Storie di rally e piloti dell’Oltrepò Pavese – Terra in vista. di Mario Perduca

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Confesso che il titolo non è farina del mio sacco, ma introduceva l’articolo di presentazione del Trofeo Terra 1991 nel settimanale motoristico di riferimento. Mi era piaciuto subito, mi sembrava bene augurante, per cui lo riprendo e lo faccio mio. A inizio anno Giorgio (Buscone), con cui fino ad allora avevo disputato un solo rally completo più due altre speciali, mi  propose di essere al suo fianco in questa competizione. Naturalmente la sua indole lo portò non a parlare di  partecipazione, ma a uscire con questa boutade: “Proviamo a vincere il Trofeo Terra?”. Sul suo innato talento terraiolo non avevo dubbi dopo averlo visto in azione alcuni anni prima a Biella. Piuttosto nutrivo qualche perplessità sulla pianificazione del progetto e sulla reale consistenza del supporto economico. è sempre stato bravo nella caccia allo sponsor, ma di lì a garantire la copertura di un intero campionato ne passa. Affitto, gomme, iscrizioni, spese logistiche, ricognizioni e non vuoi mette in preventivo anche solo un  passaggio in carrozzeria? La cifra a disposizione deve essere molto importante. Comincio a tampinarlo e dopo gli iniziali “i soldi ci sono per tutta la stagione”, “siamo in una botte di ferro” (subito pensi ad Attilio Regolo) alla fine mi rivela l’arcano. Il budget in realtà è sufficiente a coprire metà delle gare. Ma c’è un ma. Col nostro principale sponsor ha raggiunto un accordo. Mi preme sottolineare che si trattò di un accordo solamente verbale senza nessun contratto scritto, così, sulla parola, come si usava in altri tempi e che in effetti venne rispettato fino in fondo. Questi i termini: se a metà stagione fossimo stati nelle condizioni di poter vincere il trofeo, per cui primi o secondi in classifica, il munifico avrebbe provveduto a coprire i costi da lì fino all’ultima gara. Andava bene per tutti. Lo sponsor, che per comodità chiamerò Francesco, avrebbe avuto un ulteriore esborso solo in presenza di un ritorno d’immagine per lui importante, noi avevamo garantita la stagione se ne fossimo stati all’altezza. Ma saremmo stati tali? Da parte mia la voglia era tanta  ma ero arrugginito dall’inattività e inoltre non avevo mai disputato un campionato con tutte le sue problematiche. Giorgio invece si era già cimentato in due edizioni del Trofeo Uno con risultati buoni ma non quelli cui ambiva. Forse un po’ di superficialità, di sicuro la pigrizia a martellare nelle ricognizioni gli avevano impedito di raggiungere i traguardi desiderati. Come sarebbe andata stavolta? Intanto partivamo con due grandi vantaggi. La vettura, una Delta 16v gruppo A della Stylcar di Paolo Sottosanti era molto competitiva. Il resto ce l’avrebbe messo di suo il pilota che per confermare la modestia della categoria affermò di sentirsi tra i primi cinque driver italiani sui fondi sterrati e, per caricare la pipa, aggiunse “se un giorno esco da casa nervoso perché ho discusso di prima mattina con mia moglie, poi si rompe un trattore e per completare  l’opera il direttore della banca mi avvisa che l’assegno di un cliente è scoperto, ebbene quel giorno anche un certo Colin deve preoccuparsi”.

