OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA – «SUL RITARDO PER LA CASSA INTEGRAZIONE LA LEGA SE LA PRENDA CON SE STESSA»

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Ha vissuto la crisi dall’interno, affrontando dubbi e difficoltà con metodo scientifico, combattendo laddove possibile una battaglia personale contro fake news e utilizzo propagandistico delle informazioni. Il deputato vogherese del Movimento 5 Stelle Cristian Romaniello ci racconta lockdown e ripartenza viste da dentro le istituzioni.

Romaniello, iniziamo subito “puntando al centro del bersaglio”: era lei al corrente del Consiglio dei Ministri che ha portato il 31 Gennaio 2020 alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato d’Emergenza per Pandemia sino al 30 Giugno prossimo? Cosa si è fatto nei Palazzi della Politica dal 31 Gennaio al 9 Marzo, giorno d’inizio del Lockdown nazionale?

«La domanda mi sorprenderebbe, non fosse che mi è già noto il tema: qualcuno ha messo in giro la voce secondo la quale lo Stato di Emergenza sarebbe stato dichiarato nottetempo, all’insaputa di tutti. In realtà, è sufficiente rivedere un telegiornale (io seguo Mentana) del 31 gennaio 2020 per rendersi conto che l’informazione è stata pubblicata, diffusa e resa disponibile a tutti. Anche i giornali ne hanno dato notizia da subito. I Palazzi hanno lavorato senza sosta, i Ministeri hanno gestito tutta l’emergenza, coordinati dalla Presidenza del Consiglio, retta con capacità da Conte. Le assemblee hanno risentito dell’emergenza, nel rispetto delle disposizioni di sicurezza, ma molti parlamentari hanno lavorato senza tregua. Io, per esempio, mi sono ritrovato nella curiosa condizione di vedere i miei figli, a casa mia, solo per metterli a letto o per cena. I ritmi sono stati altissimi, ma era doveroso visto ciò che stavano facendo i nostri operatori sanitari».

Come può essere che all’interno del territorio dell’Unione Europea ove, come la sigla annuncia, tutti gli Stati facenti parte dovrebbero avere se non l’uniformità precisa almeno una somiglianza, mi passi l’ironia, la Germania è andata ad affrontare questa crisi con 28mila posti-letto di terapia intensiva e l’Italia 5mila?

«L’Unione Europea è un’organizzazione internazionale sui generis, non uno Stato federale, questo è uno dei motivi che produce le differenze e la distonia che ci sono note da sempre. In Italia si è scelto, negli ultimi 30anni, di privatizzare larga parte della sanità, scelta discutibile che ha condotto ad un taglio di posti letto insostenibile (dal 1997 al 2015 i posti letto per acuti in Italia hanno subito un taglio del 51%, più della metà). Chi oggi ci critica è responsabile di questi tagli, penso alla Lega, a Fratelli d’Italia (gli esponenti attuali facevano parte dei partiti che tagliavano i diritti fondamentali dei cittadini), Forza Italia. Questo trend va ampiamente rivisto, se mai ci sarà una giunta lombarda di orientamento diverso. Non mi aspetto che chi ha demolito la sanità la rimetta a posto. Per fortuna, lo stesso sistema sanitario nazionale pubblico è riuscito a sopperire alla carenza creando da un giorno all’altro strutture adatte a ricevere pazienti Covid. L’aiuto che abbiamo ricevuto da molti Paesi del Mondo è stato determinante nella fase più critica dell’emergenza, al pari delle donazioni dei cittadini, delle grandi aziende e dei nostri parlamentari. Queste donazioni hanno consentito la creazione di nuovi posti letto».

Nei primi giorni di diffusione in Cina, alla fine dello scorso anno, sono immediatamente iniziate illazioni sull’origine del virus: dapprima una fuga da laboratorio, per settimane poi una mutazione tra topi e pipistrelli, ultimamente di nuovo si fa breccia la prima versione. Qual è la sua idea, o la risposta ricevuta da esperti da lei consultati? Quale linea, tra le varie udite da scienziati, immunologi e virologi in programmi televisivi e su carta stampata, lei ritiene veritiera e da perseguire?

