San Damiano al Colle – Arena Po- Dove atterravano Messerschmitt e bimotori Fiat,oggi crescono meliga, orzo e frumento

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San Damiano al Colle, aprile 1940. La politica del ventennio fascista sta per giungere al suo punto culminante: nel giro di poche settimane il Duce avrebbe dichiarato guerra alla Francia, ma la vita di campagna sta scorrendo come tutti i giorni. Percorrendo le strade interpoderali, Lidia e Dina, due ragazzine di Casalunga, stanno per raggiungere la loro amica Piera per poi dirigersi verso il laboratorio sartoriale di Costa Montefedele, presso la quale, da ormai da diverse settimane, hanno iniziato ad apprendere l’arte della sartoria. Tutto d’un tratto, un forte rumore dal cielo impaurisce le due giovani, le quali voltandosi in direzione Mondonico scorgono un aereo a bassa quota dirigersi proprio verso di loro. Terrorizzate, Lidia e Dina si nascondono dentro alcune sterpaglie e rimangono a terra, nella convinzione che quell’aereo possa scaricare su di loro alcune raffiche di mitragliatrice. Fortunatamente non fu così: il velivolo scollinò dirigendosi verso la zona di Cardazzo. Passata la forte paura, dopo aver raggiunto l’amica Piera, le tre ragazzine proseguono il loro viaggio verso la destinazione prefissata, non sapendo che quell’evento a cui avevano appena assistito, sarebbe diventato una prassi comune negli anni a seguire: si trattava di uno dei primi aerei da guerra in fase di atterraggio presso l’aeroporto campale di Cascina Vaga, la cui pista di atterraggio era situata nel territorio di Arena Po. Nel gergo locale viene spesso erroneamente ricordato come l’Aeroporto del Cardazzo, data la maggior vicinanza con la frazione del comune di Bosnasco. Un’accurata ricostruzione delle vicende militari di Cascina Vaga è stata descritta da Pier Vittorio Chierico nel libro “Allarme! Bombardieri su Pavia” (Prime Editrice, 2014) alla quale vanno aggiunte diverse testimonianze e ricerche storiche svolte sul campo, tra le quali quelle dello stradellino Orindo Meraldi, originario di Arena Po.

Negli anni Trenta Cascina Vaga si presentava come un tipico cascinale medievale, secondo alcune documentazioni già di proprietà dei Beccaria nel XIV secolo. I lavori di costruzione dell’aeroporto iniziarono a metà del 1938, un anno prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale e due anni prima dell’ingresso in guerra. La realizzazione, secondo la ricostruzione di Meraldi, venne programmata molto prima, dato che l’area fu sottoposta a vincolo militare parecchi anni prima e la linea elettrica dell’alta tensione venne deviata in modo anomalo per non attraversare quella che poi sarebbe diventata la pista d’atterraggio. Il governo requisì, oltre a parecchi campi agricoli, diversi immobili di proprietà delle famiglie Ferrari, Massoni e Sarchi, destinandoli alla sede di comando, alla logistica e all’alloggio del personale militare. Il campo ricopriva un’area di circa un chilometro quadrato e fu realizzato livellando il terreno, con annessa costruzione di canali per il drenaggio delle acque piovane. Non vi furono costruite particolari strutture e anche la pista di decollo era costituita da un semplice manto erboso. All’interno della casa colonica vennero successivamente stabiliti gli uffici del comando del 43° Gruppo BT e dei servizi logistici.

Secondo quanto riportato da alcuni libri, il decollo avveniva in direzione nord ovest, verso un naturale strapiombo che permetteva lo slancio degli aeroplani. Il campo di volo divenne operativo agli inizi degli anni ’40, quando arrivarono i primi velivoli provenienti dall’aeroporto di San Damiano Piacentino: tredici bombardieri “cicogna” del 43° Gruppo Terrestri del 13° stormo BT, precedentemente utilizzati durante la guerra spagnola. Questi bombardieri vennero schierati sul lato ovest, dove vi era abbastanza vegetazione per poterli nascondere: fu una trovata abbastanza ingegnosa, in quanto l’aeroporto per diversi mesi riuscì a non essere individuato dai ricognitori francesi e inglesi. La mensa degli ufficiali fu stabilita a Stradella, quella dei sottufficiali, invece, presso il ristorante “La Barca” di Castel San Giovanni. Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra e il 13° Stormo venne assegnato al fronte occidentale, con il compito di attaccare simultaneamente l’aeroporto di La Fayence e l’idroscalo di Hyères.

