OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA – WEB, COVID E FAKE NEWS: «SPIRITO CRITICO E APPROCCIO SCIENTIFICO SONO LA MIGLIORE DIFESA»

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Nato e cresciuto a Voghera, Massimo Polidoro, classe 1969, è un divulgatore scientifico, giornalista, scrittore, docente universitario di Psicologia all’Università di Padova, nonché segretario nazionale del CICAP. Il CICAP è il comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, ovvero un’associazione no-profit, alla cui fondazione ha contribuito Polidoro stesso, nata con l’intento di promuovere un pensiero critico e scientifico verso notizie, eventi e fenomeni con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno, onde evitare disinformazione o, nel peggiore dei casi, ripercussioni spiacevoli sulla nostra vita.

Massimo, ci racconti da cosa ha avuto origine il suo insolito percorso lavorativo. Com’è diventato un divulgatore? E perché tratta proprio argomenti quali il paranormale, le pseudoscienze, i misteri di ogni ambito? «Da ragazzo ero appassionato di ciò che è strano, atipico ed enigmatico, ed ho iniziato a leggere di tutto a riguardo, salvo poi rimanere sempre un po’ perplesso a causa del fatto che non si arrivasse mai a capire l’origine di determinati fenomeni. Mi è capitato poi tra le mani “Viaggio nel mondo del paranormale”, di Piero Angela; mi si è aperto un mondo, poiché trattava gli stessi argomenti ma con un approccio scientifico, cioè che prima di voler dare una spiegazione, va alla ricerca dei fatti. Questo libro mi ha dimostrato che alcuni eventi che sembrano accertati in realtà non lo sono, altri invece hanno alle spalle un’origine più semplice di quel che si pensi oppure più interessante di quella finto-paranormale. Per questa ragione scrissi una lettera a Piero Angela, in cui lo ringraziai e gli dissi che mi sarebbe piaciuto molto se fosse nato anche in Italia, come esisteva in America, un comitato che indagasse questi argomenti, smascherasse le bufale ma soprattutto informasse il pubblico sulla verità delle cose; ovviamente mi resi disponibile, se mai la mia idea fosse diventata realtà. Con mia sorpresa Angela mi rispose, ci incontrammo e mi fece una proposta meravigliosa, ossia di recarmi negli Stati Uniti a studiare insieme al più grande esperto e indagatore di misteri del mondo, James Randi. Non potei certamente rifiutare, perciò ancora diciottenne mi recai oltreoceano e trascorsi più di un anno al seguito delle sue indagini, coltivando esperienze che mi sarebbero poi servite per fondare il CICAP, nato da più di trent’anni. Da lì si è delineato il mio lavoro: sono diventato un divulgatore scientifico, che si occupa appunto di argomenti legati ad aspetti misteriosi di diversi ambiti – scientifici, storici, antropologici…».

Quanto è importante il ruolo dei divulgatori scientifici nella società? E quanto è importante, per voi, l’uso dei social? «Il lavoro del divulgatore è proprio quello di studiare una determinata materia e condividerla traducendola in un linguaggio accessibile a chiunque; oggi più che mai è importante perché ci troviamo in un momento storico che richiede di capire cosa succede nel mondo e di essere capaci di riconoscere la verità. Gli ambiti, però, sono così numerosi e spesso complessi che o si passano anni a studiare, oppure ci si affida a chi lo fa di mestiere. I social si sono rivelati uno strumento straordinario e fondamentale per il nostro lavoro. Aldilà di figure come, ad esempio, Piero Angela, che attraverso la televisione riescono a raggiungere milioni di persone ogni volta e informano un pubblico che, in linea di massima, non è presente sui social, oggi, volendo raggiungere le nuove generazioni è necessario effettuare una comunicazione che non è quella televisiva, poiché il web ha ritmi, tempi e approcci diversi. Io sono nato e cresciuto quando internet nemmeno c’era e sono sempre stato naturalmente portato ad avere un approccio più tradizionale, perciò ho dovuto imparare ad utilizzare la maggior parte dei social network, ma il riscontro è stato positivo: la complicità che si crea intorno a chi segue un divulgatore dimostra che esiste un interesse molto alto da parte del pubblico (e dei ragazzi) di capire certi argomenti. Un altro vantaggio di questo tipo di comunicazione è il filo diretto che si crea tra noi e il pubblico: c’è la possibilità di fare domande e ricevere risposte in tempi brevissimi, talvolta anche immediatamente, ed è possibile avere chiarimenti o consigli di vario genere riguardo un argomento trattato. Ciò va ad avvicinare la community sia al divulgatore, sia alle tematiche trattate, grazie alla demolizione delle barriere comunicative».

Internet è una risorsa utilissima, tuttavia è un terreno che brulica anche di fake news e complotti di ogni sorta. Ne abbiamo avuto dimostrazione soprattutto nel periodo del lockdown, complice il panico dovuto a quella situazione completamente nuova. Lei come ha agito in merito? «Personalmente, in quei mesi, mi sono ritrovato ogni giorno coinvolto nelle discussioni che nascevano da teorie del complotto, interpretazioni totalmente campate per aria legate al virus e a ciò che potrebbe esserci dietro. Realizzavo quotidianamente video, interventi e interviste a riguardo, e ho ricevuto un’ottima risposta da parte del pubblico, che evidentemente aveva bisogno di chiarimenti riguardo informazioni trovate sul web o ricevute per messaggio da amici e parenti, che a loro volta hanno ricevuto da chissà chi».

