SALICE TERME – CHIUSURA DISCOTECHE, «SE UN ANELLO QUALSIASI SI SPEZZA, NE RISENTE LA SOLIDITÀ DI TUTTA LA CATENA»

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Salice Terme, indiscussa capitale della movida oltrepadana, è sembrata ritornare, in queste serate estive ormai finite, alla normalità del pre-lockdown. Affermazione positiva fino a un certo punto, poiché implica sì un buon afflusso di persone, che effettivamente c’è stato, ma anche norme sanitarie spesso disattese da molti. Non sono mancate nemmeno lamentele riguardo ragazzini alle prese con atti vandalici o bivacchi a disturbo della pubblica tranquillità. Ciononostante, l’andamento della stagione si è dimostrato tendenzialmente positivo, ma ha subito una batosta con la chiusura delle discoteche – questa almeno è l’opinione comune di alcuni commercianti salicesi.

Gli unici a non averne risentito fortemente sono stati Daniela Canepa e Fabio Dei, coniugi e titolari rispettivamente di Mezzo Food Case e Guado Restaurant. Le motivazioni risiedono nella clientela dei due locali: «Quando ho aperto pensavo che avrei avuto una clientela corrispondente proprio alla fascia di età da discoteca, ma così non è stato: il target principale del mio locale comprende persone dai 30 ai 50 anni» – dichiara Canepa; simile situazione per Fabio Dei, che aggiunge però una riflessione: «La chiusura delle discoteche non ha influito in maniera pesante sul mio ristorante, in quanto ho una clientela storica. è stato un duro colpo in generale per il paese intero: da tempo abbiamo perso le Terme, chiudere anche le discoteche ha tarpato un po’ le ali a Salice, facendole perdere di fatto, visibilità e circolo di persone». Per entrambi i locali i tre mesi passati sono trascorsi abbastanza bene a livello di attività; in particolare per il Mezzo questa è stata la primissima stagione estiva dal giorno della sua inaugurazione, avvenuta proprio in giugno.

Il commento di Canepa: «L’apertura recentissima non mi permette di avere termini di paragone, ma valutando le circostanze e il feedback ricevuto, mi è sembrato un periodo tendenzialmente positivo». Nonostante il prestigio di un’attività consolidata negli anni, la Sala dei Gelati, è uscita da questa stagione con un esito meno positivo, ma il direttore Umberto Nativi si dimostra speranzoso: «La stagione appena conclusa ha risentito della crisi Covid, il numero delle presenze si è notevolmente ridotto, dovuto anche alla diminuzione dei posti a sedere conseguenti alle restrizioni anticontagio, le presenze in orario serale sono diminuite in quanto a mio avviso l’orario di uscita si è ridotto. Nonostante tutto, speriamo di mantenere il lavoro conquistato negli anni e ci auguriamo ad un ritorno alla normalità».

Tutti gli altri commercianti interpellati hanno invece dichiarato di aver subito, in modo più o meno diretto e da diversi punti di vista, conseguenze anche molto negative per la manovra del governo, a partire da Massimo Benedini, proprietario dell’omonima tabaccheria, che testimonia: «I mesi estivi non sono andati per niente bene. La poca affluenza che c’era è stata ulteriormente ridotta dalla chiusura delle discoteche».

Alberto Bricchetti, titolare dell’ Irish Pub La Quercia e della pizzeria Io&Vale, sostiene che la non presenza di locali “da ballo” in paese, abbia avuto un grande impatto anche sul lato emotivo delle persone, perché «oltre ad aver tagliato una fetta dei nostri clienti, ha demoralizzato anche coloro che magari in discoteca non ci sarebbero mai andati. La notizia è stata presa come un campanello d’allarme e molti non si sono più sentiti al sicuro  nemmeno al pub. Un motivo in più per temere l’arrivo dell’inverno: basti dire che molti, piuttosto che doversi sedere all’interno, rinunciavano a prendere posto nel locale o alla prenotazione. Questo problema è stato parzialmente compensato poichè sono stati posizionati molti più tavoli all’aperto del normale. a tal proposito Bricchetti ringrazia il Comune per aver messo a disposizione gli spazi e aver concesso questa possibilità. Quindi, complessivamente, la stagione «si è dimostrata decente – conclude Brichetti – nonostante abbia perso i giovanissimi al pub e gli over 60 in pizzeria, che si sono sentiti giustamente più vulnerabili». Il proprietario si è espresso anche in merito alle lamentele nei confronti di alcuni bivacchi di ragazzini che hanno disturbato la quiete pubblica anche attraverso atti di vandalismo. «Non sono a conoscenza di episodi specifici, ma la

mia impressione è che ci sia stato meno disordine degli altri anni. Per di più la supervisione e la presenza delle forze dell’ordine sono state praticamente costanti. Per quel che mi riguarda l’ambiente e la clientela sono sempre stati tranquilli».

Mara Bertelegni, titolare di Officina e Frida (quest’ultimo aperto nel dicembre 2019), certamente due tra i locali più cult dell’estate salicese, racconta come è stato necessario snaturare – a suo malincuore – il modo di vivere dei due locali e di conseguenza anche di divertirsi per adeguarsi alle norme sanitarie: «La musica c’è, ma non si può ballare uno vicino all’altro, è stato tuttavia necessario per continuare a fornire un servizio che mantenesse alti sia i livelli di qualità che di sicurezza, nel limite del possibile abbiamo fatto di tutto per tutelare noi stessi e il cliente, il quale però si è spesso dimostrato poco responsabile: diverse volte ho dovuto discutere con qualcuno perché indossasse la mascherina o mantenesse la distanza minima».

Bertelegni afferma, a tal proposito, che in questo scenario, inaspettatamente, sono stati i giovani, non sa se per paura o ragionevolezza, ad essere più rigorosi nel seguire le normative. In questo senso, vengono smentite anche le lamentele riguardo i problemi creati da alcuni ragazzini. Da parte sua non è stato riscontrato nulla di anomalo. «Rappresento quella categoria di divertimento che avrebbe potuto urtare un po’ gli animi. Non ho vissuto bene il periodo Covid, ho visto molta gente stare male e al momento della riapertura sentivo un grosso peso sulla coscienza. Alla luce di ciò la cosa che più mi spaventa della stagione invernale sarà il rispetto delle norme sanitarie. Da parte nostra noi metteremo il massimo dell’impegno. Spero in un comportamento reciproco anche da parte della clientela».

In merito alla chiusura delle discoteche, Bertelegni dichiara che questo evento non ha portato alcun beneficio ai suoi locali, come invece si sarebbe portati a pensare. è consapevole del fatto che sia il Frida che l’Officina vengano percepiti come un’alternativa alla discoteca, «difatti siamo stati molto fortunati a non essere stati coinvolti anche noi in questo tipo di restrizione, che comunque ha danneggiato l’intera Salice. La mancanza di questo tipo di attrattiva, di un luogo dove trascorrere il fine serata, ha indotto molte persone a non muoversi nemmeno da casa. Penso che la serata tipo di Salice preveda il passaggio in più locali, a cominciare – faccio degli esempi – dall’aperitivo al Mezzo, per poi cenare da Io&Vale o al Fra’ Diavolo, bere qualcosa all’Officina o al Frida o al Boccio, e poi concludere al Naki, al Banana piuttosto che in una delle tante discoteche che adesso sono chiuse. E se un anello qualsiasi si spezza, ne risente la solidità di tutta la catena. La chiave del successo di paesi come Salice è senza dubbio la collaborazione».

di Cecilia Bardoni