TERME DI SALICE: «IL PREZZO È STRACCIATO, PERÒ SI COMPRA UN RUDERE»

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Lo scorso 24 novembre si è svolta la quarta asta per l’assegnazione delle Terme di Salice, con tutti gli annessi e connessi. Gli asset principali: Stabilimento termale, Caffè Bagni, Grand Hotel Terme, Parco, Chiesa di Santa Maria Nascente, dancing La Buca, discoteche Naki Beach e Club House, piscina Lido e Bar Il Boccio. Il prezzo base dell’asta era di 2.098.828,13 di euro con prezzo minimo dell’offerta di 1.574.121,09 di euro. Anche in questa occasione non è stato possibile trovare un compratore; ma c’è stata una novità rispetto alle occasioni precedenti: ossia un’offerta, presentata dall’imprenditore salicese Roberto Santinoli, giudicata tuttavia non idonea per ragioni tecniche. Lo stesso Santinoli si era già aggiudicato, in un’asta di poco precedente in termini temporali, la struttura del Nuovo Hotel Terme. È dunque evidente che stia facendo sul serio; del resto non potevamo avere alcun dubbio in merito. La partita, quindi, è tutt’altro che finita. Anzi, è proprio adesso che il gioco inizia a farsi interessante. L’avvocato Giovanni Valmori, legale del Santinoli, è stato incaricato di seguire tutta la vicenda. Lo abbiamo sentito per approfondire i dettagli dell’operazione.

Avvocato Valmori, perché secondo lei – a parte il suo assistito Roberto Santinoli – nessun altro ha dimostrato interesse nell’acquisizione delle Terme di Salice? «È una questione di coraggio. Il prezzo, sì, è stracciato. Però si compra un rudere. La parte minima dell’investimento è proprio il prezzo di acquisto. Poi bisogna rifare tutto, rimettere tutto a norma. Parlo naturalmente dello stabilimento termale ma anche degli immobili, come il Nuovo Hotel, oggetto della prima asta che Santinoli si è già accaparrato e dove bisogna mettere mano fortemente. A partire dagli impianti elettrici, dagli impianti termici, da tutta la messa in sicurezza. Quindi la definirei proprio così: una questione di coraggio, perché il lavoro da fare è tanto e costoso.»

Da dove nasce questo coraggio nel suo assistito? «In una situazione così disastrosa come quella attuale, sia dal punto di vista della pandemia che ci coinvolge, sia dal punto di vista dell’economia che è completamente a terra, sia per l’impegno che dovrà essere assunto a livello di capitali, Santinoli ha deciso di rischiare la propria pelle con questo affare, con lo scopo di rivitalizzare questa zona. Lui è nato e cresciuto qui. Il papà e il nonno erano già gestori di impianti sportivi, di attività ludiche, dall’Ariston di Voghera, alla Buca, al Tennis, alla piscina. Dopo di lui, e insieme a lui, c’è suo figlio che porta avanti l’attività di famiglia. Vedendo morire Salice ha deciso di operare un “atto d’amore”, se così possiamo chiamarlo, per vedere rinascere un’attività intorno alla quale tutta Salice viveva. Pensiamo che c’erano dodici alberghi, pizzerie, locali, che lavoravano tutti grazie alle Terme.»

Però il coraggio non basta: il bando pone alcuni limiti, vero? «Certamente le condizioni del bando hanno imposto dei limiti. Quei limiti che adesso Santinoli, se vorrà partecipare nuovamente alla nuova asta delle Terme, dovrà superare. Il bando dice che sono ammessi all’incanto solo coloro che abbiano già esercitato attività nell’ambito termale o del benessere per 36 mesi consecutivi. In Italia a possedere attività termali sono un centinaio di persone, non di più. Mettere quella clausola così stringente nel bando ha limitato fortemente la partecipazione.»

Lei fa riferimento all’articolo 4.1 del bando stesso, che cito testualmente: “Le domande di partecipazione possono essere presentate da persone fisiche, raggruppamenti o associazioni temporanee, consorzi, società legalmente costituite, operanti nel settore delle cure termali, delle attività legate alla cura della persona e al benessere fisico e del fitness”. Insomma, la gara non era aperta a tutti. Come è potuta passare inosservata una tale clausola restrittiva? Non si potevano fase scelte diverse, far sì che questa clausola fosse in qualche modo “estromessa”? «Devo dare atto che l’unico che si è occupato di questo punto in tempi non sospetti è stato proprio il vostro giornale, che già ai tempi della prima asta aveva sollevato questo problema. Del resto anche io, come legale di Santinoli, ho posto la questione all’attenzione del curatore fallimentare, il quale ha girato il mio quesito ai funzionari della Provincia di Pavia interessati (la Provincia è titolare delle concessioni dei pozzi e dunque parte interessata, ndr), per capire se questa clausola limitativa sarà riproposta nel nuovo bando d’asta che sarà fissato a febbraio o marzo.»

