VARZI “CON IL SETTORE GIOVANILE AVEVAMO UN RICAMBIO DI GIOCATORI A PREZZO ZERO”

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Intervista a Carlo Poggi, classe ’38 giocatore, dirigente e presidente del Varzi calcio. Una passione lunga un’ esistenza per lo sport e per il calcio in particolare. Siamo tutti allenatori della Nazionale, ma il calcio dilettantistico, fucina dei futuri campioni è radice di tutto il movimento che dai campi di provincia va fino ai templi del bel gioco di serie A; questa radice è nutrita della passione di veri uomini di sport, Carlo Poggi è uno di questi. Lui si definisce “malato di calcio”, ancora oggi va al Marassi o allo Stadium di Torino con regolarit? . Non possiamo dargli del lei per familiarit? , e lo chiameremo Carlo come tutti i giocatori del Varzi da cinquanta anni a questa parte.

Andiamo per ordine, come ti sei appassionato al calcio?

“È stato grazie a mio zio, Vittorio Poggi, mi ha portato a vedere le partita della Vogherese contro la Pro Patria che ai tempi militavano in serie B, erano i primi anni ’50. Fu un colpo di fulmine, da allora non ho mai smesso di seguirlo”.

Com’è nato il Varzi calcio?

“È nato grazie a un pugno di pionieri: mio zio Vittorio, Fausto Calvi, Gigi Comolli, Puccio Giacobone. Allora misero in piedi una squadra di prima divisione, giocavano i nati dal ’20 al ’30 e dei migliori giocatori ricordo Giovanni Ravelli, Giorgio Pochintesta e Giovanni Lazzati”.

Per quanto tempo hai giocato?

“Ho iniziato tardi, avevo diciannove anni, e mi sono ritirato a trentasette. Quando ho iniziato dalle nostre parti il calcio non era organizzato e nascevano e morivano formazioni continuamente. Pensa che il primo campo ci fu dato in concessione gratuita da Oreste Maretti con la clausola che se avessimo saltato un campionato se lo sarebbe ripreso. Così fu e ci costruì il cantiere per la lavorazione della ghiaia e dell’asfalto. Per questo motivo il primo campionato lo disputai nel Rivanazzano. Di Varzi eravamo io, mio fratello Giuseppe, Giovanni Tambussi, Luciano Fraschini Andrea Malaspina. L’anno dopo grazie a Giovanni Ravelli, primo presidente della mia era, medico di base a Varzi, e a Don Luigi Serra riottenemmo un campo e organizzammo una squadra”.

Dopo come sei passato dirigente?

“É stato naturale, ho collaborato con bravissimi presidenti, Carlo Chiappano, Paolo Stafforini, Romualdo Orsi. Con quest’ultimo ho avuto una stretta collaborazione in quanto ci affidò la gestione tecnica con ampi gradi di fiducia e responsabilit? . Con lui siamo arrivati in Eccellenza nella stagione 92-93. Io ho fatto il presidente dal ’92 al 2006”.

Quando eri dirigente hai visto la nascita dei settori giovanili…

“Si, iniziammo con gli allievi e poi col tempo riuscimmo a mettere insieme giovanissimi ed esordienti. I settori giovanili ci hanno dato grandi soddisfazioni, tutti gli anni una delle formazioni vinceva o arrivava in alta classifica nel suo girone. Ma i risultati non sono stati la cosa più importante”.

Non si va in campo per vincere?

“Certo ci mancherebbe ma dai settori giovanili col tempo siamo riusciti a formare i tre quarti della prima squadra che ottenne il più brillante risultato del Varzi calcio di tutti i tempi, la promozione in Eccellenza. Era una formazione dove le classi’ 66 ’67 ’68 ’69 giocavano insieme fin dai tempi dei giovanissimi. Anche uno dei più bei ricordi che ho del calcio è legato a una formazione di Juniores”.

Racconta…

“Un anno non abbiamo fatto in tempo ad iscrivere la squadra nel campionato provinciale così in estremis ci hanno ospitato in quello piacentino. Ci diedero un campo a San Nicolò e noi ogni volta che giocavamo in casa ci facevamo una sessantina di chilometri. Partivamo presto, accompagnati da volontari e genitori perchè dovevamo preparare il campo prima dell’incontro. Era una sfacchinata per tutti eppure quei ragazzi vinsero il campionato. Ancora oggi quando ci penso provo soddisfazione e orgoglio”.

È difficile tenere in piedi dal punto di vista dei costi una societ? di calcio?

