, ovvero provvedimenti che hanno efficacia immediata ma debbono sottostare al vaglio parlamentare a pena di decadenza. è il concetto stesso di democrazia in gioco. I DPCM sono strumenti amministrativi, sottratti al controllo parlamentare: non certo io, ma eminenti costituzionalisti hanno espresso pareri tranchant ed a tratti molto duri sulla illegittimità costituzionale dei suddetti decreti. La libertà è un bene supremo, per cui si è combattuto e che non è rinunciabile né comprimibile senza che vi sia una decisione dei rappresentanti del popolo. Norme e leggi vanno rispettate sempre, ma questo non implica la rinuncia a uno spirito critico, né a metterle in discussione nella sede competente, anche con richieste di vaglio della Corte Costituzionale, ove il giudice ritenga la relativa eccezione meritevole».

Grande bufera sul blocco del sito Inps per le richieste del contributo di 600 euro a parecchi non ancora accreditato, e Cassa-Integrazione che non arriva se non anticipata dal datore di lavoro: cos’è successo e/o continua a succedere, a suo parere? All’interno di questa empasse intravede magari possibili appigli per una “Class Action” popolare?

«Il sistema italiano è gravato e frenato, se non addirittura paralizzato da una burocratizzazione bizantina e a tratti completamente illogica. I ritardi nel pagamento degli indennizzi e della CIG sono inaccettabili. Le imprese sono in asfissia, e so di molti datori di lavoro che hanno comunque anticipato gli stipendi ai dipendenti a fronte di una cassa di integrazione ad oggi non erogata. Sulle Class Actions sospendo il giudizio. Occorrerà tirare le somme alla fine».

Come giudica la stabilità lavorativa delle Aziende e dell’imprenditoria oltrepadane? Resisteranno all’urto di questi mesi, anche di quelli a venire? Dovranno adattarsi a qualcosa di innovativo?

«Secondo tutti gli osservatori più accreditati, la crisi economica in arrivo sarà travolgente ed epocale. I posti di lavoro perduti saranno milioni e la crisi delle imprese si tradurrà in una perdita di introiti fiscali da record storico. I cosiddetti “profeti del lockdown”, quelli che vorrebbero chiudersi in cantina fino all’anno nuovo, non hanno nemmeno idea delle conseguenze economiche che solo due/tre mesi di inattività pressoché totale porteranno alle aziende italiane. Non arriviamo da anni propizi, ma da una crisi endemica già conclamata da più di un decennio. L’economia italiana, già in una penombra preoccupante, conosce oggi il momento del buio. Penso con partecipazione al settore alberghiero e turistico: la stagione è perduta. Il danno è epocale, anche considerato il numero di posti di lavoro che verranno meno, e l’indotto di settore che è enorme. L’Oltrepò è storicamente forte: la nostra imprenditoria è qualificata e competente. Sarà una sfida dura, ma la nostra gente nasce dai sacrifici post bellici ed ha una forte cultura del lavoro, per cui la speranza è che dopo la flessione, pur drammatica, arrivi una nuova alba. Spero che i nuovi scenari imposti dalla crisi e dagli strascichi portino molti di noi a riconsiderare la bellezza di un turismo oltrepadano. Penso a week-end immersi nella natura e nei vigneti, in agriturismi accoglienti. Penso al “mio” circolo (Salice Terme Golf & Country), che è di una bellezza assoluta, ed alla “mia” Salice, che è una località in cui trascorrere una vacanza può tornare ad essere una scelta di qualità per sport, gastronomia di eccellenza, bellezza paesaggistica».

Cosa ne sarà del “nostro” oltrepadano comparto agricolo e vitivinicolo? E quale il destino dell’artigianato e del commercio, a suo parere di cittadino e di professionista dell’avvocatura?

«Il comparto agricolo va sostenuto. Va liberato da tanti lacci e lacciuoli che una normativa transnazionale non condivisibile ha frenato e penalizzato. Artigianato e commercio vanno incentivati pubblicamente anche attraverso iniziative su base locale. Ad oggi il settore giustizia è in stand-by. Occorre spiegare un concetto base: se si ferma la giustizia non è solo il settore penale a soffrirne (i processi non si celebrano, i cittadini dovranno aspettare mesi e mesi per avere una sentenza), ma lo stesso settore civile di impulso all’impresa e all’economia: pensate ai crediti da recuperare, ai decreti ingiuntivi alle controversie contrattuali. Se non si recuperano crediti, manca ossigeno alle aziende che vanno in asfissia».

C’è qualcosa che vorrebbe chiedere alla Magistratura ed alla Presidenza della Repubblica?

«Ho grande stima della magistratura. Ho, fortunatamente, quotidianamente a che fare con giudici preparati e attenti ai diritti dei cittadini e so che soffrono per primi per lo stallo del settore giustizia. Vorrei spendere una parola per il personale del settore giustizia, cancellieri, collaboratori: sono il vero motore del sistema e non hanno mai smesso di lavorare, nemmeno nei giorni più spaventosi, non hanno mai smesso di essere a disposizione di noi operatori del diritto».

Anche il suo settore professionale potrebbe risentire della necessità, in un vicino futuro, di adattarsi e/o reinventarsi?

«L’adattamento è già iniziato, ed è di caratura telematica. Il cittadino pensa ancora al processo civile italiano come un meccanismo lento ed antiquato. Au contraire: l’Italia ha adottato ormai da diversi anni un processo civile telematico assolutamente all’avanguardia mondiale. Iniziamo una causa con un’iscrizione a ruolo su una consolle telematica, depositiamo tutti gli atti successivi con un semplice invio dal nostro studio. Sentenze ed ordinanze ci vengono notificate via PEC dal giudice. Semmai, nel caso delle questioni più delicate ed in particolar modo del processo penale, è importante non adattarsi, non perdere la linea, non sacrificare la vera difesa, che è in aula, al fianco dell’assistito, di fronte a chi ti giudica e in tempo reale».

La politica uscirà indenne da questa pandemia-pandemonio o dovrà rivedersi e riattarsi a sua volta per aver ancora credibilità sociale?

«Il problema è di percezione, di come oggi il cittadino percepisce una politica distante, poco sensibile, matrigna. La mancata risposta alle esigenze quotidiane è stata dolorosa. I ritardi nel dare aiuti concreti sono innegabili. Personalmente penso che alla fine del periodo emergenziale si aprirà una crisi di governo, che porterà prima ad un governo tecnico su base più ampiamente condivisa, per traghettare, poi, il Paese alle elezioni. Discorso diverso per quanto attiene all’Europa. Il sentimento di generale europeismo che aveva pervaso gli italiani è decisamente provato; la fiducia in una Comunità che la gente ha sentito lontana, se non ostile, è forse perduta per sempre. Starà alle istituzioni europee la scelta tra un rinnovamento concettuale e normativo che imprima una svolta effettiva, o un rapido declino che potrebbe portare a uno sfaldamento dell’unione anche in tempi rapidi».

di Lele Baiardi