PALESTRA: FURTO E RISARCIMENTO A CARICO DEL CENTRO SPORTIVO

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Che succede se mi rubano gli effetti personali in palestra, sia nell’ipotesi che siano chiusi nell’armadietto, con lucchetto, ma anche nel caso in cui li avessi lasciati fuori?

Per il furto avvenuto nello spogliatoio o nella sala attrezzi della palestra risponde sempre il proprietario del centro sportivo, sia esso una societ? o una ditta individuale. Egli quindi è tenuto a risarcire il suo cliente del valore dell’oggetto sottratto da sconosciuti.

Pertanto l’eventuale presenza del cartello ove sta scritto “La direzione non risponde in caso di furto…” non ha alcun valore. E se qualcuno vi ruba un oggetto personale all’interno dello spogliatoio, sia che lo abbiate chiuso nell’armadietto con il lucchetto, sia invece che lo abbiate lasciato al di fuori di esso, il titolare dell’impianto dovr? sempre risarcirvi. Sar? tuttavia bene presentare una denuncia contro ignoti alla polizia, ai carabinieri o presso la locale Procura della Repubblica.

Il titolare della palestra deve risarcirvi dell’oggetto rubato in quanto tra voi e lui, all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento (o anche dei singoli accessi giornalieri), nasce un contratto: ebbene, in forza di tale contratto la struttura sportiva è obbligata a custodire le cose depositate all’interno degli spogliatoi [2], sia che esse siano state chiuse negli armadietti con il lucchetto (ad esempio, il portafogli, il cellulare, ecc.), sia invece che siano state lasciate alla mercé di tutti (ad esempio il paio di scarpe o il giubbotto che non entra nell’armadietto).

L’obbligo di risarcire il cliente derubato di un oggetto in sala attrezzi o nello spogliatoio del centro sportivo scatta anche se nel regolamento del centro, affisso nell’atrio, vi è l’esonero da ogni responsabilit? per furto. L’unico modo vero per poter prevedere l’esenzione di responsabilit? è inserire tale previsione nel contratto e farla appositamente firmare al cliente o, eventualmente, fargli apporre una seconda sottoscrizione, al termine della scrittura, in cui vengono richiamate tutte le clausole particolarmente svantaggiose (cosiddette clausole vessatorie).

Tutto ciò che può fare il titolare della palestra è rifiutarsi di ricevere personalmente i vostri oggetti personali e di valore e di tenerli alla reception. Egli può però invitarvi a lasciarli negli armadietti o di affidarli al personale.

Eccezioni all’obbligo di risarcimento per furto

Solo in due casi la palestra non deve risarcire il cliente che sia stato derubato all’interno nell’impianto:

1- se il furto è stato determinato da una colpa o incuria del cliente: si pensi al caso in cui questi lasci il cellulare o il portafogli incustodito sulla panchina dello spogliatoio: trattandosi di un bene di valore è facile presumere il furto e, quindi, è necessaria una minima cautela da parte del proprietario. È anche il caso di chi, alla fine dell’allenamento, dimentichi l’oggetto prezioso in sala attrezzi e se ne vada ugualmente;

2- se il furto avviene a causa di una forza maggiore (per es.: una rapina avvenuta nel centro).

L’ammontare del risarcimento

Se la palestra ha una colpa nel furto dell’oggetto, perché ne ha preso la custodia presso la reception o esso è stato affidato al personale, il risarcimento deve essere integrale, ossia pari all’intero valore del bene rubato.

Se invece la palestra non ha colpa, perché ad esempio degli ignoti hanno forzato il lucchetto dell’armadietto o si sono impossessati dell’oggetto lasciato nello spogliatoio (un cappotto, un paio di scarpe, ecc.), il risarcimento è limitato al valore di quanto sottratto sino all’equivalente di cento volte il prezzo di locazione dell’alloggio per giornata. Ciò significa che, per calcolare il valore del risarcimento, bisogner? individuare il costo dell’ingresso giornaliero e moltiplicarlo per cento, ottenendo così la soglia massima del risarcimento dovuto.

Il furto è aggravato

Secondo la Cassazione il furto in palestra è più grave di un furto normale perché gli oggetti vengono, per consuetudini, lasciati in bella vista, confidando nella buona fede altrui. Questo fa scattare un’apposita aggravante prevista dal codice penale.

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