TROPPI ALIMENTARI SENZA INDICAZIONE DI PROVENIENZA

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Nonostante i passi in avanti compiuti negli ultimi anni a livello comunitario e nazionale, fino ad oggi circa 1/5 della spesa degli italiani resta anonima. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella e prosciutti. Un provvedimento per sostenere il vero Made in Italy e smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana, con la scadenza il 31 gennaio della proroga di due mesi concessa dal Ministero dello Sviluppo economico per la piena applicazione del Decreto interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate”. La norma consente di estendere il paniere dei prodotti alimentari che sugli scaffali devono indicare in etichetta l’origine della materia prima impiegata, che tuttavia – denuncia la Coldiretti – resta sconosciuta in molti casi, dai succhi di frutta alle marmellate, dai legumi in scatola alla frutta secca sguisciata, dal pane ai biscotti, senza dimenticare l’esigenza di arrivare anche nei ristoranti ad indicare la provenienza della carne e del pesce serviti a tavola. Un bisogno di trasparenza che è cresciuto nel tempo della pandemia che ha modificato i consumi alimentari degli italiani, spingendo verso i prodotti locali e certificati il 70% delle persone, secondo l’indagine realizzata dall’EngageMinds Hub, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica.

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