Rally: il racconto di Mario Perduca, un Buscone alla Nuvolari

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Quando, a inizio settembre, ho informato la redazione de Il Periodico che l’articolo che stavo preparando avrebbe avuto protagonista per il terzo numero consecutivo ancora Giorgio Buscone, il direttore, con fare garbato ma risoluto mi ha fatto presente che forse sto cominciando ad annoiare i lettori con storie del millennio scorso. Perché non parli piuttosto dei Busco Bros e della loro brillante Sei Giorni? In primis perché delle due ruote so ben poco, in secondo luogo ritengo che il resoconto del Trofeo Terra 1991 meriti di essere portato a termine. In fondo fino ad oggi è stata l’unica volta in cui un pilota pavese é riuscito a fregiarsi di uno dei due titoli nazionali secondi solo al Campionato Italiano Rallies. Ero rimasto alla conclusione del rally di Corleone. In una calda mattinata di inizio agosto in volo verso Milano abbiamo il tempo di fare quattro divertenti chiacchiere con Ermanno “Ciccio” Dionisio, pilota del team Mazda Italia che ha vinto la classifica di gruppo N, come tanti altri sorpreso dal nostro risultato e ancor di più dalla sicurezza con cui abbiamo condotto la gara.
E un’altra sicurezza sta crescendo, quella nei nostri mezzi. Intanto una certezza. Grazie all’intesa verbale con lo sponsor ora abbiamo la conferma che saremo al via delle altre tre gare di campionato. Pur rimanendo coi piedi per terra, consci di essere sempre degli outsiders, pur tuttavia ci sentiamo un po’ meno vittime sacrificali. O forse queste erano le mie personali sensazioni in quanto il mio pilota non era mai uscito dal suo limbo di smisurato ottimismo. La gara ha detto che Giorgio va forte veramente e che ha instaurato un ottimo feeling con la Delta anche se si lamenta insistentemente delle reazioni del differenziale posteriore. Ma non mi faccio trarre in inganno riguardando i tempi. Il nostro rivale ha gareggiato con un mezzo troppo inferiore al nostro per poter fare dei confronti realistici. Dal rally di Sassari avrà ancora a disposizione la sua solita vettura e gli equilibri cambieranno ancora. Come in tutte le vicende umane sono convinto che la fortuna giocherà un ruolo decisivo. Mi consola il fatto che nostra Delta 16V è superiore alla 8V rivale, anche se il divario è minimo. Però confrontando i due pacchetti pilota + navigatore + macchina + esperienza + pneumatici + team mi preoccupo. Per noi tutte le gare sono nuove, non conosciamo un metro delle prove speciali. Sappiamo di avere a disposizione un jolly, il rally di Mantova che si disputerà in ottobre su stradine di campagna pianeggianti che vista la stagione speriamo di trovare viscide, terreno ideale per un pilota di estrazione agricola. Ma prima andiamo a Sassari. Il fatto di essere in testa alla classifica parziale, pur in coabitazione, stimola Giorgio a impegnarsi in modo inaspettato nelle ricognizioni durante le quali mi piace ricordare un divertente episodio. A un distributore, per perdere il minor tempo possibile, mentre Giorgio resta al posto di guida io scendo per dare la banconota dovuta al benzinaio che sta erogando il carburante. Costui, neanche avesse visto un mostro, fa un salto indietro e con fare minaccioso dice: “si tenga i suoi soldi, mi pagherà a cose fatte. Dalla fretta che avete immagino siate qui per il rally, ormai vi riconosco, siete un pericolo pubblico. L’anno scorso due vostri colleghi hanno fatto la stessa cosa, sembravano indemoniati, mi hanno pagato in anticipo e poi sono risaliti e dopo un minuto si sono dimenticati di me e sono ripartiti sgommando col risultato di strappare il tubo della colonnina. Per cui lei adesso non risale ma sta qui vicino a me e solo quando avrò finito mi pagherà”. Non fa una grinza. La gara si preannuncia complicata per via di un violento acquazzone che rende il fondo molto scivoloso, ma le carte vengono rimescolate subito. Al termine della prima prova effettivamente disputata Del Zoppo si ritira per guai meccanici. A questo punto dobbiamo semplicemente arrivare al traguardo per prendere il largo in classifica. Non importa se P.G. Deila e Vanni Pasquali ci arriveranno davanti, il terzo posto in questa situazione è manna. E infatti andiamo piano, ma veramente piano, forse troppo piano, tanto da indisporre anche la Delta che si ribella e nell’ottava prova, offesa, ci lascia a piedi, ufficialmente a causa della rottura del differenziale centrale. Abbiamo restituito alla concorrenza il regalo di Adria, adesso siamo a pari in tutto e per tutto. Finalmente arriva il momento del rally di Mantova. L’organizzatore ha previsto ricognizioni regolamentate, solo tre passaggi su ciascuna delle cinque speciali in programma da effettuarsi nella giornata di venerdì sotto il controllo dei commissari con tanto di tabella di marcia su cui annotare i passaggi fatti. Ma si atterranno tutti alle regole? Ne dubitiamo, anche perché il percorso che avrebbe dovuto essere top secret fino alla data stabilita è ormai diventato il segreto di Pulcinella. Questa incertezza in breve si trasforma in