RIVANAZZANO TERME – ELEZIONI 2022: «SARÒ CERTAMENTE IN CAMPO E COME RAPPRESENTANTE DI UNA PARTE POLITICA BEN DEFINITA»

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Le larghe intese a volte funzionano, altre un po’ meno. Nel calderone del “un po’ meno” ci buttiamo dentro Rivanazzano Terme, dove il “cerchiamo di convivere per il bene del paese” –  tacito accordo tra il consigliere Stefano Alberici e la Giunta Poggi – è arrivato al capolinea. Qualche sentore che non fossero tutte rose e fiori c’era, Stefano Alberici aveva già manifestato una certa insoddisfazione sull’operato della Giunta per la mancanza di un reale e costruttivo confronto tra le  parti. Oggi il consigliere, segretario del circolo PD di Rivanazzano Terme, Godiasco Salice Terme e Retorbido, è uscito dalla maggioranza rimettendo le proprie deleghe al sindaco. Nessuna sceneggiata, il tutto è passato in assoluta riservatezza, ma ora Stefano Alberici – vuoi tirato un po’ per la giacchetta da Marco Largaiolli in un’intervista proprio da queste pagine – spiega la sua decisione, una decisione coerente con quanto sostenuto in tempi non sospetti, era il 2019 quando intervistato dichiarò: «Il nostro obiettivo a livello locale è quello di realizzare un programma condiviso. Sarei a disagio se non dovessimo realizzare, ad esempio, la raccolta differenziata o a garantire ai nostri concittadini standard qualitativi dei servizi».  Uno dei principali motivi di lasciare la maggioranza sta proprio in queste poche righe. Ne parliamo con Stefano Alberici

Alberici lei è uscito dalla maggioranza restituendo le deleghe a lei assegnate nello specifico al ciclo integrato dei rifiuti, alla pubblica istruzione, ai rapporti con le associazioni, alle politiche giovanili e alla mobilità sostenibile. Decisione maturata senza dare troppa visibilità. Ci spiega i motivi? «Ritengo intanto che sia giunto il momento di spiegare il perché e per farlo è necessario fare un passo indietro e ribadire il perché sono entrato a far parte di questa amministrazione. Dopo aver maturato dei punti condivisi, entrando ero consapevole di non essere l’aspetto preponderante, così come ero ben conscio che sarei dovuto scendere a qualche compromesso, ma il mio intento era quello di portare a casa qualche risultato che mi sarebbe stato impossibile raggiungere se seduto tra le fila dell’opposizione».

è riuscito nel suo intento? «Purtroppo no. Dopo due anni e mezzo delle premesse iniziali di rinnovamento e delle speranze di rilancio del paese non vi era traccia. Mi sono reso conto che è mancata la capacità e/o la determinazione di scelte coraggiose e importanti. Tutto sembrava filare sul non scombinare equilibri e sul non mettere nulla in discussione. Forse è questo a cui si riferisce Largaiolli quando dice che il problema sono io che non mi sono inserito in un gruppo coeso e con dinamiche ben precise, ma quello non era il mio scopo».

Che responsabilità si dà nel non aver raggiunto il risultato? «Per quanto concerne le mie deleghe posso dire di essermi impegnato a fondo, andando anche oltre le mie prerogative come la definizione di un nuovo regolamento che contrasti la ludopatia. Con la scuola il rapporto è stato sempre ottimo e collaborativo e per questo devo ringraziare le dirigenti scolastiche la dott.ssa Panza e la dott.ssa Bobba sia nell’affrontare le emergenze (alluvione e Covid) sia nel condividere progetti (raccolta rifiuti, giorno della memoria, progetti con le associazioni, progetto “senza Zaino” e altri che erano in fase di realizzazione, come le Energiadi). Ma la nota dolente è senz’altro la raccolta dei rifiuti che a Rivanazzano Terme partiva da percentuali bassissime (30%) segno di scarsa attenzione negli anni precedenti. Devo ammettere che non sono riuscito a creare le condizione perché questo fosse il punto qualificante del nostro mandato. Scelte tardive e poco incisive, questioni burocratiche e l’arrivo della pandemia non possono essere scusanti al fallimento. È mancata, di nuovo, la volontà del gruppo di perseguire un obiettivo così importante. Sicuramente ci sono carenze di regolamentazione regionale e della incapacità di ASM e della precedente Amministrazione di Voghera di essere capofila di un progetto industriale unico per tutti i Comuni Soci, ma il problema non è mai stato percepito come fondamentale e ne consegue che anche attività di controllo e sanzione dei comportamenti scorretti sono venute meno».

Lei parla del suo limitato peso politico che tradotto potrebbe anche dire poca autonomia nelle decisioni, è così? «Il messaggio, con il tempo, è diventato fai quello che devi fare e non andare oltre. Se devi cambiare una lampadina alla scuola non c’è problema ma per tutto il resto era necessaria sempre l’approvazione e il controllo di altri. Questo è stato un ulteriore segnale della mia inutilità all’interno della macchina amministrativa e non avendo io ambizioni particolari mi sono sentito fuori posto».

