Home Curiosità OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA – «RESTAURARE MOBILI È ANZITUTTO UNA PASSIONE...

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA – «RESTAURARE MOBILI È ANZITUTTO UNA PASSIONE E POI UN LAVORO»

229

Il passato regala bellissimi esempi di alcuni tratti della sua storia. Sono monumenti, opere d’arte, tradizioni o semplici manufatti. Ciascuno, a suo modo, fa rivivere emozioni legate al pensiero di vite che si sono intrecciate con quegli oggetti o hanno prodotto quelle opere. Un mobile antico è un esempio di una parte tangibile del passato che ha vissuto la sua storia ed è arrivata a noi. è anche un prodotto affascinante, soprattutto per i suoi estimatori e per chi si sofferma a pensare a cosa avrà vissuto quel pezzo d’arredamento, di quali stanze è stato un componente, quali segreti ha nascosto e quali mani lo hanno curato o usato. Molti vecchi mobili, antichi o d’epoca, sono conservati in buono stato e necessitano soltanto di un’adeguata lucidatura per tornare al loro originario splendore. Altri, purtroppo, hanno subito maggiori peripezie o sono stati troppo trascurati ed hanno bisogno di mani esperte che sappiano eliminare i danni e risanare segni del tempo trascorso. Il restauratore è colui che si occupa, prima di tutto per passione, di riportare i vecchi mobili del passato a nuova vita. Luca Nascimbene, classe 1986 è un giovane vogherese che ha scelto di fare questo lavoro affascinante e non comune.

Nascimbene, lei si definisce un restauratore ligneo di mobili antichi. In un mondo che vive sempre più di tecnologia è abbastanza insolito trovare un giovane che si occupa di artigianato, com’è nata la sua passione trasformatasi poi in lavoro?

«La mia passione deriva dal fatto che, quando ero piccolo, i miei genitori coltivavano l’hobby del restauro e quindi sono cresciuto in mezzo ai mobili antichi. Le confesso che inizialmente non amavo questo genere si mobili perché, come può immaginare, un bambino vuole giocare, ha la curiosità di toccare tutto e a casa mia questo non era possibile, diciamo che il tipo di arredamento era per me una limitazione. Poi, verso i 10 anni, ho cominciato ad andare spesso nel laboratorio di mio nonno che faceva il falegname e, imparando da lui i primi rudimenti, ho iniziato a fare i primi lavoretti con il legno e mi sono appassionato, ho scoperto di avere una predisposizione naturale per questo tipo di lavoro. Finita la scuola media, mi sono iscritto prima al Liceo Classico e poi al Liceo scientifico ma mi sono presto accorto che questa tipologia di studi non mi interessava quanto la lavorazione del legno e quindi ho deciso di lasciare per dedicarmi alla mia passione».

Ha frequentato dei corsi specifici per intraprendere la sua attività?

«I miei genitori mi hanno indirizzato presso alcuni restauratori e sono andato a bottega come si faceva un tempo perché in zona non esistevano scuole professionali con indirizzo del restauro ligneo. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa, cercando di capire un po’ i loro trucchi del mestiere, perché noi restauratori siamo un po’ restii a confidare i segreti del nostro lavoro, ho osservato molto per capire i procedimenti di lavorazione. Pian piano ho anche approfondito le mie conoscenze studiando i vari stili artistici che hanno accompagnato la storia del mobile. Nel 2007 ho aperto la mia attività  di restauro qui a Voghera. Il lavoro del restauratore è molto impegnativo ma anche appassionante perché si dà “una nuova vita“ a mobili spesso abbandonati, dimenticati e  non valorizzati. Restaurare mobili è anzitutto una passione e poi un lavoro, che necessita di esperienza, studio e pazienza: non ci si improvvisa restauratori, bisogna conoscere molto bene, come in tutti i mestieri, la tecnica. Il legno, infatti  ha molte problematiche che devono essere trattate e risolte con le giuste tecniche di restauro, in modo artigianale e nel pieno rispetto della tradizione classica. Il restauro non è un lavoro ripetitivo, ogni intervento è diverso e nuovo, richiede molta attenzione ai dettagli ma per me è molto stimolante. Sono sempre alla ricerca di legni antichi, o almeno con una certa stagionatura, perché non è consigliabile l’uso di legni poco stagionati. Bisogna essere molto bravi poi ad uniformare le tinte del legno e questa è un po’ una delle sfide».

Quali tecniche di rifinitura utilizza maggiormente?