È evidentemente che se la clausola rimane sia possibile arginarla e anche piuttosto facilmente. Santinoli ha espresso la volontà di partecipare alla prossima asta: lo farà trovando un partner che possa soddisfare la clausola del bando? «La sua domanda viene in un momento particolare. Come le accennavo poco fa, 15 giorni fa ho posto un quesito al curatore e il curatore mi ha risposto dicendo che lo ha girato alla Provincia, quindi siamo in attesa di una risposta. Il quesito nasce proprio dall’esigenza di capire questo: se io non sono un imprenditore termale ma ho una spa o comunque un’impresa che opera nel campo del benessere, della cura della persona, potrò partecipare alla nuova asta? Siamo in attesa di una risposta. Bisogna essere certi. Comunque io penso che supereremo questo scoglio. A meno che non si desideri limitare la possibilità di concorrere, e allora certamente l’asta rimarrà ferma per chissà ancora quanto tempo. In ogni caso, dopo l’ultima asta a fine novembre non siamo stati con le mani in mano, abbiamo già interpellato qualcuno. Ci stiamo muovendo e stiamo cercando di creare una società che abbia tutti i requisiti previsti ed è poi per questo che abbiamo posto il quesito; e, in base alla risposta che ci sarà data, poter essere in regola con la partecipazione alla prossima asta.»

Del resto voi sapevate che la partecipazione all’ultima asta non sarebbe potuta andare in porto. Però si è deciso di partecipare lo stesso, credo per dare un segnale. Anche per mettersi in mostra agli occhi di eventuali altri interessati… «Noi conoscevamo perfettamente le condizioni del bando, si è voluto comunque “lanciare il sasso nello stagno”. Le dico di più: prima di presentare la domanda di partecipazione all’asta avevamo mandato una PEC al curatore annunciando che avremmo partecipato nonostante la clausola perché ritenevamo assurda tale limitazione e volevamo manifestare comunque un segnale di interesse.»

Il fatto che per diversi anni alcune attività imprenditoriali situate all’interno del Parco, parco che è rimasto di proprietà delle Terme, paghino l’affitto al Comune è cosa giusta o è un elemento che potrebbe “distogliere” l’attenzione di qualche imprenditore interessato all’acquisto del complesso termale? «C’è tutta una complicazione in questo ambito. Nei vari cambiamenti che si sono susseguiti, nei vari passaggi di proprietà delle Terme da una società all’altra, ci sono stati degli accordi col Comune di Godiasco regolati da una serie di atti contrattuali. Comunque, se l’operazione dovesse concludersi in un certo modo, tutto può essere rivisto e riaggiornato. Questo è fattibile, è possibile, e aggiungo: è auspicabile.»

Restando sempre sul tema Parco: l’accordo stilato tra Terme e Comune prevede e garantisce a quest’ultimo l’uso e l’apertura al pubblico. Secondo lei anche questo elemento può essere un motivo ostativo per chi fosse interessato all’acquisto delle Terme? «Il parco è il polmone di Salice e dell’Oltrepò, personalmente ritengo debba essere garantito l’accesso al pubblico e anche la sua tenuta, la pulizia, la cura. Questo deve essere sicuramente fatto e lo sarà.»

Qual è il clima per i prossimi passaggi? Si sente ottimista? «Meglio come sempre mantenersi cauti. Essere troppo ottimisti o pessimisti non va bene, bisogna essere realisti. Io penso che la volontà di Santinoli sia quella di proseguire, anche perché le sue idee sono molto chiare ed è l’unico che può attuarle, qui, della zona. Negli anni precedenti sono arrivati a gestire le Terme anche personaggi di “fuori”, che non sapevano nemmeno dove fosse Salice Terme. Sono finiti male. Santinoli è l’unico della zona che potrebbe rilanciare le Terme. Non dico portarle allo splendore di quando a Salice si vedevano arrivare Walter Chiari, De Sica o Alberto Sordi. Con il Grand Hotel aperto e tutti i suoi arredi, che sembrava di essere a Montecarlo. A quei livelli forse non si tornerà più, però l’idea di vedere le Terme riaperte, gli hotel funzionanti, gli esercizi commerciali floridi, io credo sia verosimile, con un imprenditore locale che abbia esperienza, voglia, coraggio e idee.»

Non pensa che la politica sia stata assente? «Devo dare atto al sindaco di Godiasco Salice Terme, Fabio Riva, di essere l’unico ad essersi interessato di queste cose. Sono in contatto con lui costantemente, ci sentiamo, ci informiamo. Ho chiesto anche un appuntamento al presidente della Comunità Montana per comunicargli questa situazione, ad oggi sono ancora in attesa. Le Terme sono una risorsa per tutta la zona, per la provincia, oserei dire per la Lombardia. Il beneficio di un’attività che riprende non si limita a Salice. Può interessare da Voghera al Penice, da Pavia a Menconico. Forse finora non c’è stato molto interesse, ma spero che andando avanti le cose possano cambiare, e sono convinto che lo faranno.»

di Pier Luigi Feltri

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