STRADELLA – MONTÙ BECCARIA – PROGETTO “IPAZIA”: STORIE DI DONNE CHE FANNO IMPRESA

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Grinta, determinazione, voglia di fare, grande ambizione. Tutto questo è Michela Lodigiani, stradellina di origine ma residente a Montù Beccaria, consulente finanziario e ideatrice di un importante progetto dedicato alle donne. La carriera lavorativa di Michela inizia nel 2000, nel mezzo della bolla tecnologica, quando comincia a lavorare come dipendente in una prestigiosa banca di Milano. Dopo qualche anno ha avuto la possibilità di fare un salto di qualità passando al private banking, come gestore privato.

Michela, ci racconta cosa è successo dopo? «Nel 2015 sono stata contattata da una primaria banca di consulenza finanziaria e, nonostante avessi una bambina di soli due anni, ho preso il coraggio a due mani e mi sono rimessa in discussione. Ho studiato tanto per poi dare l’esame di stato e potermi iscrivere all’albo dei consulenti finanziari. Mi sono poi ritrovata a dire “l’avessi fatto prima!”».

Come mai? «Ho trovato un mondo nuovo, più adatto a me e al mio spirito imprenditoriale. Anche nel campo della consulenza, mi sono resa conto di non essere una versione tradizionale del consulente: da subito ho avuto la voglia di emergere e di farmi notare, di differenziarmi dagli altri. Così mi sono iscritta ad una Accademy, un corso privato per consulenti finanziari, che mi ha dato un sacco di spunti. Ho appreso nozioni di marketing, di personal branding, di come costruirsi un sito, di comunicazione…».

Le si è aperto, quindi, un altro mondo…«Esattamente. Lì, poi, ho conosciuto il Ceo dell’Accademy, Enrico, che è stato il mio mentore. Grazie al corso e al mio insegnante ho veramente capito dove volevo arrivare. Da lì ho deciso di occuparmi di una nicchia, ovvero le donne imprenditrici e manager, e quindi come strutturare il mio personal branding sviluppato su questo progetto. Da lì è nato un ulteriore progetto, Ipazia, un podcast dedicato alle donne che fanno impresa».

Ha iniziato questo progetto da sola o con l’aiuto di qualcuno? «Ho avuto sempre a fianco il mio mentore Enrico, che mi ha aiutato con il podcast e tutta la parte tecnica della creazione. Ho capito in quel momento che ormai non si può parlare indistintamente a chiunque, ma bisogna specializzarsi. Proprio per capire meglio i problemi che una persona può avere e trovare una soluzione».

Podcast. Ci spiega esattamente cosa si intende con questo termine? «Il podcast è praticamente una chiacchierata con un’imprenditrice ogni volta diversa, della durata di mezz’ora, nella quale si parla di come ha raggiunto una certa posizione, delle proprie caratteristiche e valori. In queste donne sono fortissime la resilienza, il coraggio, la determinazione: le persone che intervisto hanno queste doti, ce l’hanno fatta ad emergere e vogliono essere un modello per le nuove generazioni. Mi diverto sempre a dire che queste donne imprenditrici sono donne normali che hanno raggiunto il proprio obbiettivo. Se ci sono riuscite, vuol dire che si può fare impresa al femminile! Nelle varie interviste, poi, si trattano anche altri argomenti a me molto cari, come l’indipendenza economica, soprattutto per una donna: mi rendo sempre più conto che, anche se sono arrivate a certe posizioni, non sempre le donne hanno in mano la piena gestione del loro denaro. Sicuramente hanno ottimi redditi, ma spesso delegano ad altri. Probabilmente ci si fa spaventare dai paroloni a cui la finanza ci ha abituati, ma banalmente non ci si accorge di quanto proprio la finanza sia già in casa nostra. Quando si parla in famiglia, per esempio, degli studi universitari dei figli o dell’acquisto di una casa al mare o di un progetto pensionistico si sta già parlando di finanza, perché si sta pianificando un obbiettivo nel tempo. Purtroppo, ribadisco, si è spaventati dalla non conoscenza, da troppe parole e da brutte vicende successe in passato: ci sono risparmiatori che hanno perso tanti soldi e proprio per questo io mi batto per far sì che i miei clienti siano consapevoli delle proprie scelte, per evitare errori del passato. Io sono alla ricerca della fiducia del mio cliente, ma non nel senso di ‘fai quello che vuoi’, bensì nel capire insieme cosa fare e procedere nel percorso insieme, consapevolmente».

Torniamo al progetto per le donne imprenditrici. Perché ha scelto il nome Ipazia? «Perché è stata una grande donna della storia greca, una filosofa, matematica e astronoma e ancora oggi è un grande simbolo di perseveranza e determinazione. Mi sembrava calzante con il mio progetto».

Come si è sviluppato il progetto, dopo che ne ha parlato con il suo mentore? «Ho cercato di capire come andare ad individuare le persone da intervistare e ho trovato in Linkedin una piattaforma eccezionale, che dà un sacco di opportunità. Lì ho trovato tutti i profili: non conoscevo nessuna delle persone… ho individuato i profili che più mi sembravano giusti per il progetto e ho cercato di studiarli. Può sembrare strano, ma già da lì è scattata una sorta di empatia, pur non conoscendoci…o meglio, magari capisci i loro valori e ti rivedi in quelli e allora li contatti».

Come è stata l’adesione? «Ottima! Mi ricordo ancora che avevo inviato, la prima volta, una trentina di messaggi e avevo avuto un feedback decisamente positivo. Ora mi capita di essere a mia volta contattata da imprenditrici che mi chiedono di essere intervistate».

A distanza di un anno dalla partenza di Ipazia, che bilancio può tracciare? «Posso dire che c’è una grandissima soddisfazione. Ipazia, oggi, è sì un racconto di grandi storie, di imprenditoria di grande valore, ma anche un network bellissimo di donne con competenze molto diverse tra loro e background differenti, che però hanno voglia di fare rete e di confrontarsi con le altre alla pari. Sta diventando, inoltre, un modo per scambiarsi belle energie: i relativi business, conoscendosi, possono infatti trovare sinergie e creare nuove interazioni tra di loro. In questo momento ancora di più, poter sviluppare business tra donne di questo genere è per me una soddisfazione impagabile. A settembre siamo riuscite a incontrarci, poi, in presenza».

Dove vi siete trovate? «In un ristorante immerso nelle colline dell’Oltrepò. Eravamo una decina ed è stato bellissimo. Finalmente siamo riuscite a conoscerci dal vivo, compatibilmente con le misure anticovid… prima ci eravamo “conosciute” solo attraverso uno schermo! Ho avuto così l’occasione anche di far conoscere il mio territorio a queste donne che arrivano da zone diverse. Hanno tutte apprezzato l’Oltrepò, il buon cibo e l’ottimo vino. Si è anche parlato di come questo territorio sia meno conosciuto rispetto ad altre zone e che si debba sviluppare».

di Elisa Ajelli

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