«Arrivo dalla scienza e sono formato alla verifica delle affermazioni. Non si può dire che un virus è stato creato in laboratorio senza portare prove. Attendo, quindi, che chi lo afferma corrobori la propria tesi con dati alla mano. Ho trovato singolari le affermazioni di Mike Pompeo, Segretario di Stato USA che ha dichiarato sulla televisione americana, prima che il Covid è un prodotto di laboratorio, poi che non è possibile che sia prodotto in laboratorio. Alle richieste di chiarimento della giornalista ha confermato che il Covid non è stato creato in laboratorio, ma trasmesso da animale a uomo. Penso sia bene avere le idee chiare su argomenti tanto delicati. Gli esperti dicono che si tratta di un virus trasmesso da animale a uomo. La conferma che mi ha dato ulteriore fiducia arriva da genetisti e biologi molecolari indipendenti che hanno analizzato il genoma del virus. Questi ricercatori non hanno conflitti di interessi, quindi ritengo le loro conferme affidabili. Resta il fatto che, non essendo competente in materia, sospendere il mio giudizio per ascoltare chi competenza possiede è l’unica strada possibile».

A suo parere strettamente personale, tentando di separare “le carriere” di uomo, compagno e papà da Onorevole Deputato, sono state messe in campo, e ben eseguite, tutte le possibili soluzioni… almeno, al momento?

«Nessuno poteva immaginare che ci saremmo imbattuti in un’epidemia di queste proporzioni, nessuno aveva mai vissuto ciò che stava per accadere. L’Italia si è trovata ad affrontare il contagio più consistente ed è stata in grado di affrontare l’emergenza più aggressiva, da subito. Ciò nonostante, non si è mai verificata una trial-and-error strategy, ma una vera preparazione strategica basata anche sullo scenario peggiore. Per questo, nonostante l’imprevedibilità dell’emergenza non consenta di anticipare tuti gli ostacoli e qualche volta si possa inciampare, devo concludere che, si, a livello nazionale le soluzioni trovate sono state adeguate. Sono rimasto deluso e arrabbiato per gli atteggiamenti di alcuni Presidenti di Regione. Cercare di fare opposizione al Governo che combatte un’epidemia è meschino e non potrà passare in cavalleria. I dati della nostra Regione, i comportamenti e le delibere della coppia Fontana-Gallera rendono evidente che cercare di fare sgambetti è irresponsabile e causa danni. Ovviamente, non nascondo le criticità sulla quale siamo incorsi. Ci sono stati alcuni ritardi sull’erogazione di misure di sostegno al reddito, ma nessun escluso tra gli aventi diritto. Questo porta all’intenzione di migliorare al massimo le infrastrutture digitali degli enti preposti e snellire le impalcature burocratiche del Paese. Molto importanti sono le misure di sostegno alle imprese. Oltre alla mole di garanzie e liquidità liberate dai decreti e agli incentivi alle imprese, stiamo varando misure espansive senza precedenti, molte delle quali a fondo perduto».

Grande bufera sul blocco del sito Inps per le richieste del contributo di 600 euro, a parecchi non ancora accreditato, e Cassa-Integrazione che non arriva se non anticipata dal datore di lavoro: cos’è successo e/o continua a succedere?