Come mai, quindi, ancora adesso non è esclusa la possibilità di essere raggirati? O è facile credere in delle falsità? «All’inizio della propria attività il CICAP il campo più ricco di bufale e di pseudoscienza era quello dei maghi, dei ciarlatani, dell’occultismo, del paranormale. Con il passare dei decenni questo mondo ha perso credibilità e si è ridimensionato grazie anche al lavoro svolto incessantemente dal CICAP, tuttavia si è allargato parecchio il ramo delle credenze legate a figure in camice, che dicono cose che sembrano scientifiche, ma in realtà non sono medici e non hanno la benché minima competenza – ma per capirlo bisogna essere informati. Quindi è ancora possibile cadere vittime delle bufale perché è diventato più difficile individuarle; ma soprattutto tendiamo a fidarci di chi, parlando, asseconda le nostre idee o i nostri pregiudizi – insomma, dice quello che vogliamo sentirci dire. L’essere umano non è scettico per natura, e per questo motivo i truffatori fanno leva su bisogni e convinzioni diffusissime. In questo senso i primi nemici di noi stessi siamo proprio noi stessi».

Il suo interesse per il mistero ha avuto terreno fertile nel nostro territorio? Oppure è stato arduo reperire notizie e informazioni, soprattutto agli inizi della sua carriera? «Ovviamente mi informavo soprattutto tramite i libri e nonostante riuscissi a trovarne alcuni soprattutto nelle bancarelle, compravo la maggior parte delle mie letture dall’estero. Questa difficoltà, per diversi motivi, riguardava tutta l’Italia, e non esclusivamente l’Oltrepò, in cui in realtà l’approccio critico e scientifico attraverso cui mi ponevo nei confronti delle tematiche che mi interessavano ha sempre trovato un’accoglienza positiva. Da giovane avevo il supporto dei miei genitori e degli amici, con i quali spesso mi confrontavo. Con il passare degli anni, dopo la nascita del CICAP, sono diventato amico di Luigi Garlaschelli, ricercatore e docente all’Università di Pavia, e con lui mi incontravo di frequente proprio a Pavia sia per condurre esperimenti sia per discutere e approfondire argomenti. Nonostante io abbia ottenuto sempre più contatti anche al di fuori dell’Oltrepò, tutto sommato il nostro territorio si è dimostrato comunque molto aperto».

I suoi viaggi l’hanno portata ad indagare sui personaggi più famosi del mondo – il conte Dracula, Robin Hood, Sherlock Holmes, il mostro di Lockness… Sebbene non sia terra natale di leggende di portata internazionale, ha mai avuto l’occasione di indagare anche in Oltrepò? «Sì, certamente, ho condotto le mie prime indagini soprattutto in questa zona. Ricordo di essermi occupato di un presunto avvistamento ufologico a Varzi; mi sono recato sul posto per verificare quanto scritto sui giornali e poi scoprire che in realtà le cose stavano in tutt’altro modo. Ho visitato alcuni castelli che si dicevano stregati. Mi è capitato di incontrare molte persone, provenienti da diverse aree del territorio, che raccontavano di esperienze paranormali o di avere facoltà paranormali, e si recavano da me e Garlaschelli, quando il CICAP era già nato, quasi per farsi riconoscere “ufficialmente” queste capacità».

L’Oltrepò vive molto anche di turismo. Soprattutto per quanto riguarda i “castelli con fantasma”, le leggende attorno a questi edifici sono consapevolmente tenute in vita per attirare l’attenzione delle persone. Fino a che punto, secondo lei, la favola o il mito possono spingersi prima di diventare dannosi? «Trasformare una storia di fantasmi in un business di per sé non è un male. Molti luoghi vivono di turismo, e fomentare una leggenda per promuoverlo è una mossa strategica di pubblicità come tante altre. Prendendo ad esempio i castelli dell’Oltrepò, talvolta può darsi che la curiosità suscitata dai misteri che riguardano alcuni di essi, permetta ai visitatori di scoprire anche il valore artistico e paesaggistico dell’edificio, che per qualcuno, magari, può non essere così intrigante, almeno in un primo momento. Parlando in generale, invece, le cose si fanno più delicate quando qualcuno, attorno a leggende di questo tipo, pretende di costruirci quasi una setta: tutti abbiamo in mente il presunto esperto che vuole radunare i propri fedeli perché dice di avere contatti con i fantasmi e fandonie simili. In questi casi le circostanze si fanno molto meno simpatiche perché non è raro che, per diversi motivi, episodi legati a questi tipi di sette finiscano nelle pagine di cronaca nera. Segnalare la possibilità di poter seguire online e gratuitamente, su tutte le piattaforme social, dal 25 settembre al 18 ottobre, il CICAP Fest: si tratta di circa 140 appuntamenti in tempo reale con i più grandi nomi della scienza e della divulgazione.”

di Cecilia Bardoni