Fin qui i pro, ma c’era un enorme contro con un nome ben preciso, Gianni Del Zoppo. Dopo aver corso con tante macchine diverse era diventato pilota ufficiale Peugeot Italia  alla guida della 205 Turbo 16 e pilota della squadra Fiat nel mondiale sulla Uno. Al rally del Portogallo si era piazzato al terzo posto guadagnandosi la priorità FIA. In altre parole un mostro sacro, inavvicinabile. Ora sarebbe salito sulla gialla Delta gr. A 8v della scuderia Husky insieme al navigatore Andrea Nicoli. E ancora, aveva disputato molte gare con la Delta gruppo N. Per tutti il trofeo era già assegnato in partenza, per tutti  tranne che per uno. Anche Luciano Chiaramello e Sergio Zaffiro, i patron della Meteco Core, la nostra scuderia, erano molto scettici sull’esito della stagione per cui ci avevano offerto un aiuto economico in base  ai risultati, fiduciosi che quei pochi o tanti denari sarebbero rimasti nella loro borsa. Stranamente quella edizione, il cui nome esatto era Trofeo Nazionale Terra, non prevedeva una classifica assoluta, ma due, una di gruppo A e una di gruppo N e, ahimé, nessun premio in denaro. Con la testa affollata da tutte queste incertezze, io, e da immotivate sicurezze, lui, ci presentiamo alla prima gara, la Coppa Liburna. Ricognizioni stranamente accurate e meticolose, test della vettura quasi inesistente in quanto riuscimmo a percorrere meno di dieci chilometri. Ma il responso fu “macchina buona, si può migliorare ma mi piace”. Vedendolo così carico mi rinfrancai. Con questo spirito positivo arriviamo alla prima ps la classica Santa Luce. Dopo aver indisposto il  concorrente che ci partiva davanti chiedendogli senza troppi riguardi di spostarsi quando lo avremmo raggiunto in prova, timbriamo, ci avviciniamo allo start, gli ricordo come da copione la prima curva, e poi ai  30” Giorgio dà inizio al botta e risposta: “ma tu lo sai come mi sento in questo momento?”. 20” “no, come ti senti?”, “come quella volta là”. 10” Io rispondo: “ah, e quella volta là come ti sentivi?”, 5” Risposta serafica: “mi c….. sotto”. E via per la nuova avventura. A fine prova chiede subito chi sia il leader. Neanche a dirlo ha vinto Del Zoppo che ci rifila  27”, una vita, ma il nostro è il secondo miglior tempo. Come inizio potrebbe essere destabilizzante e invece serafico se ne esce (naturalmente in stretto dialetto) così “se proprio vuoi saperlo, il campionato lo vinciamo noi”. Classico esempio di ego sconfinato e immotivato del pilota, penso tra di me, quasi da  letteratura e dire che a colazione non avevo visto servire alcolici. Meglio non contraddirlo, non servirebbe a nulla. Sta guidando bene, ci divertiremo molto senza l’assillo del risultato. La seconda speciale conferma le  mie impressioni, altri 14 secondi sul groppone, 41 dopo due prove, se continua così quando arriviamo i nostri (pseudo) rivali saranno già sotto la doccia. Ma intanto siamo secondi assoluti e tali restiamo fino al termine, guadagnandoci l’inserimento nel secondo elenco prioritari internazionali. Non contento dei suoi vaneggiamenti in macchina, sento che a una televisione locale dichiara “oggi ho preso in mano la vettura, nelle prossime gare vedremo di mettere in difficoltà il rivale”. Dentro di me penso: speriamo che dopo una bella dormita rinsavisca, anche se non ne sono molto convinto.

