SAN CIPRIANO PO – «TRE GIRI ANZICHÈ DUE, MA LO SCUOLABUS È GARANTITO»

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Sembrava che quest’anno non dovesse partire, lasciando in difficoltà una quarantina di famiglie. Invece, con molti sforzi e tanta pazienza da parte dell’amministrazione comunale, il servizio scuolabus di San Cipriano Po è stato finalmente attivato, garantendo ai bambini un viaggio sicuro a prova di decreto. Comune di poco meno di cinquecento abitanti, ha a disposizione un solo pulmino da 42 posti, e dovrà fare tre giri ogni giorno per portare gli studenti nei comuni di Portalbera e Stradella, dove si trovano le scuole più vicine. Una soluzione macchinosa ma funzionale, studiata dal sindaco Marco Paravella e dai suoi collaboratori per venire incontro alle esigenze dei genitori nel pieno rispetto delle normative.

Sindaco, c’era il rischio concreto che il servizio non fosse garantito. «Sì, c’era fino a pochi giorni dall’inizio delle scuole, mentre attendevamo di avere delucidazioni sul modo in cui avremmo dovuto organizzare il trasporto. Fino a quando credevamo di dover utilizzare solo il 50% dei posti, infatti, non c’erano speranze di riuscire a trovare una soluzione: con le precedenti normative sarebbero potuti salire sullo scuolabus solo dieci bambini per volta, un numero che non ci avrebbe consentito di garantire il servizio. Avevamo anche chiesto ai privati, i quali avevano declinato per lo stesso motivo, senza contare le articolate procedure per la sanificazione dei mezzi di trasporto. Avevamo già avvisato le famiglie chiedendo loro di iniziare a pensare a modi alternativi per portare i bambini a scuola»

Invece le regole si sono rivelate meno stringenti del previsto. «Fortunatamente sì. A chi organizza i trasporti sono state date due opzioni: occupare tutti i posti a disposizione ma limitare la permanenza dei bambini a bordo a 15 minuti oppure caricare meno dell’80% della capienza e non avere limiti di tempo. Abbiamo scelto la seconda opzione: vuol dire fare tre giri invece che due, ma almeno se si dovesse bucare una gomma o verificare qualche altro ritardo saremmo comunque in regola»

Quanti bambini usufruiranno del servizio scuolabus? «Ventinove alunni delle elementari, nove dell’asilo e diciotto delle superiori, su per giù gli stessi numeri dell’anno scorso. Sono contento che le famiglie ci abbiano dimostrato la loro fiducia, decidendo di affidarci comunque i loro figli lungo il tragitto fino a scuola. Non solo, sono stati tutti molto comprensivi, e di questo li ringrazio: anche quando sembrava che non avremmo potuto attivare il servizio si sono dimostrati molto collaborativi. Hanno chiesto le motivazioni, ovviamente, ma tutti hanno capito la nostra situazione»

Nessuna paura quindi? «No, o almeno non mi è stata espressa. Anzi, i genitori erano preoccupato che il servizio (che peraltro i comuni sono obbligati a fornire) non potesse essere garantito, e ci hanno chiesto giustamente di fare il massimo per renderlo disponibile. Dal canto nostro, oltre allo sforzo organizzativo, abbiamo previsto tutte le misure di sicurezza possibili: ovviamente i bambini indosseranno le mascherine (avremo cura di predisporne anche alcune di emergenza all’interno del mezzo, perché trattandosi di bambini potrebbero perderle, romperle o dimenticarle) e avranno a disposizione il gel per le mani, e disinfetteremo i sedili tra un viaggio e l’altro. Di notte, poi, procederemo alla sanificazione totale con un apparecchio apposta»

Misurerete anche la febbre? «In teoria non sarebbe necessario, ma in pratica abbiamo deciso di farlo comunque. Non si tratta di sfiducia nei confronti delle famiglie ma semplicemente di un’ulteriore precauzione: magari lasceremo a casa qualche bambino con il raffreddore, ma saremo certi di non mettere a rischio la salute di nessuno. Purtroppo questa situazione ci obbliga ad agire più scrupolosamente di quanto avremmo mai immaginato, e in quanto istituzione non possiamo certo permetterci di peccare di negligenza. Chiediamo quindi alle famiglie di avere pazienza, e di considerare sempre che tutto ciò che faremo, lo faremo per la loro stessa salvaguardia».

di Serena Simula