“Oggi sicuramente si. Quando sono stato dirigente lo era meno, c’era più ricchezza e molte più piccole imprese di oggi. Il Varzi poi ha avuto diversi imprenditori e professionisti che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno concreto, Stefano Villetti, Gil Galati lo stesso Aldo Orsi per citarne alcuni. Il gruppo dirigente di allora era composto di amici, organizzavamo feste, il torneo estivo in notturna, molti dei sostenitori finanziari erano nostri amici da sempre. Alla squadra, fra volontari e sostenitori non sono mai mancate le risorse. Con il settore giovanile avevamo un ricambio di giocatori a prezzo zero e fino a che si è potuto gestirne il cartellino si riusciva con la cessione a guadagnare qualche soldo. Pensa che con la vendita di Carlo Barbieri riuscimmo a guadagnare circa cinquanta milioni di lire, un record assoluto per una piccola societ? come la nostra”.

Calcio e politica?

“Non c’è mai stato chiesto nulla anche se devo ricordare Giuseppe Tevini che quando fu sindaco di Varzi non ci ha mai fatto mancare il suo sostegno. A volte ci stupiva riuscendo a risolverci problemi senza che glielo avessimo chiesto. Con lui ottenemmo la gestione di tutti gli impianti sportivi adiacenti al Carlo Chiappano, la piscina e i campi da tennis; noi grazie alle gestione basata su tanti volontari riuscimmo a racimolare qualche soldo per la squadra”.

A proposito di Carlo Chiappano tu lo hai conosciuto bene…

“Eravamo praticamente coetanei avevo un rapporto fraterno con lui. Lo seguii nelle sue prime corse. Ricordo quando ancora giovanissimo vinse a Nervi la sua prima corsa importante. Poi divenne un ciclista professionista di valore, corse al Giro d’Italia e al Tour de France. Fu gregario di un campione come Gimondi, ma la seconda parte della sua carriera, quella come direttore sportivo fu ancora più importante. Nel mondo del ciclismo era molto stimato per le sue doti di talent scout e per la sua capacit? di muoversi in quel mondo. Scoprì Baronchelli e Giuseppe Saronni e le squadre più importanti se lo contendevano quando per un tragico incidente ci lasciò a soli 41 anni”.

Hai conosciuto anche Giorgio Favari promessa del pugilato?

“Si certo, ma per questioni anagrafiche non ci frequentavamo. Ricordo che ero un bambino quando andavo a Voghera ad assistere ai suoi incontri. Partiva un pulmann da Varzi di sostenitori. Era un grande incassatore ma la cosa che più ricordo era il calore dei vogheresi. Praticamente lo avevano adottato e lo sostenevano con grandissimo entusiasmo. Si diceva che lo avesse chiamato l’Ignis di Varese, una grande scuderia di pugili ma che avesse declinato l’offerta per rimanere vicino alla sua famiglia”.

Torniamo al calcio, hai visto da Rocco e Sacchi fino a Murinho quanto conta un allenatore?

“Ad essere sincero penso che esista il modulo e da lì numerose combinazioni in base ai giocatori che disponi. Puoi chiamarli con nomi diversi: un tempo esistevano le ali ora si chiamano esterni ma la sostanza rimane che venti giocatori si giocano la palla come possono. L’allenatore è importante nello spogliatoio, deve saper motivare ed amalgamare i giocatori ma anche un grande come Trappattoni messo a Cagliari non ha potuto fare molto, anzi fu esonerato. Comunque ritengo che il migliore ora sia Carlo Ancelotti, un vero uomo di sport, ovunque vada viene tenuto in grande considerazione”.

In che ruolo hai giocato?

“Ero un regista, ho sempre avuto il pallino per l’organizzazione”.

Qual è stato il più grande giocatore di tutti i tempi?

“Per me è stato Valentino Mazzola, era il giocatore più completo dal punto di vista fisico e tecnico oltre ad avere un grande carisma ed intelligenza tattica”.

Cosa pensi del fenomeno hooligans?

“È una vita che giro per gli stadi ma davvero poche volte ho assistito a risse. Certe cose te le vai a cercare e con lo sport non hanno nulla da spartire”.

Un aneddoto?

“Ricordo la finale di Champions del 72/73 a Belgrado. Grazie a Stefano Villetti che aveva organizzato la trasferta, io ed altri amici di Varzi assistemmo alla partita di fianco all’avvocato Agnelli, purtroppo vinse l’Ajax e vedemmo Cruijff alzare la coppa”.

Il Varzi da quest’anno ha un nuovo presidente…..

“Colgo l’occasione per fare i miei migliori auguri alla nuova dirigenza della squadra. Devono essere orgogliosi di gestire un piccolo club con una lunga storia”.

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