OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA- – «ERO CERTO CHE L’AFFLUENZA SAREBBE TORNATA COME PRIMA DELLA CHIUSURA E COSÌ È STATO»

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Adriano Semprini, nato a Rimini, oltrepadano d’adozione, è un personaggio difficile da catalogare. Artista, creativo, attualmente mago della piadina vogherese, è titolare dal 2016 del locale “A m’arcord, piade e cascioni”. Sagittario, a mio avviso rispecchia pienamente le caratteristiche del suo segno zodiacale che recitano: “il Sagittario è un avventuriero per eccellenza, affronta tutti i suoi progetti e le sfide della vita con entusiasmo, ha sempre bisogno di qualcosa di nuovo da fare, da iniziare….”. L’abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa di più delle sue innumerevoli passioni.

Semprini, lei è nato a Rimini, città molto vivace della riviera romagnola, fulcro della vitta notturna estiva, come mai è approdato in Oltrepò, in questo territorio tranquillo, forse troppo tranquillo dove sembra non succedere mai nulla di nuovo? (Ride di gusto) «Dopo aver frequentato la scuola, sono andato in Germania a lavorare nel campo della ristorazione per alcuni anni e poi sono rientrato alla base, ho conosciuto una persona e sono approdato in Oltrepò, diciamo che sono arrivato qui per seguire l’amore. Ho iniziato a lavorare ancora nel campo della ristorazione ma dopo breve tempo mi sono stancato e ho deciso di cambiare completamente ambito. Ho aperto a Casteggio uno showroom di arredamento, complementi d’arredo e tendaggi seguendo un po’ la mia creatività. Sono un po’ originale, seguo il mio istinto ed ho portato idee di stile e di design innovative che mi hanno dato degli ottimi risultati. Sono rimasto nel settore per 20 anni ed ho lavorato molto bene».

Poi cos’è successo? Come mai ha deciso di tornare alla ristorazione? Si è stancato dell’arredamento? «Non sono io che mi stufo, sono le situazioni che si vengono a creare che mi stancano fino a farmi disinnamorare. Così nel 2016 ho chiuso il negozio a Casteggio ed ho deciso di aprire una piadineria».

Ma come mai una piadineria e perché a Voghera e non per esempio a Casteggio o Stradella? «Si può dire che io sia nato con la piadina. A casa mia, a Rimini, è sempre stata una tradizione, ogni famiglia la faceva sempre in casa, non poteva mai mancare a quei tempi. L’ho chiamata proprio “A m’arcord” per ricordare i vecchi tempi. Ho deciso di aprire qui a Voghera per caso, perché ho visto questo posto dove prima c’era l’antico mercato coperto, era libero, la struttura mi ha subito affascinato, ho chiesto informazioni e son partito».

Come usa la sua creatività in questo campo? «Uso la mia innata creatività anche nell’elaborazione degli impasti utilizzando farine di grani e cereali particolari e poi utilizzo per la farcitura prodotti di primissima qualità e a volte azzardo anche accostamenti che stupiscono piacevolmente la mia clientela. Devo sottolineare che per me fare la piadina è prima di tutto un divertimento, non una fatica e questo mi stimola alla ricerca del gusto e dell’abbinamento degli ingredienti».

Questa primavera c’è stato un lungo periodo di lockdown a causa della pandemia di Covid-19, che situazione ha trovato alla riapertura? «Ho trovato una situazione più che altro di paura, non di abbandono, nel senso che i miei clienti, quando abbiamo riaperto, son subito passati a trovarmi. Chiaramente ancora si sente nell’aria quell’atmosfera strana. Ero certo che l’affluenza sarebbe tornata come prima della chiusura e così è stato. Piano piano son tornati tutti. Anzi, dirò di più. Il 20 di agosto è il quarto compleanno di questo locale e posso dire con orgoglio che mi ingrandirò e inaugurerò proprio qui a fianco una “gintoneria “ che è nata in un angolo di “A m’arcord” chiamato “l’angolo della scimmia” e diventerà così un “all monkey” completo, dove il cliente potrà provare una serie di cocktails a base di ben più di 100 tipologie di gin che si abbineranno molto bene alle piadine. è anche qui una ricerca nel campo del gin a cui sono approdato per caso e che mi ha appassionato molto. Parte un’altra sfida, amo questo tipo di situazione».