Alle ore 10 del 13 giugno decollarono simultaneamente, dalle basi situate in Piemonte, quarantasei caccia biplani Fiat CR.42, ai quali fu assegnato il compito di anticipare i bombardieri del 13° Stormo in decollo da Cascina Vaga con la missione di bombardare i citati aeroporti francesi. A causa delle condizioni meteo avverse, dodici caccia caddero al suolo. Poco prima, alle 9:23, dieci bombardieri FIAT BR.20 decollarono da Cascina Vaga, con a bordo quattro bombe da 100 Kg e quattro da 50 kg ciascuno: poco prima altri dieci velivoli erano partiti dall’Aeroporto di San Damiano di Piacenza. La 5^ squadriglia riuscì a bombardare l’aeroporto di Hyères, mentre la 3^ sganciò il suo carico esplosivo sull’idroscalo. Durante il ritorno alla base, i bombardieri furono intercettati dai caccia francesi, i quali riuscirono a causare alcune perdite italiane. Il primo pilota del Fiat BR.20 della 3 ^ squadriglia fu ucciso da una raffica e il secondo pilota, il M.llo Raffaello Bruni, riuscì ad atterrare indenne a Cascina Vaga. Un secondo bombardiere fu colpito gravemente ai motori e cercò di ammarare a largo di Imperia: tre membri dell’equipaggio si inabissarono, mentre altri due furono tratti in salvo da alcuni pescatori. Un terzo bombardiere, sul quale di trovava il Serg. Maggiore Giuseppe Goracci, venne colpito gravemente. Secondo la testimonianza del 1° Aviere armiere Natale Vanuzzo (unico superstite dell’equipaggio dopo essersi paracadutato), Goracci riuscì a compiere diverse disperate manovre tentando di salvare il velivolo e l’equipaggio. Sopravvissuto al lancio dall’aereo in picchiata, venne massacrato a morte da una folla inferocita di francesi appena giunti sul luogo dello schianto: ormai privo di forze, prima di perire riuscì ad urlare «Viva l’Italia!». Grazie al rapporto di Vanuzzo, il M.llo Goracci fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria”. Quella di Goracci non fu l’unica Medaglia d’Oro assegnata in quella missione.

A bordo del FIAT BR.20 inabissatosi a largo Imperia si trovava il Tenente Simone Catalano, al quale venne riconosciuta la medesima decorazione “alla memoria” per le sue eroiche manovre effettuate nel tentativo di portare in salvo il suo equipaggio. Goracci e Catalano furono le prime Medaglie d’Oro assegnate nel corso della Seconda guerra mondiale, alle quali si aggiunse quella d’Argento riconosciuta al M.llo Raffaello Bruni, per aver riportato alla base il suo BR20, nonostante i gravi danni subiti. Dalla missione del 13 giugno, otto uomini non fecero più ritorno a Cascina Vaga. Secondo un’altra testimonianza, contenuta in un diario dell’epoca, i feriti vennero successivamente curati dal Dott. Masnata di Stradella. Dopo undici missioni svoltesi in altrettanti giorni, per un totale di circa duecentodieci ore di volo, il 24 giugno l’Italia firmò l’armistizio con la Francia. Pochi giorni dopo il 43° Gruppo lasciò Cascina Vaga diretto verso il Belgio, dove partecipò alla Battaglia d’Inghilterra in supporto agli alleati nazisti. A seguito di ciò, il campo di volo fu abbandonato per parecchio tempo, utilizzato solo temporaneamente: tra il 27 e il 29 giugno del 1942 ospitò un centinaio di caccia tedeschi i quali, nel giro di poche ore, ripartirono verso destinazione ignota. Secondo la ricostruzione di Pier Vittorio Chierico, tra il settembre 1943 e luglio 1944 Cascina Vaga ospitò reparti tedeschi al comando dell’aeroporto (il Fliegerhorst-Kommandantur E 17\XVIII e il Fliegerhorst-Kommandantur E (v) 217/VII). Dal gennaio 1944 fu inoltre occupato dalla 1^ squadriglia caccia del 77° Gruppo tedesco, prima di essere trasferita a Udine.