un alibi con noi stessi, per cui una settimana prima della gara una anonima Opel Vectra si aggira per tutto il giorno nelle campagne mantovane con a bordo due loschi figuri. Nella seconda speciale troviamo una lunghissima curva a sinistra in discesa che costeggia all’interno un campo coltivato ad erba. Giorgio inchioda, scende e mi invita a prendere il volante, lui risalirà più avanti. Incuriosito lo osservo mentre entra nell’erba piuttosto alta tastando la consistenza del terreno. Infine, trovato il passo per rientrare sulla strada, si sofferma per fotografare mentalmente alcuni riferimenti e risale in macchina visibilmente soddisfatto della geniale porcata. “Dovrai avvisarmi due curve prima che stiamo arrivando al grande taglio. Se non troveremo spettatori in traiettoria vedrai che spettacolo”. In gara poi tutto come da copione, entra deciso nell’erba e nonostante la visibilità limitata e giù il piede, la linea da seguire l’aveva ben chiara in testa. Il delicato rientro sulla strada è perfetto. A fine prova arriva il responso del cronometro, abbiamo distaccato Gianni di 15 secondi. La terza speciale ci regala, dopo un temporale, le condizioni del fondo sterrato che il tipo alla mia sinistra predilige: il fango. Se sulla terra in genere è molto veloce, in queste condizioni si esalta in quanto ha una straordinaria capacità di far galleggiare la macchina lasciandola correre. In una zona pianeggiante il lungo rettilineo che abbiamo imboccato termina con una curva a destra ad angolo retto e lì vediamo da lontano la sagoma gialla della Delta Husky ferma, presumibilmente con le ruote nel fosso. Giorgio non ci pensa un attimo ed entra nel campo tagliandolo in diagonale. è fatta, la classifica ci vede in testa alla gara con più di un minuto di vantaggio sul diretto rivale. Le rimanenti sette prove sono una formalità, cerchiamo di non prenderci nessun rischio pur vincendone altre due. Sul palco d’arrivo riceviamo i complimenti di Giorgio Faletti. Ci portiamo a casa anche il trofeo Nuvolari assegnato all’equipaggio vincitore del maggior numero di speciali. Non ci par vero, a una gara dal termine del trofeo siamo in testa al campionato in solitaria. Santa Luce è lontana. Peccato manchi ancora il rally di San Marino, il più difficile della serie, 294 km di prove speciali distribuiti su due tappe. Per entrambi è la prima partecipazione mentre Del Zoppo lo ha disputato altre volte. E ancora, l’elenco iscritti fa paura, è un vero e proprio parterre de roi. Ercolani, Grossi, Pianezzola, Deila, Colbrelli, Filipovic, Ferjancz oltre ai soliti noti. La nota dolente è che la fidata Delta Stylcar che ormai non ha più segreti non sarà disponibile. Avremo pur sempre una Delta 16V ma non performante come l’altra. Come si dice, nubi oscure si addensano all’orizzonte. L’inizio della gara è ancora peggiore di quanto si potesse temere. A metà della seconda prova si stacca il paracoppa che va a incastrarsi in una sospensione. Il gatto Buscone si infila sotto la macchina, armeggia un po’ a mani nude ponendo rimedio al danno, poi risale senza fare nessun commento. A fine prova sbotta sfoggiando un turpiloquio da antologia.
Il giochetto ci è costato due minuti di distacco, troppi, praticamente la possibilità di giocarcela. Da lì in avanti Giorgio continua sì a guidare come un forsennato, ma il sacro furore agonistico se ne è andato. Del Zoppo, da pilota di grande talento ed esperienza qual è, sa che non possiamo più raggiungerlo. Se ci aggiungiamo anche una foratura prima e un’innocua uscita di strada poi, il quadro del disastro è completo. Con questo stato d’animo vivacchiamo fino alla partenza della ps 17, poi ne mancheranno solo quattro e la nostra via crucis sarà finita. Le partenze di questa speciale, che inizia con una ripida salita, sono state momentaneamente sospese perché, ci dice un commissario, una vettura è ferma in prova e deve essere spostata. Chiedo a un ragazzo se sappia chi sia il pilota ritirato. “Pare che sia la numero 1”. Lui. Ma subito Giorgio con fare sconsolato scuote la testa e mi indica una macchia bianca che si intravede a poca distanza da noi in linea d’aria. E la delta gr. N di Giba Bertolini che si è ritirato poco dopo lo start. Mai una gioia, anche se della categoria “la sportività questa sconosciuta”. Mentre il cronometrista scandisce i cinque secondi che mancano al via un pensiero fugace, il fatto che sia fermo Bertolini non esclude necessariamente che quel ragazzo possa avere ragione. Dopo pochi chilometri due sagome gialle in mezzo alla strada, sono Andrea e Gianni la cui gestualità è inequivocabile: “potete rallentare, avete vinto”. Nella loro vettura aveva ceduto una sospensione. Da lì in poi ricordo solo che Giorgio alle assistenze abbracciava chiunque gli venisse a tiro, amico o sconosciuto che fosse, e ancora che alla partenza della ps. 18 rilasciò la frizione in modo criminale rompendo un giunto. Ma ormai non importava più niente, anche se ci fossimo ritirati la classifica finale del trofeo non sarebbe cambiata. Avevamo vinto.

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