STRADELLA «PRE-SCUOLA NEI LOCALI DELL’ORATORIO, SIGLATO L’ACCORDO CON LA PARROCCHIA»

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La scuola è finalmente ripresa e per ora tutte le autorità confermano che è prioritario non interrempere le lezioni e con esse anche i servizi dedicati agli studenti per il pre e dopo scuola. Abbiamo chiesto delucidazioni a Dino Di Michele, vicesindaco di Stradella con deleghe alle Politiche Sociali e Welfare e all’Istruzione.

Di Michele come è stato l’avvio della scuola? «Direi tutto sommato positivo, anche se decisamente molto impegnativo. Seppur con qualche difficoltà, come è normale che sia, direi che con il buonsenso, la partecipazione e la collaborazione di tutti, scuola, genitori, comune, si può far bene. La preoccupazione, soprattutto dei genitori, prima dell’inizio era tanta: forse dovevamo migliorare la comunicazione e ci scusiamo per questo, però l’impegno è stato massimo per garantire il benessere dei bambini e per far trovare una scuola pronta, pulita, efficace».

Per il servizio del pre e dopo scuola alle elementari, come si farà quest’anno? «Non si può più offrire questo servizio come veniva fatto fino all’anno scorso. Nell’atrio della scuola, gli scorsi anni, infatti, c’erano sempre moltissimi bambini che venivano portati dai genitori prima dell’orario di inizio delle lezioni: arrivavano ad essere anche 90 bambini, di età differenti. Anche questo adesso non è più fattibile. Abbiamo avuto confronti anche con le autorità sanitarie e con i responsabili della sicurezza e nel caso ipotetico di un bambino affetto da covid, si creerebbe davvero una situazione incasinata. Abbiamo naturalmente cercato di ovviare anche a questo problema, facendo un accordo con la Parrocchia e con i suoi volontari: quindi per chi ha necessità, non ci sarà più il prescuola nell’edificio scolastico, bensì nei locali dell’oratorio. L’impegno mio e dell’amministrazione è sempre massimo per cercare di andare incontro alle famiglie, anche e soprattutto in questo difficile momento storico. Purtroppo non sempre è possibile dare risposte positive a tutte le richieste che ci vengono fatte, ma cerchiamo di fare del nostro meglio».

Da pochi giorni è attivo un protocollo con l’istituto Gavina: ci spiega meglio questo importante accordo? «è un protocollo che c’è già da diversi anni. Diciamo che è stato integrato. Era scaduto nel periodo del lockdown e non è stato riattivato fino alla fine dell’anno scolastico perché tutto è stato fermo: a fine agosto abbiamo ripreso in mano il discorso. Abbiamo fatto diversi incontri con la dottoressa Fecchio, la quale è stata molto disponibile e ci ha spiegato quali erano le nuove attività che il Gavina poteva attuare, che erano ovviamente legate agli spazi e al contingentamento. Abbiamo quindi ritenuto di fare un accordo per il nido, che vede la disponibilità del Gavina a dare alcuni posti al Comune: una sorta di priorità sulle liste d’attesa a casi che vengono segnalati dal Comune e che, naturalmente, non vengono segnalati a caso».

In base a quali criteri vengono segnalati i casi? «Per fasce di reddito o necessità particolari legate all’isee, al numero di componenti famigliari, al reddito e al contesto generale che in alcuni casi può essere di tutela minorile o altre situazioni simili. Per cui il Comune, con questo protocollo, consente alle famiglie che utilizzano l’asilo nido Gavina di accedere alle misure regionali dei nidi gratis…».

Che altre convenzioni avete fatto con il Gavina? «C’è una convenzione per il doposcuola, per i bambini che vengono segnalati dai servizi sociali: sono circa otto bambini. Se poi succede che si presenta una necessità maggiore, come è già successo a volte negli anni scorsi, il comune fa delle segnalazioni, sempre in base alle risorse disponibili che il comune stesso può avere».

Con le iscrizioni ci sono stati problemi, visto le norme anticovid? «In effetti è nato un problema e per questo ho fatto diversi incontri con le famiglie e con i rappresentanti dei genitori. Perché se prima l’istituto poteva ospitare centinaia di bambini, adesso  questo non è più possibile, proprio per le norme anticovid. Allora ho disposto che venissero resi disponibili anche i locali dell’ex centro di aggregazione giovanile, in via Montebello (a 100 metri di distanza dal Gavina), in caso di necessità e di un numero elevato di iscrizioni per pre-scuola e dopo-scuola. Il Comune, in questo caso, si farebbe carico dell’immobile e delle utenze, mentre il Gavina dovrebbe pensare al personale e a tutta la sanificazione da fare».

Cosa avete fatto nel periodo covid per la vostra cittadinanza? «L’elenco è davvero molto lungo. Posso dire che abbiamo raccolto fondi su un conto corrente dedicato e abbiamo ricevuto risorse dallo stato dedicate per poter dare un aiuto, soprattutto per quanto riguarda i generi alimentari, per le famiglie più in difficoltà e le categorie più fragili: si trattava di ticket spendibili in alcuni negozi della città e in alcuni supermercati di piccole dimensioni. Principalmente abbiamo puntato sulle attività commerciali della città, in modo tale che, in questo momento delicato, le risorse rimanessero sul territorio. Devo poi ringraziare le associazioni della città che ci hanno aiutato in modo considerevole: la Croce Rossa, la Caritas, Pane Quotidiano hanno dimostrato una forza di volontà incredibile. L’attenzione è stata massima, sempre con l’obiettivo finale che era quello di andare incontro alle famiglie e non lasciare nessuno indietro. In più abbiamo recuperato risorse residui di bilanci precedenti per il fondo affitti, per coloro i quali non hanno potuto pagare la quota nel periodo del lockdown. Posso dire che ancora oggi questa misura è aperta: le domande possono essere fatte presso gli uffici comunali o sul nostro sito internet, nell’area “Covid”. Ci sono ancora risorse disponibili e il Comune eroga fino a 1.500 euro»

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                                            di Elisa Ajelli