«Non sono un codardo e non scappo da una critica posta correttamente. Come dicevo, alcuni ritardi si sono verificati. È giusto evidenziare che il sito dell’INPS si è trovato a rispondere in un mese alla mole di richieste che solitamente arriva in diversi anni. Coloro che ancora non hanno ricevuto il contributo di 600 euro lo stanno ricevendo e potranno richiedere il successivo (che potrà arrivare a 800) con un click. Sulla cassa integrazione in deroga però occorre fare chiarezza: le domande all’INPS sono emesse dalle Regioni. La Lombardia, al 30 aprile, a fronte di circa 40mila domande presentate dalle aziende, ne ha inviate all’INPS poco più di 8mila, delle quali oltre la metà già autorizzate dall’INPS. Ora, è chiaro che l’INPS non può sapere a chi erogare i soldi, se le Regioni non fanno le richieste. E, anche se superfluo da dire, lo Stato non c’entra, alcune Regioni devono svegliarsi. In generale, è una preoccupazione che deve tenere alta l’attenzione perché lo Stato deve sempre esserci per tutti, in particolare per chi ha davvero bisogno; in America hanno rifiutato il ricovero a pazienti senza assicurazione sanitaria, cosa che ha portato a pagare 35mila dollari per le cure o, nel caso peggiore, al decesso di un diciassettenne. Noi siamo meno criticabili sotto diversi punti di vista, non crede? Onestamente, nel nostro Paese mi hanno preoccupato le amministrazione di destra estrema che hanno discriminato alcuni, italiani e stranieri, sui buoni spesa pagati col Bilancio dello Stato. Ho condotto una battaglia contro il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri. I tribunali hanno dato ragione alla mia posizione e ne sono lieto. Chi discrimina, discrimina sempre. Ieri toccava al meridionale, oggi allo straniero, domani al dissenziente e a chi diverge dagli orientamenti dominanti, dopodomani chissà. Il nostro turno, prima o poi, arriva».

Come giudica la stabilità lavorativa delle aziende e dell’imprenditoria oltrepadane? resisteranno all’urto di questi mesi, anche di quelli a venire? Dovranno adattarsi a qualcosa di innovativo?

«Le aziende oltrepadane, come tutte le aziende italiane hanno subito un crollo dei fatturati inimmaginabile, soprattutto quelle che fanno export. Lo Stato però non è rimasto a guardare, ha subito concesso la cassa integrazione e ha strutturato interventi consistenti per tutelare il nostro tessuto industriale e si sta lavorando anche per incentivi a fondo perduto per sostenere il fabbisogno di liquidità delle imprese. Le crisi stimolano intenzioni di grande miglioramento e questo è il momento di investire in sicurezza, innovazione tecnologica, riqualificazioni energetiche e smart working, per affrontare la crisi attuale e riproporsi ad un mercato che potrebbe essere diverso una volta che riprenderanno a salire i consumi delle famiglie. Il nostro Oltrepò ha criticità che vanno affrontate, ma è in grado di rialzarsi. Le misure che mettiamo in campo per il rilancio della domanda interna e per consentire la ripartenza a molti settori di mercato sono fondamentali per la ripresa, ma insieme al Ministro Di Maio stiamo finanziando misure per il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese che sosterranno l’export, e il nostro territorio ha un potenziale rilevante. È difficile, ma si può!».

Cosa ne sarà del “nostro” oltrepadano comparto agricolo e vitivinicolo? E quale il destino dell’artigianato e del commercio?

