STRADE DELL’OLTREPÒ: SE LA MAGISTRATURA NON ARRESTA QUALCUNO, NULLA CAMBIERÀ

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Qualche badilata di catrame per riempire il cratere. Mosse esperte con la pala per appiattirlo e poi via, si passa alla prossima emergenza, spesso distante solo poche decine di metri. Dalla città al piccolo paese dell’Oltrepò è corsa, purtroppo senza tempo e contro il tempo per provare ad evitare il peggio sulle strade dove, con la pioggia che ha seguito la neve delle settimane scorse, si sono aperte, altre ed ulteriori buche, anche molto profonde. Crateri che hanno provocato danni a decine di vetture e le solite reiterate proteste di tutti gli automobilisti oltrepadani. Un inverno che sembra ancora in servizio permanente effettivo sta dando un colpo ulteriore alle condizioni già tragicamente compromesse delle strade oltrepadane sia urbane che extraurbane, provinciali e statali. La situazione è sotto gli occhi e… le gomme di tutti. Crateri sempre più ampi e profondi, buche sempre più fitte fanno di moltissimi tratti di strade urbane veri percorsi di guerra a rischio pneumatici, ruote e anche rischio vita per conducenti e trasportati. Se ci fosse qualcuno che inventasse una sorta di Tom Tom delle buche per evitarle, farebbe un gran successo. Condizioni identiche per molte provinciali e statali. è assurdo che in un Paese nel quale i cittadini della mobilità – automobilisti, camionisti, motociclisti – che pagano miliardi e miliardi di euro l’anno fra tasse, imposte e accise, si ritrovino con una situazione delle strade che non si può più neppure definire, come un tempo, balcanizzata, perché sarebbe offensivo per i paesi balcanici che hanno strade sicuramente migliori delle nostre. Per gli automobilisti sottoposti al tiro incessante della tassazione si aggiungono i costi dovuti a strade che diventano veri eldorado per i gommisti come certe statali e superstrade, un esempio esemplificativo ma non esaustivo la tangenziale Voghera – Casteggio con danni rilevanti anche alle parti meccaniche dei mezzi. Ora la situazione è diventata così pervasiva e diffusa che i rischi sono sempre più elevati per la sicurezza e l’incolumità fisica degli automobilisti, motociclisti e ciclisti. Si pensi al rischio costituito da una buca con l’acqua che fa livello per cui non si percepisce le presenza e la profondità. Tutti da mesi ed anni lanciano l’allarme su questo problema fin troppo trascurato, la realtà è che bisognerebbe che – chi di dovere e le forze dell’ordine competenti – promuovessero da subito un’inchiesta sulle modalità delle loro riparazioni e sui rischi corsi o che corrono i conducenti e trasportati nonché sull’incidenza che i dissesti delle strutture stradali  hanno sulle lesioni o addirittura sugli incidenti gravi e mortali. Il dissesto stradale ha conseguenze enormi sulla già affaticata economia oltrepadana, ne avrà poi sugli sperabili flussi turistici della prossima estate, lockdown permettendo e ora rischia di comportare rilevanti costi economici per gli automobilisti e addirittura costi umani soprattutto per i conducenti e trasportati dei veicoli a due ruote. Mentre, e diciamo purtroppo ovviamente, la politica non si fa strada, i cittadini vedono aumentare rischi e costi della strada.

Ci sono manti stradali da pochi mesi rifatti, ad esempio la Rivanazzano – Voghera, che dopo le ultime nevicate sono già disseminati da buche. Ci sono tanti paracarri delimitatori del ciglio stradale divelti, si è tentato e si tenta di dare la colpa agli spartineve, che con la lama li avrebbero abbattuti. Non è così. Sono stati abbattuti dalla neve che gli spartineve toglievano dal manto stradale e non come si vorrebbe far credere dalle lame degli spartineve. E sapete perché è successo questo? Con ragionevole certezza perché sono stati installati male. Non so se il capitolato specificava la modalità di istallazione o se chi li ha installati ha effettuato un lavoro “veloce” e non so se chi doveva controllare ha controllato, ma la realtà è che, se chiunque ed io personalmente ho fatto l’esperimento con una semplice spinta, “tocca” uno di questi paracarri, questi si piegano, con una spinta più forte si abbattono. Ci sono buche in strade dove il “tappetino” di asfalto è stato appena messo. Perché? Le risposte sono molte, tante tecniche, altre meno tecniche, per usare un eufemismo. Sulle tecniche è inutile discutere, tappetini di asfalto messi per placare le contestazioni e per motivi elettorali, manti stradali rifatti sapendo già che dureranno dalla sera alla mattina, manti stradali rifatti, dicendo o cercando di usare, gli ultimi additivi, in mesi che volenti o nolenti non sono idonei per stendere il manto stradale. Una volta quando le strade duravano anni ed anni si stendeva il manto stradale dalla primavera sino a settembre, quando faceva caldo ed aveva il tempo di assestarsi, oggi no, con le alchimie ed i ritrovati tecnici si stende anche nei mesi invernali, ed il risultato è lì da vedere. Si potrebbe andare avanti all’infinito…. opinioni, giustificazioni tutte “teoricamente” corrette, le “carte” degli appalti e dei seguenti collaudi “a posto”. Quindi tutto in regola? Il risultato è lì da vedere… anche dove si è rifatto o recentemente fatto, i lavori durano dalla sera alla mattina. Sarebbe ora che le forze dell’ordine, i magistrati, ed anche i politici locali, dicessero basta ed incominciassero a fare denunce o chiedere spiegazioni. Del resto non è difficile… basterebbe “osservare” e magari indagare più in profondità sulle proprietà, sui conti bancari, sul tenore di vita, di molti che decidono, fanno e dovrebbero controllare. Controllare anche i loro familiari, parenti ed affini… però… e vedere se è giustificato dai loro stipendi e dalle loro eredità… o se invece è giustificato da fortunate vincite al… Superenalotto….  Si sprecano i nomignoli di alcuni politici e di alcuni tecnici: qualcuno è chiamato Mister 5%, qualcuno Signor 10%… etc. etc. etc. ma nessuno di questi viene mai indagato, perché è tutto a posto… tutte le carte sono a posto, peccato che il risultato sia lì da vedere. Ma non lo vedono. Perché? E già… perché? Perché le carte sono a posto, quindi i lavori fatti a regola d’arte e lo stato delle strade è una “visione” di chi le percorre.   

di Antonio La Trippa