Nel 1943 il campo volo venne rinforzato con nuove strutture a ferro di cavallo, costruite con le pietre del fiume Trebbia, destinate ad ospitare finti aerei di legno utilizzati per depistare il nemico, e fu dotato di diversi bunker armati, edificati lungo il perimetro est. Per la fabbricazione delle opere e il trasporto dei materiali di costruzione, venne realizzata un’apposita ferrovia Decauville e vennero impiegati un centinaio di operai della vicina Todt di Arena Po. Il campo di Cascina Vaga tornò totalmente operativo agli inizi del 1944 ospitando il 2° Gruppo CT dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana a partire dall’aprile dello stesso anno. Il 12 maggio l’aeroporto venne bombardato dagli alleati e la ANR subì la perdita di tre FIAT G.55. La prima missione di combattimento del 2° Gruppo avvenne il 25 maggio, giorno in cui sedici Fiat G.55 si alzarono in volo dall’aeroporto pavese e da quello di Bresso, per contrastare una cospicua formazione di bombardieri americani (secondo alcune fonti circa duecentocinquanta), scortati da una quindicina di caccia P-38 nel cielo di Piacenza. A questa prima missione, ne susseguirono diverse altre nel corso dell’estate del ’44. Il 24 giugno si verificò il sabotaggio ai danni del BF.109 del Sottotenente Gino Gamberini, il quale morì avvolto dalle fiamme durante il decollo: questo episodio fu uno dei dodici casi di sabotaggio aereo avvenuti per mano partigiana nel biennio 1944-1945. Dopo il trasferimento degli ultimi otto Fiat G.55 del nucleo comando, avvenuto nell’estate del 1944, il campo volo si avviò verso la totale dismissione.

Venne utilizzato ancora poche volte, dall’aviazione tedesca, in caso di atterraggi di emergenza o di trasferimento: per questo motivo, credendolo ancora operativo, gli alleati lo bombardarono nei mesi di settembre e ottobre. Secondo altre testimonianze verificate, «tra il 14 e il 18 settembre grosse detonazioni si udirono per la distruzione del Campo di Aviazione del Cardazzo, talmente forti da essere udite fino a Stradella, dove le vetrate di alcune abitazioni caddero infrante». «Della pista dell’aeroporto militare non rimane più alcuna traccia» – spiega Meraldi – «ma sono ancora ben riconoscibili i resti di un bunker, poco distante la zona industriale di via Cardazzino, nel comune di Bosnasco». La costruzione è ben visibile, situata nelle prossimità di un campo coltivato e venne fatta esplodere dai tedeschi, poco prima di abbandonarlo e ritirarsi verso il piacentino. Sebbene la stabilità sia stata compromessa dall’esplosione, la struttura è ancora accessibile e visitabile in una minima parte. Secondo altre fonti, l’idea di far esplodere il campo di volo non fu una trovata dell’ultimo minuto, ma fu accuratamente studiata durante l’ampliamento del 1943: «Mio padre aveva lavorato alla costruzione dell’aeroporto, e mi ha sempre raccontato che durante i lavori venivano piazzate cariche e inneschi in modo da non poterlo lasciare in mano nemica in caso occupazione» ricorda Carlo Brandolini, presidente dell’Unirr Stradella Oltrepò. Date le poche documentazioni cartacee rimaste, non possiamo sapere di preciso chi decise la sorte del campo di volo e come avvenne la sua dismissione, ma una sola cosa è certa: dove una volta atterravano e decollavano Messerschmitt e biplani Fiat, oggi crescono meliga, grano e frumento. Certamente vi domanderete: «Cosa ne è stato di quelle tre ragazzine?». Lidia e Dina per alcuni anni hanno confezionato i migliori abiti indossati dalle signore di Milano durante la “Prima della Scala”. Dina è da poco mancata, ma Lidia e la sua amica Piera oggi sono due serene ultranovantenni, con ancora tante storie da raccontare.

di Manuele Riccardi

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