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STAZIONE DI VOGHERA: “QUESTO È SEMPRE STATO IL RIFUGIO DELLA MARMAGLIA”

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“Voghera, stazione di Voghera”.

Gli altoparlanti scandiscono il passare del tempo, si ripetono senza fretta nella canicola estiva che attanaglia la citt? . Lo snodo ferroviario della capitale dell’Oltrepò è uno degli emblemi del centro abitato e ormai da troppi anni è teatro, a detta di molti, di abbandono e degrado.

L’ultimo episodio risale ad una notte di fine luglio, quando una ventina di prostitute hanno dato in escandescenza mettendo in atto vere e proprie scene da saloon. Una rissa coi fiocchi per il controllo del territorio, del resto basta transitare dopo le 22:00 nei pressi di Piazzale Marconi per vedere frotte di passeggiatrici affastellare i marciapiedi. Non sono più i tempi de La povera Rosetta messa in musica da Nanni Svampi, la globalizzazione – oramai da decenni – comanda anche il mestiere più antico del mondo.

Tra bocche di rosa, di deandreana memoria, e sbandati la stazione di Voghera è davvero luogo di frontiera? Chi meglio degli esercenti locali possono raccontarci la realt? di un luogo immerso nel verde in cui i vogheresi, da molto tempo, hanno smesso di passare le loro giornate.

Il primo a rispondere alla nostre domande è stato l’edicolante Enrico Contardi. Il suo gabbiotto si affaccia su via Matteotti dando le spalle all’autoporto. “Problemi? No, assolutamente. I clienti non si lamentano a parte quelli che vivono nei pressi della rotonda delle ‘palle’. Capita che lì sotto si facciano schiamazzi e si sentano urla”.

Delle risse che succedono? “Non me ne accorgo neanche”. Da questa angolatura sembra tutto sotto controllo… “Ho un bidone della carta e le prostitute lo usando come guardaroba. Guardi le dirò la verit? , alcuni padri di famiglia vengono a prendere le figlie se arrivano dopo le 22:30 perché si fidano poco. Ma per un uomo non ci sono problemi”. Qualche scena insolita? “Tra disperati ogni tanto si picchiano e non è inusuale vedere, italiani ed extracomunitari, con la birra in mano alle 7:00”.

Erica Achille titolare di un bar in Piazzale Marconi da circa tre anni, di gente ne vede passare in continuazione, ma tutto scorre tranquillo. “Da quando ho acquistato il bar non ho avuto nessun tipo di problema. Lavoro soprattutto coi pendolari, gente sana che non crea grattacapi.

Qualche episodio spiacevole è successo, ma la Polfer è stata pronta ad intervenire”. La questione principale per Erica è la selezione della clientela, “bisogna dare delle regole. Se vendo i bianchini ad 1,00 € riempio il bar di persone non gradite. Ma questo vale non solo in stazione, ma dappertutto. Trovo peggio Piazza San Bovo rispetto che qui”.

Il caffè rimane aperto fino alle 21 e sembra tamponare l’eventualit? di incognite notturne. “Ci vuole collaborazione anche tra cittadini, se una questione non mi tocca direttamente devo comunque interessarmene per migliorare la situazione”, Erica sostiene che creare una rete tra individui è la modalit? migliore per evitare ogni problema. “Da come mi è stato descritto il luogo tanti anni fa era una zona tutt’altro che tranquilla questa. Ma ora non si percepisce nulla di strano. Sono venuta al locale anche a mezzanotte, ma niente, non vola una mosca”.

Il nostro giro prosegue, un’altra edicola, questa volta è Alessia Pennini a risponderci. “Quando arrivo alla mattina trovo persone che dormono sulle panchine e un po’ ovunque in stazione”. Anche lei non ha mai avuto problemi, “anni fa era peggio. Tempo addietro ho subito anche un furto, ma ora non succede quasi niente”. Dalle sue parole emerge il tema dell’abbandono. “C’è poca gente che gira, i servizi sono scadenti. Per esempio non funzionano le macchinette obliteratrici e manca un ufficio informazioni”. Prima di andare via ci dice “tra l’altro i profughi che si aggirano qui intorno non sono invadenti”.

I treni sbuffano e i mendicanti si susseguono. Uno ci ferma e ci chiede 50 centesimi per andare a Pavia, sono giorni che è qui e la cera del suo viso ha conosciuto giorni migliori. Il contorno del parco ci parla di stranieri e qualche anziano, gli ultimi vogheresi rimasti a godersi quest’area verde. A piedi raggiungiamo un pub birreria nei pressi dell’ex Tribunale. Il titolare Luca Calvi: “Resto aperto fino a tardi, spesso anche dopo le 2:00, ma devo parlare bene della stazione. Le prostitute le vedo e capitano anche risse, ma nulla di trascendentale.

L’unico problema è il Bar Sala Giochi qui affianco che raduna il peggio del peggio”. I controlli sono scarsi? “Ogni tanto la ronda passa, ma non si fermano”. Litigi? “Un paio al mese, ora che è estate poco o nulla, ma non mi sento di dire che qui ci sia degrado”. La massima del proprietario del pub è questa: “Gli ubriachi lì trovi dappertutto, anche a Salice. Quello che manca è la volont? di riqualificare la stazione, se vogliono fare qualcosa io dò la mia disponibilit? “.

In giro giovani non se ne vedono e di famiglie neanche l’ombra. Affianco ad una cabina del telefono, mosca bianca di questi anni, una statua dedicata all’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi. Dall’altra parte sui finti salotti in cemento realizzati nel verde, barboni radunano i loro averi, mentre qualcuno consuma alcolici e fuma sigarette. L’ultima persona con cui parliamo prima di andare via è Roldano Mossalani, decano dei tassisti vogheresi. Baffo e cappellino ci parla seduto sulla sua Mercedes con lo sportello aperto. “La linea del telefono funziona male, di notte c’è buio pesto e l’illuminazione è scarsissima. Non vediamo la faccia del cliente e il cliente non vede la nostra faccia”.

Il tassista è lavoro di vocazione, parola fluente e mani fisse sul volante. “Lavoriamo fino alle 2:00 e dopo le 23:00 vediamo di tutto. Marocchini, gente dell’est Europa e prostitute”, il catalogo di tipologie umane da far impallidire Charles Bukowski. Problemi a livello personale? “No, perché sono uno accorto e sono in grado di difendermi. Quelli che si aggirano la notte in stazione è gente che non sanno nemmeno loro chi sono”.

Ma è sempre stato così? “Sono cinque o sei anni che la situazione è peggiorata anche se questo è sempre stato il rifugio della marmaglia”. Polizia e carabinieri? “Ogni tanto passano. Qualche mese fa hanno rapinato, a bottigliate, due italiani che si erano accampati a qualche metro da dove parcheggiamo le nostre auto. Ho chiamato immediatamente le Forze dell’ordine e sono arrivate subito”. Atti vandalici? “Quelli di continuo, ma sono anche italiani a farne. Da 30 anni faccio questo lavoro e mi domando dove andremo a finire?”.

“Voghera, stazione di Voghera”, il sole sta crollando ed un’altra giornata è alle spalle, la notte sta per inghiottire i nostri passi. La stazione di Voghera non è il set del nuovo Trainspotting, ma un luogo abbandonato, dimenticato anche se il centro nevralgico della citt? dista poche centinaia di metri. Un mondo parallelo con il suo microclima, le facce scavate e le esistenze sospese. Del resto le periferie sono sempre in fondo alle agende della politica e dove i treni sfrecciano a tutta velocit? non esiste eccezione.