«In questo periodo di emergenza tutti i comparti hanno avuto grosse difficoltà e il mondo agricolo e vitivinicolo non sono esclusi. La mancanza di manodopera nel mondo agricolo a causa del blocco delle frontiere avrà una ricaduta sul settore, ma potrebbe aprire spazi occupazionali per i cittadini italiani che sono in cerca di lavoro. Una soluzione per il settore vitivinicolo potrebbe essere la vendemmia verde. La speranza è che con le riaperture dei ristoranti e dei bar, ed il giusto sostegno dello Stato, si possa far reggere l’urto di questa crisi. Ho comunque notizie di un aumento degli ordini alle cantine dei vini in questi due mesi di quarantena, grazie anche al servizio di consegna a domicilio effettuato dalle aziende vitivinicole, un modo per affrontare la crisi e adattarsi alle richieste del mercato. Per i settori dell’artigianato e del commercio bisognerà attendere le riaperture e vedere come ripartiranno i consumi. Alcuni settori subiscono di più la crisi, come quelli legati alla cura della persona e la ristorazione. Per questi settori, abbiamo attuato misure straordinarie di sostegno al reddito, avviato la cassa integrazione (anche per attività per cui non era prevista), stabilito un credito di imposta del 60% dell’ammontare del canone di locazione e sono pronti antri provvedimenti, per affrontare l’emergenza attuale e sostenere la ripartenza. Con la ripartenza dobbiamo continuare, e aumentare, l’impegno per sostenere anche nelle azioni quotidiane il mondo del commercio. Scegliere prodotti locali e acquistare nei negozi di vicinato è un modo per sostenere l’economia locale. Anche i Comuni dovranno contribuire nel sostegno alle attività commerciali, intervenendo sulle imposte e sui tributi locali. Bisognerà riprogettare le città, per concedere a tutte le categorie commerciali spazi commerciali su suolo pubblico».

Poco meno di 40 miliardi di euro arriveranno all’Italia dal recovery Fund a fine Giugno, si vocifera, suddivisi tra MES, Sure e BEI. Enrico Letta da Parigi ha già annunciato che i fondi MES andranno a ricapitalizzare la Sanità, i fondi Sure la Cassa-Integrazione ed i fondi BEI il mondo lavorativo in generale: come verranno “consegnati” questi soldi alla popolazione? Chi gestirà il transito e la consegna?

«In realtà, è ancora tutto da determinare. Com’è noto, la mia posizione, in linea con quella del mio movimento e del Presidente del Consiglio, è favorevole ad un fondo europeo, come il recovery fund, che finanzi l’ulteriore debito degli Stati colpiti dall’emergenza Covid a fondo perduto, almeno in larga misura. L’entità di un finanziamento con un fondo di questo tipo (la cui potenza di fuoco potrebbe sfiorare i 2 trilioni di euro) sarebbe molto maggiore rispetto ai 40 miliardi di cui si è parlato nelle scorse settimane. Il Mes è un fondo difficilmente conciliabile con il nostro sistema paese e, più in generale, in un contesto di crisi simmetrica. Non è stato pensato per questo tipo di interventi. Pertanto, perché possa essere utilizzato nel nostro paese, il MES dovrebbe avviare una linea di credito senza condizioni (ma per davvero), vincolata alle spese sanitarie e ad un tasso di interessi estremamente favorevole. Occorre cambiare un trattato e un regolamento per fare questo. Seguo con interesse il prosieguo del dibattito, senza lasciar sfuggire i dettagli. Gli slogan non mi appartengono. I fondi SURE e gli investimenti della BEI non mi soddisfano, ma possono avviarsi verso una direzione auspicabile. Occorre uno sforzo maggiore. Certamente, quando la BCE si comporta da Banca Centrale riesce a risolvere molti più problemi di quanti non ne risolva qualsiasi altro strumento. Riguardo la gestione dei fondi, prima occorre capire quali fondi saranno realmente utilizzati. Come sempre, alcune risorse saranno gestite direttamente dallo Stato, altre erogate dagli enti locali. Ricordo, vista la domanda, che la cassa integrazione in deroga è gestita dalla regione. Se i soldi non arrivano, in questo caso, la Lega deve prendersela con se stessa, ma dovrebbero studiare un po’ di più per saperlo. Per concludere, sottolineo che esistono misure all’esame dei nostri organismi istituzionali che prevedono una intelligente gestione del cassetto fiscale per provvedere a cessioni di credito e altri metodi di pagamento che potrebbero rilanciare la nostra economia attraverso un aumento della domanda interna, piuttosto che prestiti condivisi con scadenze anche trentennali, che consentirebbero un’immissione di liquidità per famiglie e imprese senza precedenti. Queste sono proposte del movimento cinque stelle, a cui ho lavorato. Dovessimo riuscire a realizzarle senza trovarci ostacolati da un’opposizione invidiosa e incapace o da pletore di burocrati, avremo la possibilità di venir fuori dalla crisi puntando prevalentemente sulla grandezza del nostro paese».