Largaiolli ha commentato la sua scelta dicendo: «Il nostro gruppo veniva da dieci anni di buona amministrazione e ha ben volentieri accettato l’ingresso di chi poteva collaborare fattivamente. Questo, però, non poteva portarci a snaturare le nostre caratteristiche e le nostre peculiarità… La nostra impressione era che la pensasse così anche Stefano Alberici, che, comunque, nel corso degli ultimi Consigli Comunale, non ha dato segnali diversi». Cosa replica? «Mi vien da dire all’amico Marco Largaiolli che se è come dice lui che sintetizzato è “non ti sei inserito in un gruppo già preesistente e coeso”, mi pare un pensiero limitante e ingeneroso, e mi viene da dire allora che se tutto andava così bene come mai la Giunta ha dato le dimissioni sfiduciando il sindaco, il tutto in sordina e facendo rientrare l’allarme in 48 ore? Come se lo spiega? Già in quell’occasione per me quell’amministrazione non aveva più senso di esistere, si è provato a rilanciare, ma la situazione è andata sempre più peggiorando. Il fatto di non aver concluso un granché a metà mandato, ingabbiati in un immobilismo pressoché totale mi ha portato a decidere che per me quel tipo di esperienza era finita».

Come è peggiorata questa amministrazione dal suo punto di vista? «Sono i fatti a parlare. Il paese sembra “abbandonato”, non gestito. Si affrontano solo le emergenze ma non c’è visione e prospettiva, la comunicazione è assente e ogni iniziativa , quando qualcuno la propone, è preda di totale immobilismo. Sembra mancare la voglia di prendersi cura e tutto viene, se possibile, rimandato a tempi migliori. Inoltre la presenza del sindaco è inesistente».

Quali sono le maggiori criticità dal suo punto di vista? «Mi spiace sempre contraddire l’amico Largaiolli, ma la viabilità, ad esempio, è insoddisfacente: accessi incontrollati, gli attraversamenti pedonali anche se migliorati rimangono inadeguati, parcheggi non regolamentati nella maniera corretta che così come sono strutturati non possono aiutare i commercianti».

In che senso? «Nel senso che, come dicevo manca una visione delle esigenze e dei problemi che il nostro Comune dovrà affrontare nei prossimi anni. Occorre ripensare totalmente la viabilità, il centro del paese deve essere più vivibile con più aree pedonali e verdi e con parcheggi veramente a tempo ad uso dei clienti dei negozi. Bisogna ricercare nuovi parcheggi per i periodi estivi di maggior necessità. Un’esigenza imprescindibile è provare a coinvolgere il Comune di Voghera, la Provincia e Confindustria per valutare la possibilità di realizzare un percorso alternativo a servizio della zona industriale».

Cosa ne pensa dell’operato dell’attuale sindaco? «Poggi se voleva dimostrare qualcosa in più, poteva farlo ma non mi pare che l’abbia voluto fare. Poggi è diventato sindaco  perché la legge impediva il terzo mandato a Ferrari, normativa curiosa se non inutile. Romano Ferrari ha voluto l’accordo con me, pertanto io lo riconosco come mio unico interlocutore».

Rimesse le deleghe e lasciata la maggioranza, il suo ruolo ora è quello di fare un’opposizione serrata? «Assolutamente no. Non è che ora che sono uscito dalla maggioranza voto contro a priori e su ogni tema, anzi ho votato contro solamente al compenso dei consiglieri comunali ma soprattutto a quello del presidente del consiglio, che ha un certo peso economico. Penso anche che il compenso complessivo della Giunta pari ad 87mila euro l’anno sia troppo elevato. Lo prevede la legge e non è un’invenzione di Rivanazzano per carità, ma credo che, se si vuole si possono trovare forme per “restituire” alla collettività questa somma. Un po’ di volontariato di questi tempi non guasterebbe».

Prossime elezioni, si ricandiderà? «Sarò certamente in campo personalmente e come rappresentante di una parte politica ben definita. Il Pd ci sarà con le proprie idee e con il proprio gruppo ma aperti ad ogni confronto. Saremo promotori di un tavolo che raggruppi più possibilità e più persone, che, in linea di massima, siano in quell’area ma non escludiamo altre intese».

Neppure con Ferrari? «Non sono nessuno per mettere veti. Indubbiamente c’è stata una storia che ha pesato sia da una parte che dall’altra. Ovviamente con prerogative differenti, la prima è che ci deve essere un tavolo alla pari per un confronto serio. Non rientro “uguale” in un gruppo da cui sono uscito, non ha prodotto nessun risultato sarebbe un errore riproporre tutto uguale».

Siete in fermento per la formazione di un’eventuale lista? «Certamente è doveroso e le posso dire che sarà una lista il più possibile inclusiva, come non abbiamo avuto problemi ad “accettare” nella lista precedente una volta che la lista era già stata chiusa – la Lega, nella figura di Alice Zelaschi – e nell’eventualità non avrei oggi nessuna difficoltà nel mettermi al tavolo con Romano Ferrari o con Giovanni Palli. L’idea è di fare una lista per amministrare il paese e non una lista politica. E su questo posso dirle che non arriveranno veti neanche dall’interno del partito con il quale comunque sempre mi sono confrontato e sempre mi confronterò».

di Silvia Colombini

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