REA – “IL PO DA NOI È CONSIDERATO UN NIENTE”

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Il Coronavirus nel 2020 non ha risparmiato neanche il comune di Rea, che conta poco più di 400 anime. La pandemia, infatti, ha reso difficili le cose in tutto l’Oltrepò e il piccolo comune non è stato da meno. Per fortuna, però, la situazione non è stata gravissima. Abbiamo parlato di questo con il primo cittadino Claudio Segni, al quale abbiamo anche chiesto qualche informazione circa il progetto di recupero di Villa Gaia. Ha infatti avuto un certo risalto negli ultimi giorni l’appello di Isa Maggi, responsabile pavese di Sportello Donna, la quale propone da tempo di trasformarla in una casa di accoglienza per le donne maltrattate e per i loro figli. “Gaia” non è soltanto il nome della struttura, ma anche quello della figlia di Maggi, scomparsa prematuramente nel 2008. Realizzare  la “Casa delle donne” rappresenterebbe anche coronare quello che fu un sogno di Gaia. Ma la situazione non è facile: in seguito ad una lunga disputa legale, l’immobile è finito all’asta e ora l’idea sarebbe quella di rilevarla grazie ad una colletta popolare.

Sindaco, cosa ci può dire sull’anno appena passato? «Naturalmente i casi di covid ci sono stati anche da noi. Per fortuna, però, si è risolto tutto nel migliore dei modi: questa è già una buona cosa…»

Sono stati tanti i casi? «Diciamo che siamo in linea con gli altri paesi dell’Oltrepò, in percentuale agli abitanti naturalmente. Ripeto, fortunatamente, non ci sono stati casi che si siano conclusi in modo nefasto».

Come Comune cosa avete fatto per fronteggiare la brutta situazione? «Abbiamo fatto più o meno quello che hanno fatto gli altri. Prima di tutto, un po’ di distribuzione gratuita delle mascherine. Questo anche grazie al fatto che, nel nostro territorio, abbiamo un’azienda che fa import/export con la Cina per altre cose e che ha rifornito la Protezione Civile della Provincia di Pavia. E poi siamo stati attenti a far rispettare tutte le precauzioni che ci sono state indicate per contenere la diffusione del virus.»

State andando avanti anche adesso con precauzioni, chiusure, e cose simili? «Ovviamente per quanto riguarda i bar sì, perché c’è il Decreto. Poi noi come Comune stiamo garantendo i servizi essenziali e stiamo ricevendo solo su appuntamento: il personale è in smart working e in ufficio c’è sempre una persona sola per volta. Cerchiamo il più possibile di evitare i contatti e i possibili contagi. Tenendo presente che, purtroppo, come tutti i piccoli comuni abbiamo una popolazione sensibile a queste cose, in quanto anziana e quindi più soggetta ai pericoli del virus e più fragile.»

Come lavori pubblici, invece, avete in programma qualcosa? «Sicuramente sì, soprattutto per quanto riguarda la viabilità. È già qualche anno che stiamo lavorando in questo senso e dovremmo in questo 2021 risolvere il problema. Un tema che riguarda poi un po’ tutto l’Oltrepò, non solo Rea: è la nota dolente del nostro territorio… Portare a termine questi lavori sarebbe già un ottimo risultato. Poi negli anni scorsi abbiamo ricevuto finanziamenti per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico delle strutture pubbliche: quest’anno finiremo quelli che sono già stati appaltati e sono in fase di definizione.»

A proposito di strutture, a Rea si trova anche Villa Gaia, che doveva essere dedicata ad ospitare le donne maltrattate… cosa ci può dire in merito? «Si tratta di una struttura nata tempo fa, ma purtroppo mai portata a compimento. Al momento la struttura si trova all’asta. Grazie a finanziamenti regionali, relativi al periodo di Expo 2015, la struttura avrebbe dovuto diventare una specie di ostello, per ospitare a prezzi convenzionati giovani e compagnie che avessero voluto visitare, appunto, l’esposizione milanese. Poi l’idea si era sviluppata diversamente e si era quindi pensato di dedicare la location alle donne che avevano avuto problemi di stalking o maltrattate. Però, successivamente, si è arenato tutto.»

Un vero peccato però lasciare dismessa una struttura così…«Sì, mi auguro davvero che venga acquisita da qualcuno. Tra l’altro si trova davvero in una buona posizione e ha anche un risvolto storico perché questo edificio era la vecchia dogana tra il Regno Piemontese e gli Asburgo. Sarebbe quindi carino recuperare la struttura. Però con i tempi che corrono è difficile trovare qualcuno disposto ad investire in un immobile così, specialmente in questo momento in cui diventa difficile anche solo pensare a quando si potrà andare a mangiare una pizza. È tutto complicato, soprattutto dal punto di vista burocratico. Io però spero che la faccenda si possa risolvere presto e in modo positivo, visto che può essere anche molto qualificante per il territorio.»

Cosa ne pensa dell’Oltrepò? «Non siamo da meno rispetto ad altri posti in Italia. Ma il problema è che non ci siamo ancora accorti di questo. Dobbiamo capire il valore del territorio. Io abito a 50 metri dal fiume: sono nato e cresciuto lì e ho quindi un certo rapporto affettivo proprio con il fiume. Ma da noi è considerato un niente, quando, invece, basta andare in Emilia o in Piemonte per vedere quante iniziative vengono realizzate intorno al fiume. Forse non ci siamo mai interessati del nostro territorio e adesso paghiamo un po’ lo scotto, ma la situazione può migliorare.»

di Elisa Ajelli