Stradella – «Facciamo gelati dal 1938, quando mio nonno ottenne l’autorizzazione dal Podestà»

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Non è facile attribuire la “paternità” del gelato. Alcuni la fanno risalire addirittura alla Bibbia, quando Isacco offrì ad Abramo latte di capra misto a neve, altri, invece, la affidano agli antichi Romani che si distinsero ben presto per le loro “nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi. Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato così come lo intendiamo noi. Ma la storia moderna di questo “sempreverde” alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del ‘700, aprì la prima gelateria in terra americana. Un successo strepitoso che portò ad una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella. Anche il gelato industriale vanta una lunga storia: il primo su stecco arrivò in Italia nel dopoguerra, il mitico Mottarello al fiordilatte, seguirono poi il Cornetto, primo gelato con cialda industriale e negli anni ‘70 con la diffusione del frezeer domestico le famiglie italiane potevano avere comodamente il loro secchiello formato famiglia, il Barattolino. In Oltrepò sono diverse le gelaterie artigianali – storiche o di nuova generazione – che producono un gelato di eccellenza, una di queste è sicuramente la Gelateria Lidia di Stradella. Per tanti, stradellini e non, è il famoso “gelato della Lidia” che ha resistito al tempo, alla crisi, alle mode. Si tratta di una bella storia di famiglia, portata avanti con passione e orgoglio dal lontano 1938. Al timone della gelateria oggi ci sono le figlie della mitica signora Lidia, Loredana e Tiziana Gazzotti.

Loredana, quando è nato questo posto? «Ha iniziato il nostro nonno materno, Luigi Franchioni, nel 1938. Aveva preso la licenza da una certa signora Anna Patelli: le aveva dato 500 lire e così aveva ottenuto l’autorizzazione del Podestà, perché all’epoca serviva quella. Poi nel 1942 è morta mia nonna e quindi mia mamma Lidia, che aveva appena finito l’avviamento (le scuole di quel tempo), è andata a lavorare nel negozio con suo padre. Aveva 14 anni e da quel momento è sempre stata impegnata nell’attività di famiglia».

Il locale è nato come gelateria con bar annesso così come lo conosciamo noi oggi? «No, era latteria e gelateria. Le persone venivano a prendere, con il loro pentolino, un quartino di latte oppure mezzo litro o la bottiglia. Il negozio era sempre in questa via, la via 26 Aprile, ma leggermente più avanti rispetto a questo attuale. In questo dove siamo adesso prima c’era un bar storico della città, l’Unica: quando il bar si è trasferito in un altro punto di Stradella, la Lidia ha preso il suo posto. Si è trattato di un cambio favorevole, perché questo negozio era più grande rispetto al precedente. Io avevo 14 anni… adesso ne ho 66: quindi posso dire che sono 52 anni che siamo in questa posizione!».

Tornando alla signora Lidia, sua mamma, ha imparato il mestiere da giovanissima… «Sì, lei ha sempre fatto questo lavoro. Poi è andata avanti da sola quando suo padre è mancato nel 1973. Io e mia sorella Tiziana le abbiamo sempre dato una mano quando potevamo, perché facevamo altri lavori. Lei ha continuato fino alla sua morte nel 1995. A quel punto noi due abbiamo deciso di dedicarci completamente a questa attività e abbiamo portato avanti noi la tradizione di famiglia».

La Lidia e il suo gelato a Stradella sono sempre state una vera e propria istituzione. «è vero! Qui prima l’attività non aveva un’intestazione particolare. Quando, poi, abbiamo rilevato noi il negozio abbiamo dato al notaio il compito di chiamare l’attività “Gelateria Lidia”. Prima non c’era il nome perché tanto c’era lei e tutti sapevano che era il suo gelato!».

Lidia faceva il suo lavoro con grandissima passione. «è proprio così. Quando magari lei era in laboratorio a preparare il gelato e sentiva che c’era qualche cliente, arrivava subito e se io o mia sorella stavamo preparando un cono gelato ci diceva “Va via ca tse bona no!” (Vai via che non sei brava). Era gelosa del suo gelato e faceva tutto con estrema passione. La gente questo lo percepiva. La nostra fortuna è che ci ha insegnato questo mestiere».