«Ci sono moltissime tecniche di rifinitura ma per il mobile antico sono principalmente due: la rifinitura a gommalacca e la rifinitura a cera. Ci può essere anche una terza variante che è un mix tra le due precedenti per creare un effetto semilucido. La finitura viene anche indicata dallo stile del mobile, ad esempio un “Luigi XVI” ha una finitura a gommalacca a tampone ed ha una lucidatura a specchio mentre invece altri mobili come ad esempio una madia o una cassapanca del settecento, richiedono  una lucidatura semplicemente a cera anche  perché la gommalacca era una tecnica non ancora presente a quell’epoca».

Quale tipologia di clientela si rivolge al suo laboratorio?

«Il target di età dei miei clienti va dai 40 ai 65 anni, i giovani in genere hanno più il gusto verso il mobile moderno, anche perché inizialmente, quando si va ad arredare una prima casa non si hanno molte disponibilità finanziarie. Quando subentra un minimo di stabilità economica, iniziano anche ad apprezzare quello che è l’effetto che il calore del legno produce in un ambiente, la bellezza degli stili e spesso si integra un arredamento moderno con un pezzo di antiquariato. Diciamo che il mobile antico deve essere prima di tutto funzionale in una casa. Spero che sempre più giovani si avvicinino a questo tipo di manufatto. Io realizzo anche soluzioni classiche su misura come possono essere librerie in legno massiccio».

Ha avuto clienti che, dovendo di arredare una casa, abbiano deciso di recuperare mobili di famiglia abbandonati magari in cantina e quasi dimenticati?

«Di solito si va proprio a recuperare dei mobili che hanno anche un legame affettivo perché appartenuti ai nonni o alle generazioni precedenti. Non tutti capiscono che possono essere in possesso di un pezzo di antiquariato nascosto in casa. In Oltrepò ci sono ancora molti mobili antichi nelle case di una volta o provenienti da castelli disseminati sul territorio. Mi è capitato di essere contattato per restaurare un mobile di inizio ‘900 in una cascina della zona e abbiamo scoperto in un garage un cantonale del periodo dei Savoia che era adibito a ricovero di pezzi di ricambio del trattore. Dobbiamo sottolineare che in genere tutti i mobili d’epoca  anche se verniciati o trascurati nel tempo, a meno che non siano devastati dai tarli, possono essere recuperati e portati all’antico splendore».

Quindi il lavoro dell’artigiano ha ancora ragione di esistere al giorno d’oggi?

«Il lavoro dell’artigiano dovrebbe, secondo me, essere maggiormente valorizzato, soprattutto con scuole adeguate a formare dei professionisti competenti. Penso che i giovani potrebbero appassionarsi e cimentarsi in lavori interessanti che stanno man mano scomparendo. Ad esempio, quando mi trovo a restaurare un divano antico, ho bisogno di un tappezziere che me lo ricopra con il tessuto giusto e i tappezzieri sono artigiani ormai anziani che presto chiuderanno le loro botteghe se non interverranno nuove leve. Bisognerebbe anche incentivare con aiuti e meno burocrazia gli stages dei giovani presso le botteghe artigianali che sono un prezioso patrimonio italiano. Sicuramente consiglierei a un giovane di intraprendere il mio lavoro. Bisogna avere molta pazienza, tanta passione ma si hanno molte soddisfazioni».

Lei ha scelto di rimanere a lavorare a Voghera, in provincia, pensa che questo possa essere un limite per il suo lavoro?

«Io non mi posso lamentare, pur lavorando in provincia, ho clienti che vengono da fuori, anche da altre regioni. Certo bisogna lavorare molto bene per farsi apprezzare. Spesso un cliente arriva perché ha visto realizzato un mio lavoro e lo ha apprezzato, funziona un po’ con il passaparola. Ho lavorato anche per la Fondazione Bussolera eseguendo restauri per la villa della tenuta  Non sono molto social con la mia attività perché ho poco tempo ed è difficile che un cliente si fidi vedendo una foto on line di un lavoro realizzato. Ho comunque una pagina facebook , L.N. Restauro Conservativo Mobili Antichi e anche una pagina Instagram. In futuro mi piacerebbe ampliare il mio laboratorio e affiancare al restauro l’attività di creazione del mobile che ora è una percentuale veramente ridotta del mio lavoro. Il restauratore deve essere anche falegname e questo permette di dare spazio maggiormente alla propria creatività costruendo mobili su misura».

di Gabriella Draghi