RIVANAZZANO TERME – TURISTI? «TRAFFICO DI FACCE NUOVE», MA C’È ANCHE CHI NON NE HA VISTI

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Paese di feste, eventi, turismo di passaggio e termale, nemmeno Rivanazzano è stata risparmiata dalla crisi economica dovuta all’epidemia di Covid, che sembra però aver avuto due volti: da un lato, quello del lockdown, delle limitazioni e del fermo totale di alcune attività per tutta la stagione primaverile, d’altro, molti hanno preferito rimanere a casa o trovare un’alternativa alle più affollate località balneari; ecco allora che le case vacanze trascurate da anni sono state riaperte, incrementando così il turismo di zona. Almeno, questo è ciò che la logica suggerisce.

Ma è stato davvero così? L’abbiamo chiesto ad alcuni commercianti di Rivanazzano. Dalle loro testimonianze, anche talvolta discordanti, nonostante i timori iniziali, le incertezze e, per alcuni, la chiusura obbligata durante il lockdown, è emersa una stagione estiva con un andamento tendenzialmente positivo, o comunque meno grave rispetto alle aspettative, registrando un picco di attività soprattutto a cavallo tra luglio e agosto. Purtroppo però, ci sono anche delle eccezioni. Estremamente critica è la situazione della Gelateria Albertini: «Non ho notato nessun aumento di turisti, la stagione estiva per me è stata un disastro», queste le parole della titolare Michela Antonelli. Più felice è stata l’esperienza di Debora Chiappetta della tabaccheria Gentilissimi: «Rispetto alla situazione che si prospettava questa primavera, l’andamento non è stato nemmeno dei peggiori. In tabaccheria la merce che vendiamo di più sono le sigarette, a cui i fumatori difficilmente rinunciano. Per acquistarle, poi, ci vuole un attimo. Non bisogna sostare dentro il locale come accade ad esempio per un bar o un ristorante, perciò non abbiamo risentito fortemente delle limitazioni. Per quanto riguarda i turisti, pur essendo il mio un negozio di passaggio, non ne ho proprio visti».

Anche secondo il resoconto di Attilio Sartori, proprietario di Punto Pesca Sport, di volti nuovi ne sono passati ben pochi; eppure la sua attività non ha riscontrato difficoltà, anzi, come egli stesso prevedeva, i pochi spostamenti dei residenti ne hanno aumentato il lavoro: «La gente, volendo stare alla larga dai centri affollati, ha preferito isolarsi nella natura e stare vicino ai fiumi a pescare – soprattutto chi non l’ha mai fatto in vita propria o ricomincia dopo anni. Lo dimostra l’incremento delle licenze ammonta al 30%/40% in più». La scoperta o riscoperta di attività dimenticate è stata una nota positiva messa in luce anche da Giampaolo Monastero, titolare di Riva del Gusto: «Anche se la fetta più grossa se l’è comunque mangiata la grossa distribuzione, è bello che molti abbiano ritrovato il piacere di fare spesa nell’alimentari di paese, per non doversi allontanare troppo da casa».

L’andamento dell’estate di Rivanazzano Terme è stato sicuramente compromesso anche dalla quasi totale assenza di feste. A tal proposito si esprime Elisabetta Bevilacqua, proprietaria della Panetteria Betty ma anche assessore al commercio: «è vero, la vita del paese più legata agli eventi è stata fortemente penalizzata, ma la collaborazione con la Pro Loco ha permesso che alcune di esse potessero comunque svolgersi in totale sicurezza. L’amministrazione si è inoltre impegnata a venire incontro alle attività del Comune rimuovendo la TOSAP e riadattando la TARI». In qualità di commerciante, poi, afferma di aver riscontrato «un traffico soprattutto di facce nuove, a dire la verità. Cosa che può essere positiva per il futuro: chi quest’anno ha sistemato la propria casa vacanze, con molta probabilità coglierà l’occasione per ritornarvi presto». L’esperienza di Bevilacqua è anomala rispetto alle esperienze degli altri imprenditori ascoltati, ma non isolata: la condivide anche Giancarlo Guidobono, proprietario dell’Edicola di Gian. «In una situazione così compromessa, Rivanazzano è rimasta viva. Gente anche solo di passaggio, da fuori, ce n’è stata, e ho notato un aumento di turisti soprattutto in concomitanza alla riapertura delle Terme».

Lo smartworking, forma di lavoro necessaria e per alcuni settori divenuta procedura standard, è stato un altro elemento che ha minato alle entrate di alcune attività. A soffrirne è stato in particolare il Covo 28, proprietà di Luca Bonazza. «Il problema più evidente è stata la pressochè totale perdita della clientela del mezzogiorno. Lavorando da casa, ovviamente nessuno ha più l’occasione di fermarsi a mangiare fuori in pausa pranzo, e tanto meno si prende la briga di uscire di proposito, ovviamente».

Questa problematica è stata condivisa anche da Maurizio Villa, titolare del Café La Tour, il quale tuttavia si concentra soprattutto sull’incognita dei prossimi mesi: «Vedremo come evolverà la situazione tra non molto. L’autunno e soprattutto l’inverno costringerà la clientela a stare al chiuso, all’interno del locale. Faremo di tutto per garantire il massimo delle norme sanitarie, ma non è inverosimile che le limitazioni tornino ad essere stringenti. Di certo nessuno vuole ritrovarsi di nuovo in lockdown».

di Cecilia Bardoni