Grandi passioni quindi caratterizzano la sua vita fra le quali anche quella per la scultura che l’ha portata a creare nel suo locale una sorta di mostra delle sue opere. è sempre stato appassionato di questa tipologia d’arte? «Assolutamente no. Anche qui tutto è nato per caso.(ride) Ho alcuni amici a Brescia, uno dei quali è scultore e devo dire che, quando andavo a trovarlo, rimanevo incantato nel guardarlo lavorare. La cosa mi affascinava e questo lui l’ha capito e mi ha proposto di provare, seguendomi con qualche consiglio. Ero abbastanza scettico però l’interesse cresceva. Dopo circa 4 anni i miei amici mi hanno regalato tre panetti da un chilo di creta che sono poi rimasti fermi lì ancora per circa 3 anni. Finché un Natale, ero a casa da solo e ho cominciato a “giocare “ con questo panetto di creta. Ho realizzato la figura del “pensatore”, trovata su di un giornale e l’ho portata al mio amico scultore per  avere un suo giudizio. A quel punto lui mi ha detto che valeva la pena iniziare. è venuto da me e mi ha fatto una scultura di una testa, facendomi seguire con attenzione i vari passaggi. Questa è stata la mia scuola. Dopo qualche giorno, ho messo in posa un ragazzo e ho realizzato la prima mia vera scultura e la cosa mi ha affascinato. Le mie sculture sono realizzate in creta che poi viene cotta e spesso dipinta».

In quali momenti liberi si dedica alla scultura e cosa prova mentre plasma la creta? «Inizialmente mi dedicavo alla scultura non appena avevo un momento libero, anche di notte, mi aveva proprio affascinato e non poteva andare avanti così, mi assorbiva quasi totalmente. Poi ho cominciato ad utilizzare i ritagli di tempo che avevo libero dagli impegni del negozio. Stiamo parlando di circa 15 anni fa. è molto difficile spiegare cosa provo quando creo con la creta. Posso dirle che devo essere tranquillo dal punto di vista psicologico, non ho l’ispirazione quando sono preoccupato per qualcosa. Ad esempio nel periodo di lockdown quando non mi mancava il tempo, non ho creato nulla perché non ero tranquillo. La testa deve essere libera e serena e solo così creando mi rilasso e mi sento completamente appagato. Avevo l’obiettivo di creare una figura intera a grandezza naturale e ci sono riuscito con la creazione di “Stefano” il nudo che ho esposto nel mio locale».

Ha fatto mostre e ritiene che le sue opere abbiano un mercato? «Ho fatto diverse mostre a San Sebastiano Curone, Rivanazzano Terme, Bressana Bottarone e altre località della zona e ho anche venduto dei pezzi. A Voghera non ho mai esposto ma devo dire che con la storia del distanziamento dei tavoli nel mio locale, ho potuto riempire degli spazi con le mie opere e quindi è diventato una sorta di locale atelier. In questo modo anche i miei clienti hanno la possibilità di ammirare le mie sculture e magari di chiedermi anche delucidazioni in merito».

Un’altra sua grande passione sono le moto di grossa cilindrata e i viaggi… «Ho sempre avuto una grande passione per le Harley Davidson ma adesso sono molto orgoglioso del mio ultimo acquisto: una Indian gialla con la quale viaggio non appena ho un po’ di tempo e devo dire che il viaggiare mi ricarica e mi dà gli stimoli per scoprire sempre cose nuove».

Un’ultima domanda. Da riminese come la vede lei Voghera? «La vedo strana ma non mi sono mai fermato all’apparenza. Quando ho aperto la piadineria non mi sono minimamente preoccupato di dove fossi. Avevo bisogno di produrre e dare qualcosa di nuovo. Io penso che se una persona sente che può dare qualcosa di qualitativamente diverso deve provarci indipendentemente dalle caratteristiche del luogo dove si trova».

di Gabriella Draghi