PINAROLO PO – SCUOLA, «COSTRETTI A FARE DELLE DIFFERENZE, DISAGIO CHE SPERIAMO SIA SOLO MOMENTANEO»

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L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova l’organizzazione del servizio scolastico soprattutto nei piccoli paesi, dove le risorse sono meno e le problematiche diverse da quelle delle città. A Pinarolo Po l’amministrazione è riuscita applicando qualche taglio a garantire il trasporto, mentre per la mensa si è dovuto trovare soluzioni alternative. Ne abbiamo parlato con il sindaco Cinzia Gazzaniga.

Sindaco, lei ha mandato una lettera alle famiglie prima che cominciasse la scuola. Ha chiesto loro collaborazione e comprensione. «Sì, perché sono consapevole che il rapporto fra scuola, famiglie ed ente locale sarà importante (per non dire fondamentale) per garantire ai nostri ragazzi sicurezza e serenità. Quelli passati sono stati mesi difficili per tutti, segnati da grande apprensione, da preoccupazione e, per alcuni, da dolore. Purtroppo il presente ci costringe ancora ad un’attenzione e una prudenza alla quale alcuni faticano ad abituarsi. Non è stato facile arrivare sin qua e non lo sarà proseguire, ma abbiamo una sfida da affrontare e dobbiamo affrontarla insieme»

Nella lettera spiegava quali saranno le principali novità di questo strano anno scolastico. Cominciamo dai trasporti. «La buona notizia è che siamo riusciti a garantire il servizio. La cattiva notizia è che non potremo offrirlo a tutti come facevamo gli anni scorsi. Avendo un totale di 28 posti a disposizione sul pulmino abbiamo dovuto escludere i bambini che non risiedono nel territorio comunale (mi riferisco in particolare a quelli che abitano a Robecco e a Bressana) per evitare di superare la soglia dei 15 minuti stabilita dalla normativa: per chi non lo sapesse, i mezzi scolastici possono viaggiare a pieno carico solo se la permanenza a bordo non supera il quarto d’ora, mentre per gli spostamenti più lunghi si deve rimanere al di sotto dell’80% della capienza. Anche nell’ambito del territorio comunale, inoltre, siamo stati costretti a fare delle differenze: abbiamo dovuto dare la priorità a chi vive più lontano dal centro, confidando che chi vive a pochi metri dalla scuola possa organizzarsi diversamente. Ci scusiamo ovviamente per il disagio speriamo sia solo momentaneo. Non so dire (perché il servizio è stato affidato ad Asm) se il pulmino farà un unico viaggio a pieno carico o due viaggi mantenendo una distanza maggiore tra i bambini, ma in ogni caso così facendo abbiamo la certezza di essere a norma»

Come l’hanno presa i genitori? «Un po’ bene e un po’ male, come sempre succede quando si devono prendere decisioni per la comunità e non per i singoli. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio e di accontentare più persone possibili, ma da amministratrice sono consapevole che il 100% della soddisfazione non la si raggiungerà mai»

Più spinosa si è rivelata la questione mensa, che non garantirete a tutti. «No, la garantiremo solo alla scuola dell’infanzia, mentre non sarà disponibile alle elementari e alle medie. Il fatto è che il numero dei dipendenti e gli spazi a disposizione alla materna ci consentivano di attivarlo, mentre per i bambini più grandi era più complicato: la mensa è diventata un’aula per accogliere una classe molto numerosa, e per somministrare i pasti a tutti avremmo dovuto assumere tre dipendenti. Sarebbe stata una spesa esorbitante che si sarebbe ripercossa sulle famiglie».

Alla materna il costo dei buoni pasto è aumentato? «Purtroppo sì, perché le porzioni monouso costano di più. Non so ancora dire il prezzo esatto, ma basti sapere che ad oggi il costo che il Comune paga per un singolo buono è maggiore di quello che pagavano le famiglie gli scorsi anni. D’altronde non potevamo fare diversamente»

Ma torniamo a chi la mensa non l’avrà. Come funzionerà all’ora di pranzo? «Alle famiglie abbiamo dato due scelte. Portare i bambini a casa per pranzo (per chi ne ha la possibilità, ovviamente) oppure fornire loro il pranzo al sacco, che sia un panino o qualcosa di più elaborato. La pausa pranzo a scuola si fa tre giorni a settimana, dunque lo sforzo ci è sembrato tutto sommato sostenibile. Certo dovranno mangiare in classe, una soluzione che non mi entusiasma ma che ho dovuto accettare»

Cioè? «Per quanto mi riguarda avrei sospeso il tempo pieno per quest’anno, e avrei terminato le lezioni ogni giorno a mezzogiorno e mezza. La direzione dell’istituto però non ha voluto causare un ulteriore disagio alle famiglie, così gli orari non sono stati modificati. Il personale scolastico farà del proprio meglio per pulire i banchi e per assicurare la disinfezione delle mani da parte dei bambini, e speriamo vivamente che questa situazione finisca presto»

E il pasto da casa? Com’è stato accolto? «Anche in questo caso diciamo che alcuni sono stati più comprensivi di altri, si sono messi nei nostri panni e hanno capito che questo era il modo migliore di agire. Qualcuno non ha gradito l’idea di far mangiare ai bambini il panino tre volte a settimana, ma ci tengo a chiarire che, purché non vada scaldato, si può dare da mangiare ai propri figli quello che si vuole. Ci sono tante altre possibilità oltre al panino»

Non sarà che ci preoccupiamo troppo di questioni che in questo momento dovrebbero passare in secondo piano? «Guardi, il nostro obiettivo primario in queste settimane è stato garantire la sicurezza di bambini. Certo, dove possibile abbiamo cercato di venire anche incontro alle esigenze delle famiglie, ma non ci siamo mai dimenticati di quale fosse l’esigenza primaria. Per questo ho chiesto alle mamme e ai papà di avere comprensione: nessuna scelta è stata fatta per dispetto o per creare problemi, e in quanto genitori dei bambini che cerchiamo di proteggere, mi aspetto che lo capiscano meglio di chiunque altro».

di Serena Simula