Vaccino, studio sull’anticorpo ad opera di team svizzero-scozzese, studio sull’anticorpo ad opera di team italo-britannico, plasma sintetico e non, premi Nobel vittoriosi e mancati che annunciano che la carica virale si esaurirà da sola, nel tempo… quale formula è in vantaggio nelle scelte parlamentari e governative e quale la spunterà alla fine, secondo lei?

«Ci sono tanti scenari possibili, dobbiamo lasciarci aperte tutte le possibilità terapeutiche. Riguardo alla terapia più popolare al momento, i ricercatori dell’ASST di Mantova e del Policlinico San Matteo di Pavia hanno affermato in un recente comunicato stampa “La terapia con il plasma non è una cura miracolosa, ma uno strumento che insieme ad altri potrà consentirci di affrontare nel modo migliore questa epidemia. Mettere in contrapposizione vaccino, test sierologici o virologici, plasma, terapie farmacologiche o terapie di supporto è insensato, poiché dobbiamo disporre di tutte le armi possibili per fare fronte alla minaccia devastante rappresentata dal coronavirus”. Adesso è davvero presto per sapere quale sarà la strada da intraprendere. Per questo, credo sia intelligente ragionare su tutti gli scenari tenendo in considerazione anche quello peggiore. Io mi auguro che, come ipotizzato da numerosi scienziati, la pandemia possa rallentare nettamente la sua diffusione con la stagione calda se non sparire del tutto, e che, al contempo, la scienza sia in grado di produrre una cura mirata e un vaccino da raccomandare alle categorie a rischio se e quando si dovesse riproporre. Consentimi un sentito ringraziamento al Policlinico San Matteo, dal Presidente Venturi a tutti gli operatori sanitari, per lo straordinario lavoro svolto e per il grande contributo portato al mondo clinico e della ricerca».

La politica uscirà indenne da questa pandemia-pandemonio o dovrà rivedersi e riattarsi a sua volta per aver ancora credibilità sociale?

«“Politica”mi pare un termine un po’ generico. La credibilità è delle persone. C’è chi la credibilità la perde progressivamente perché corre dietro agli argomenti più polemici della giornata, quindi puntando solo sulla comunicazione e non sul lavoro che è chiamato a svolgere, questo non è politica, nemmeno lontanamente. Io sono uno psicologo cognitivo, rischierei di occupare troppo spazio di questa intervista parlandoti delle tecniche di comunicazione usate da alcuni propagandisti ai fini di inganno e di acquisizione di consenso facile, o di come possiamo difenderci da queste tecniche di marketing subdolo che arrivano ad un livello pre riflessivo della nostra consapevolezza per condurci a conclusioni spesso improbabili, ma non è ciò che hai messo a tema. Ho fatto un piccolo evento social insieme a Massimo Polidoro, segretario nazionale del Cicap, per affrontare il tema delle fake news, con particolare riferimento al metodo scientifico e agli strumenti che tutti noi abbiamo in dotazione per fronteggiare gli inganni. Per concludere la risposta alla sua domanda, credo che alcuni segmenti della politica abbiano ottenuto un aumento della propria credibilità, penso al Presidente Conte e a molti esponenti del mio movimento. Altri stanno pagando le conseguenze di non aver costruito una solida credibilità, altri stanno vivendo di una credibilità non solida e conquistata solo attraverso metodi di propaganda ingannatrice e che sono, quindi, destinati a perderla, anche se adesso stanno crescendo. Churchill diceva che “Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni”. Aveva ragione ma, presto o tardi li mette».

di Lele Baiardi

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