Avete iniziato anche voi da piccole come lei? «No. Da grandi. Poi lei non voleva che facessimo la vita di sacrifici che aveva fatto lei, invece noi siamo sempre state pronte ad aiutarla quando c’era bisogno. Noi avevamo comunque lavori diversi: io lavoravo alla in un supermercato della città, e mia sorella faceva la maestra all’asilo nido».

E poi vi siete ritrovate anche voi qui…«Sì, quando è mancata nostra mamma abbiamo deciso di prendere noi in mano il negozio e continuare la tradizione».

è stata dura continuare senza di lei? «Quando è morta ci è mancata la terra sotto ai piedi. è stata veramente durissima, perché lei era il vero pilastro della nostra famiglia, la figura principale».

Parlando invece del vostro famoso gelato, qual è il segreto?«La semplicità. Il nostro è un gelato semplice e naturale. Le persone hanno sempre apprezzato queste caratteristiche».

Un vostra caratteristica da sempre è che non avete voluto “strafare” con i gusti. Perchè? «Abbiamo sempre preferito concentrarci sui gusti classici. Ne abbiamo parecchi, per carità, ma tutti super classici. Abbiamo provato tempo fa a realizzare qualche varietà particolare, ma se rimane lì qualche giorno vuol dire che è un gusto da non fare, perché non piace. Il gelato devi farlo e devi darlo via, altrimenti è da non proporre più».

Questo vostro modo di fare vi ha sempre premiato. Ci racconti però magari qualche aneddoto sulla vostra genuinità…«Parliamo, per esempio, del gusto stracciatella. Altri ci mettono i pezzi di cioccolato già pronti e già spezzati, mentre noi questi pezzi li facciamo sciogliere. Il risultato è estremamente diverso. Poi abbiamo i macchinari “in piedi”, posti quindi in verticale: adesso le macchine le fanno in orizzontale. Noi abbiamo ancora questa tecnica e ci troviamo bene. Il gelato è diverso. Stesso discorso per la panna montata».

Anche questo è un vostro prodotto famoso, oltre al gelato «La fanno tutti con la macchinetta con il gas, noi invece abbiamo un macchinario diverso per farla, di quelli che si usavano una volta, con il montapanna e la frusta. Quando si mette in bocca il risultato è ben diverso! E poi noi abbiamo un segreto, la facciamo solo “in stagione”: da noi non si trova tutto l’anno».

Avete visto un calo negli anni per quanto riguarda la clientela? «Sicuramente, per tutti».

Ma si riferisce all’anno scorso o più in generale? «Dall’arrivo dell’euro a dire la verità! I tempi, da quel momento, sono cambiati per tutti. Noi non abbiamo prodotti che costano tanto: un caffè con la panna o un gelato lo possono acquistare tutti, però magari una volta il cliente prendeva una bella coppa grande di gelato, mentre poi è passato al classico “scodellino”. E poi, parlando del nostro settore, con il passare degli anni è arrivata anche un bel po’ di concorrenza qui in città, perché hanno aperto varie gelaterie. Poi noi abbiamo deciso di rimanere “vecchio stile” e non abbiamo il banco gelateria a vista e questo, forse, ci penalizza un po’, perché la gente vuol vedere i gusti».

Però avete resistito bene negli anni… «Certo. Abbiamo i nostri clienti affezionati da tantissimo tempo».

Avete mai pensato di fare come gli altri e fare questo bancone a vista? «Assolutamente no! Anche perché la conservazione del gelato è completamente diversa. Quando è capitato di rimanere senza corrente, altri hanno dovuto buttare via il gelato, noi neanche una briciola. Certo, commercialmente rende forse mano, ma noi continuiamo con questa nostra tradizione».

Cosa vi aspettate per questo anno? «Se qualcuno vuol comprare il nostro negozio noi andiamo in pensione! Scherzo! Lo diciamo sempre, ma quando ci è successo che qualcuno fosse realmente interessato alla nostra attività abbiamo declinato l’invito, noi siamo nate qui e questa è casa nostra. è molto dura staccarsi».

C’è un legame particolare… «Sicuramente siamo legate emotivamente. Noi trattiamo i nostri clienti come se fossero amici che vengono a trovarci in casa nostra. Abbiamo anche ricevuto un premio in passato, come negozio storico per la continuità della stessa famiglia. è il nostro mondo, il nostro regno».

di Elisa Ajelli

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