Le strade in pianura della seconda gara, il rally di Adria e del Polesine, potrebbero essere l’ideale per un pur  improbabile salto di qualità, ma arriva la mazzata. La Delta non sarà disponibile per quella gara. Per tamponare ci iscriviamo sempre in gruppo A con una Ford Sierra Cosworth che però ha l’allestimento del gruppo N. Facciamo tutto per bene ma lo spirito non è più lo stesso. In più c’è il fatto che Giorgio ha perso da circa un mese il padre. Il morale è ai minimi storici. La gara comincerà a tarda sera, per cui abbiamo tutta  la giornata libera per rilassarci ed eliminare le negatività. E invece Giorgio si alza molto presto e mi avvisa  “faccio un salto a casa per la messa trigesima di mio papà, pensa tu a tutto”. Avrebbe potuto restare a Voghera in quanto la macchina si rivela un disastro e dopo poche prove si ammutolisce lasciandoci in mezzo alla campagna. Intanto Del Zoppo, pur con qualche problema, se la sta giocando per la vittoria. Comunque vada, il distacco diventerà enorme. Non ci resta che andare a dormire. La mattina facendo colazione sentiamo alcuni ragazzi che parlano del rally e scattiamo quando uno di questi afferma che il numero 1, quello con la macchina gialla, è uscito di strada. Avuta conferma del fatto, facciamo colazione doppia. Come se questa gara non ci fosse stata, si riparte da Livorno. La prossima in calendario è il rally Conca d’oro che si svolge nelle colline di Corleone. Nel 1989 ha vinto un certo Tommy Mäkinen. Le cose si mettono subito bene per noi, Del Zoppo ha lo stesso problema nostro di Adria, per impegni della sua scuderia dovrà correre con una Delta gr. N. Non sarà sportivo ma la cosa non ci dispiace per niente, anzi ci stimola a impegnarci maggiormente. Proviamo fino alla nausea, anch’io comincio a pensare che potrebbe accadere qualcosa di bello ma preferiamo tenere un basso profilo. Un  paio di giorni prima della gara ceniamo con Gianni e Andrea con i quali condividiamo l’albergo. Passiamo in  rassegna i vari pretendenti al successo. Ci sono molti gruppi N guidati da piloti agguerriti come Bertolini,  Fabbri e Marchisio, e ancora, in questa gara la Mazda Italia ha iscritto per la prima volta due vetture per  Dionisio e Munari. E poi quello che Del Zoppo indica come il più accreditato al successo, Antonio Stagno,  pilota siciliano che aveva vinto il trofeo Uno Turbo nel 1989, qui a bordo di una Mitsubishi. Il pensiero che  mi passa per la testa è lo stesso che sta incendiando Giorgio, lo sguardo che ci scambiamo ne è la conferma. “Ma noi siamo i figli di Ficiu?”

A Livorno senza forzare siamo arrivati secondi, pur se a un anno luce, ma  comunque abbiamo messo dietro tutti gli altri, qui abbiamo la macchina a nostro avviso migliore, perché non essere citati tra i possibili vincitori? Questo fatto contribuisce a caricare ancora di più la molla di entrambi, se mai ce ne fosse bisogno, comincio a vedere il tutto sotto un’altra luce, la mesta rassegnazione della notte di Adria è un lontano ricordo. La gara va ancora meglio di quanto sperassimo. Vinciamo una dopo l’altra le cinque prove del primo giro. A metà gara siamo in testa in tutta tranquillità, possiamo amministrare. Giorgio ha guidato come sa, in particolare nella prima speciale, Ponte Aranci, è stato  superlativo, velocissimo e spettacolare. Puro godimento per gli spettatori e anche per il navigatore. Qualcuno ricorderà la famosa scena del film di Alfred Hitchcock “Intrigo Internazionale”, in cui compare in  lontananza un aereo che vola a bassa quota verso il protagonista Cary Grant il quale dapprima non realizza  il pericolo, poi cerca affannosamente di mettersi in salvo. Qualcosa di molto simile avvenne nel trasferimento tra la settima e l’ottava speciale. A causa della mancanza di un’ambulanza a inizio prova ci fu un considerevole ritardo per cui eravamo tutti incolonnati, fuori dalle macchine trasformate in forni, sotto  un sole cocente senza un filo d’ombra, quando qualcuno fece notare la nuvoletta di polvere che avanzava  velocemente aumentando sempre più di dimensione. All’interno della nuvoletta apparve alla fine uno strano tipo che con un po’ di apprensione intuimmo avesse proprio noi nel mirino per cui scendemmo dal muretto su cui eravamo seduti in attesa di capirne le intenzioni. Il tipo si diresse ansimando verso Giorgio,  gli buttò le braccia al collo e col poco fiato che gli restava esclamò “Buscone, ci stai facendo impazzire, si  megghiu ri Manséll”. Neanche da dire che, nonostante avessimo tirato i remi in barca, vincemmo la prova  successiva. E poi gli ultimi chilometri dell’ultima prova in cui cominciò a entrare in macchina una gran polvere, ma non era un problema della Delta, era il pilota che, abbassato il vetro, salutava gli spettatori. E  poi il palco, la corona d’alloro, la mia bottiglia che non volle saperne di aprirsi, la felicità per la prima vittoria. E a ruota il primo elenco internazionali, ma soprattutto una sensazione crescente, il vento sta  cambiando.

di Mario Perduca

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